Redazione

di Luca Covino

Ogni edizione dei Giochi olimpici estivi ha avuto la sua mascotte. Animali, piante e curiose creature antropomorfe hanno rappresentato il volto giocoso – e commerciale – delle Olimpiadi. Ripercorriamo insieme la storia delle mascotte olimpiche.

Creatività e marketing, tutte le mascotte dei Giochi olimpici

Monaco 1972: Waldi il bassotto
Per la prima volta nella storia compare una mascotte alle Olimpiadi, Waldi, un bassotto. La figura fu progettata dal designer tedesco Otl Aicher, già famoso per diversi lavori, tra cui la creazione del logo della compagnia aerea Lufthansam, disegnato nel 1969. Waldi fu presentato ufficialmente nel dicembre del 1969, in occasione della festa del Comitato organizzatore tedesco che si occupava della candidatura olimpica delle città. La mascotte prende origine dal bassotto, una delle specie più amate in Baviera nota per la sua resistenza e agilità, la stessa che dovrebbero avere gli atleti. Waldi è l’alter ego di un esemplare di realmente esistito, Cherie von Birkenhof, regalato dal Comitato a Willi Daume, allora presidente della International Sports Press Association. L’influenza di Waldi sui Giochi bavaresi fu tangibile: il percorso della maratona olimpica segue la forma del muso del bassotto.

mascotte olimpiadi

Un primordiale esempio di marketing olimpico: un kit di costruzioni Waldi, prodotto dalla Faller. (Ph. Saleroom.com)

Montreal 1978, Amik il castoro
Quando il Comitato organizzatore scelse il castoro nato dal progetto del team di George Huelsul – composto da Yvon Laroche, Pierre-Yves Pelletier, Guy St-Arnaud – fu indetto un concorso per decidere il nome della mascotte ufficiale. La scelta ricadde su Amik, che significa proprio castoro in Algonquin, una lingua diffusa tra i pellerossa del nord America. Il castoro è uno degli animali-simbolo del Canada ed è famoso per la pazienza che possiede nel costruire dighe e tane. Nel XVI secolo le sue pellicce erano fonte di ricchezza per popolazioni indigene e coloniali del Canada. Nonostante i Giochi lasciarono disastrate le casse del Canada, il successo della mascotte fu significativo. Esistano due versioni di Amik: una con la fascia rossa che veniva consegnata ai vincitori di Montreal; e un’altra con la fascia che richiamano i colori del Cio.

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Amik, il castoro in versione posterizzata, peluche e souvenir. (Ph. Pinterest)

Mosca 1980, Misha l’orsetto
Avete letto bene, Misha è un cucciolo di orso al quale si ispirerà anche l’incubo di ogni genitori contemporaneo: quell’orso schiavizzata da Marsha nella nota serie animata russa. Da questo si puo’ dedurre quanto fu grande il peso di Misha nell’immaginario collettivo russo. La scelta ricadde sull’orso dopo un sondaggio effettuato dalla tv sovietica e da un giornale sportivo, che chiese a spettatori e lettori se l’animale fosse di loro gradimento: in risposta arrivarono oltre 45mila lettere. La mascotte fu disegnata da Victor Chizhikov, noto illustratore di libri per bambini scelto dopo un sondaggio tra 60 concorrenti. Misha riprende le fattezze dell’orso, animale talismano dell’Unione Sovietica e della Russia, ed è stata l’unica mascotte a raggiungere lo spazio: due anni prima della sua comparsa ufficiale, nel giugno del 1978, un peluche di Misha decollò su un razzo “Soyuz” per trascorrere qualche ora sulla stazione spaziale Salyut 6.

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Misha la cucciola di orso, simbolo di Mosca 1980. (Ph. Artatm.com)

Los Angeles 1984, Sam l’aquila 
La scelta dell’aquila come simbolo delle Olimpiadi del 1984 potrebbe risultare scontata. In realtà, durante le fasi di lavorazione, il Comitato organizzatore valutò la proposta di scegliere l’orso come simbolo di quell’edizione olimpica. L’idea aveva un fondamento – l’orso è il simbolo della California – ma fu scartata per via del suo utilizzo nell’edizione precedente di Mosca 1980. Così Robert Moore della Walt Disney Productions disegnò Sam, l’eagle simbolo degli Stati Uniti. Sam fu protagonista anche di una serie animata in cui svolgeva l’attività di detective, riuscendo a risolvere i casi facendo appello alla magia dei cinque cerchi olimpici.

