Francesco Cavallini

Siamo alle solite. Torna di moda l’associazione di idee tra calcio italiano e catenaccio, dopo almeno un paio di decenni passati ad esportare allenatori vincenti un po’ in tutto il globo. Che poi alcuni abbiano effettivamente fatto della fase difensiva il loro marchio di fabbrica, quello è un altro conto. Stavolta però il mondo del pallone potrebbe non avere tutti i torti, perchè Alberto Zaccheroni ce la sta davvero mettendo tutta per farsi dare del catenacciaro, nonostante una carriera basata sul 3-4-3. Il tecnico romagnolo, ora alla guida della nazionale degli Emirati Arabi Uniti, è infatti riuscito in un’impresa: si è qualificato alla finale della Coppa del Golfo segnando un solo gol. In quattro partite.

Zaccheroni punta alla Coppa del Golfo sbarrando la porta

Tra l’altro, realizzando l’unica rete della manifestazione nel match di esordio, contro l’Oman. Dopo la marcatura di Mabkhout (chiaramente dagli undici metri) sono arrivati due zero a zero contro l’Arabia Saudita e contro il Kuwait, che hanno permesso agli Emirati di raggiungere la semifinale contro l’Iraq. Neanche a dirlo, terzo zero a zero consecutivo e vittoria ai calci di rigore. E per uno strano scherzo del destino, tra Zac e la Coppa ora c’è di nuovo l’Oman, l’unica squadra che il suo undici è riuscito ad infilare nel corso della competizione. Sembra quasi la storia del Portogallo, campione d’Europa nel 2016 con sei pareggi nei tempi regolamentari ed una sola vittoria, quella in semifinale. Ma Zaccheroni non si scompone mica e punta ad un bis che sarebbe leggenda.

Zac ha già vinto un trofeo internazionale

Già, perchè nel palmares del tecnico, Campione d’Italia 1998-99 con il Milan, c’è già un trofeo internazionale, la Coppa d’Asia 2011 vinta alla guida del Giappone. Che, tra le altre cose, lo rende il primo allenatore tricolore ad aver vinto una competizione FIFA per nazionali al di fuori dei confini italiani. In quel caso dal punto di vista offensivo era andata decisamente meglio, con quattordici reti sparse in sei partite, ma la qualità complessiva di quella selezione nipponica (Okazaki, Honda e Nagatomo, solo per citarne tre) permetteva probabilmente un gioco più spumeggiante e meno votato al “primo non prenderle”, come dimostrano i sei gol subiti.

Una squadra inesperta

Con gli Emirati, beh, la situazione cambia un po’, pur potendo contare sul talento di Omar Abdulrahman, che però non sta giustificando a pieno il suo status di leggenda del football del Golfo Persico a soli ventisei anni. Il resto della squadra è composto da calciatori di livello non eccelso, a cui non è addirittura permesso di andare giocare al di fuori dei confini nazionali e che quindi non si sono quasi mai confrontati con altre tipologie di calcio. Di conseguenza Zaccheroni fa di necessità virtù e va avanti come può e come sa, sbarrando la porta. La finale con l’Oman è alla portata e potrebbe regalargli un altro trofeo. Che negli annali verrebbe comunque ricordato, indipendentemente da come lo si è ottenuto.