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Una cartolina dell’epoca raffigurante Sam, l’aquila simbolo di Los Angeles 1984. (Ph. 4.bp)

Seul 1988, Hodori la tigre
Per la prima volta i Giochi approdano in Oriente e una tigre fu scelta come simbolo delle Olimpiadi coreane del 1988. Il soggetto fu scelto tra oltre 4mila progetti e 2mila opere raffiguranti animali. Inizialmente gli animali in lizza per Seul 1988 erano il coniglio, lo scoiattolo, una coppia di anatre mandarine e la tigre. La scelta finale cadde sul felino, protagonista di numerose leggende coreane e simbolo di forza e coraggio. Il disegno fu realizzato da Kim Hyun e rappresenta Hodori – che deriva dal coreano “Ho” che significa tigre e “dori” che è il diminutivo maschile – con indosso il Sangmo, il diffuso copricapo tradizionale coreano. Esiste anche una versione femminile della mascotte, Hosuni.

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Hodori in versione peluche e disegno (Ph. Olymp-history.ru)

Barcellona 1992, Cobi il cane
Le Olimpiadi catalane del 1992 furono quelle più influenzate dall’arte locale. Il cubismo diede forma a Cubi il cane, la mascotte scelta per rappresentare l’edizione iberica dei Giochi. Il progetto fu realizzato da Javier Mariscal, noto artista e designer che curò anche i progetti grafici per Barcellona 1992 richiamando l’arte e la scultura spagnola nei suoi lavori. Cubi prende il nome dall’abbreviazione del Comitato olimpico organizzatore spagnolo ed è disegnato secondo le forme della corrente artistica del cubismo. L’accoglienza che il pubblico gli riservò fu inizialmente gelida, ma successivamente ottenne consensi tanto da diventare protagonista di una nota serie animata spagnola, i cui diritti sono stati acquistati da 24 televisioni estere.

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Cobi, il cane simbolo di Barcellona 1992 è ispirato al cubismo. (Ph. Abc.es)

Atlanta 1996, Izzy il computer
Per il ritorno dei Giochi negli States il Comitato organizzatore fece scegliere la mascotte a 32 bambini di età compresa tra i 7 e 12 anni. Izzy rappresenta un prodotto informatico e, quasi per coerenza, fu la prima mascotte olimpica progettata interamente al computer. Il disegno è stato realizzato da John Ryan di DESIGNefx e dalla sua presentazione alle Olimpiadi di Barcellona 1992 subì numerose variazioni – scelte dai bambini: furono cambiate le game muscolose, aggiunto il naso e il sorriso, eliminate delle stelle al posto degli occhi, mentre il nome fu scelto tra Kirby, Starz, Zack, Gleamer e Izzy. Il computerino fu protagonista di un video educativo di 30 minuti trasmesso nel 1995 da Cartoon Network e divenne in poco tempo anche il soggetto di un quiz sulle Olimpiadi.

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Mascotte a grandezza naturale di Izzy. (Ph. olympic.ca)

Sydney 2000: Syd, Oddie, Millie e Wombat
Le Olimpiadi entrano nel nuovo Millennio e per l’occasione furono scelti i tre animali simbolo dell’Australia, il paese ospitante di quell’edizione: l’ornitorinco, il kookaburra e l’istrice echidna. Syd, Oddie e Millie furono realizzati da Matthew Hatton e Josef Szekeres che si basarono sulle proposte nate da sondaggi. La decisione di non optare per il koala e il canguro fu motivata dalla volontà di far conoscere anche animali tipici dell’Australia ma sconosciuti nel mondo. Parallalamente al progetto di Hatton e Szekeres, nacque Wombat, un marsupiale originario dell’Oceania ripreso come mascotte da Paul Newell in collaborazione col duo comico Roy e HG. Wombat nacque dalla volontà di sensibilizzare l’opinione sulla commercializzazione delle mascotte e, nonostante il Cio non fornì patrocinio alla sua figura, ottenne maggior successo del progetto ufficiale.

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Ollie, Syd, Millie e Wombat.

Atene 2004: Phevos e Athena
Il ritorno nella terra originaria delle Olimpiadi ebbe come mascotte Phevos e Athena, fratello e sorella che prendono la loro strana forma dalla daidala, una bambola di terracotta diffusa in Grecia dal VII secolo a.c. Il progetto fu scelto tra oltre 196 proposte e riprende il soggetto da un manufatto presente al Museo Archeologico Nazionale di Atene. I nomi delle mascotte derivano da “Phoebos”, altro nome del dio del sole Apollo, e “Athena”, dea della saggezza e protettrice di Atene. I due soggetti furono creati da Spyros Gogos e rappresentano il legame tra uomo e donna; indossano una veste blu come colore della Grecia e una veste arancione per evocare il sole e i Giochi paralimpici.

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Phevos e Athena in versione disegno e peluche. (Ph: Globo.com)

Pechino 2008: Beibei, Jingjing, Huanhuan, Yingying e Nini
Le “Fuwa”, “bambola di buona fortuna”: così si chiamavano il gruppo di mascotte nate per l’edizione cinese dei Giochi. Le Fuwa prendono ispirazione dal folklore cinese e dagli elementi delle leggende cinesi: l’acqua, la foresta, il sole, la terra e il cielo. Le mascotte furono realizzate dal designer Han Meilin, che fu costretto a creare oltre mille varianti dei disegni prima che il governo optò per queste cinque. Il lavoro fu così massacrante e stressante per Meilin che, durante la lavorazione, ebbe due infarti: il designer decise di non essere mai più associato alle cinque bambole.

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Le Fuwa, mascotte di Pechino 2008. (Ph. theimport.co.uk)

Londra 2012: Wenlock e Mandeville, le gocce
Dopo un concorso lanciato nel 2008, e che ha visto partecipare oltre 100 tra designer e studi grafici, furono le gocce dello studio di design Iris a diventare le mascotte di Londra 2012. Il ritorno dei Giochi in terra britannica dopo quasi un secolo, vide un’interpretazione delle mascotte volta a ripercorrere la storia del Paese: in particolare entrambe hanno sulla testa le luci dei taxi e rappresentano le gocce di acciaio con cui fu forgiato l’attuale stadio Olimpico di Londra durante la rivoluzione industriale, periodo in cui la Gran Bretagna divenne una potenza mondiale. Ma non solo. A partire dal nome, la storia continua a far parte della mascotte di Londra 2012. Il nome di una delle mascotte prende infatti origine dal paesino di Much Wenlock, nella contea dello Shropshire. Ogni anno in questo borgo, a partire dal 1850, si svolgono ancora oggi i Giochi Olimpici di Wenlock, che mischiano discipline atletiche e giochi tradizionali locali. Leggenda vuole che Auguste Courbet, il creatore delle Olimpiadi moderne, prese ispirazione proprio dal borgo britannico per rifondare i Giochi.

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Wenlock e Mandeville. (Ph. entertainmentmesh.com)

Rio 2016: Vinicius e Tom, la natura brasiliana
Si sta vedendo poco rispetto al passato, ma Vinicius è l’attuale mascotte di Rio 2016. Il suo nome è un omaggio al musicista di bossa nova Vinicius de Moraes, molto apprezzato in Brasile. Il progetto è stato realizzato da Luciana Eguti e Paulo Muppet e rappresenta la ricca fauna brasiliana: Vinicius è infatti un mix dei diversi animali che popolano il Paese carioca. Insieme alla creatura che racchiude la natura animale del Brasile c’è Tom, la moscotte simbolo della paralimpiadi, e rappresenta la flora che rende il Brasile uno dei territori con il maggior numero di specie di piante esotiche al mondo.

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Vinicio e Tom. (Ph. creativepool.com)