Matteo Muoio

Con il pareggio per 1-1 a Verona contro il Chievo, il Palermo è aritmeticamente retrocesso in Serie B per la nona volta nella sua storia. I rosanero tornano nella serie cadetta dopo tre anni, in cui di errori di gestione ne sono stati fatti parecchi. Una nostra ricostruzione delle ultime stagioni.

Zamparini il mangia allenatori

Perdere e perderemo!”, tuonava il Commendator Borlotti, presidente della mitica Longobarda guidata da mister Oronzo Canà/Lino Banfi nella celebre pellicola dell’84 L’allenatore nel pallone. Il patron comandava al mister di perdere il match contro l’Atalanta, ultimo della stagione e decisivo per la permanenza in massima serie; campionato con costi di gestione troppo elevati secondo il presidente. Forse il personaggio cinematografico che più ricorda Zamparini. Ora, di certo il patron rosanero non sta cercando volutamente di far retrocedere i suoi, ma questo sarà il risultato delle sue scelte. Un’inevitabile retrocessione. Scampata in extremis lo scorso anno per la pochezza delle dirette concorrenti – Frosinone e Carpi – quest’anno inevitabile.

La verità è che, dal ritorno in A, a Palermo non c’è mai stato un progetto tecnico. Il primo anno è andata bene perché in attacco Iachini poteva contare sulla coppia Dybala – Vazquez – addirittura Belotti partiva dalla panchina – in mezzo c’erano Barreto e Rigoni, a sinistra Lazaar arava la fascia e dietro Munoz. Gente che, una volta venduta, non è mai stata sostituita a dovere, anche perché a Palermo negli ultimi anni non s’è mai capito chi facesse mercato. In principio c’era Ceravolo, a metà tra un consulente esterno e un direttore sportivo, lo scorso anno Gerolin, partito anche lui come consulente di mercato – per il Sudamerica – e promosso al rango di ds. Figure adattate, con scarsa competenza e conoscenza del ruolo, incapaci di opporsi ai vulcanismi di Zamparini. Con Gerolin, nella passata stagione si è consumato lo scempio degli 8 cambi e 6 allenatori, senza contare Schelotto, mai arrivato: lo stesso direttore è stato allontanato e richiamato più volte durante il campionato. A giugno il presidente aveva deciso di affidarsi ad una vecchia conoscenza come Rino Foschi, dimessosi poi a luglio per motivi di salute. Al suo posto era arrivato il giovane Daniele Faggiano, reduce dalla brillante esperienza di Trapani: ora è al Parma, dopo aver rassegnato le dimissioni a dicembre in seguito all’esonero di De Zerbi. I tempi dei fortunati connubi con Sabatini e lo stesso Foschi sembrano un lontano ricordo.

Nicola Salerno, nuovo ds del Palermo

 

MERCATO ILLOGICO
Il costante sliding doors nella stanza del ds ha avuto, inevitabilmente, ripercussioni sul mercato rosanero. Incomprensibile, da due anni a questa parte. Un tempo, con i già citati Foschi e Sabatini, il Palermo prendeva giovani da ogni parte del mondo, li valorizzava e li vendeva a peso d’oro, sostituendoli con altri ragazzi di prospettiva. Questo circolo virtuoso ha garantito ai siciliani una permanenza quasi decennale in Serie A – dal 2004, anno della prima promozione con Zamparini – impreziosita da alcune stagioni ai vertici con ben 5 qualificazioni in Coppa Uefa/Europa League. Oggi il Palermo prende esclusivamente oggetti misteriosi principalmente dal nord ed est Europa. Giovani sì, ma vere incognite. Anche i vari Cavani, Pastore, Hernandez e compagnia arrivavano da semi sconosciuti, ma con ben altre referenze rispetto a Balogh, Sallai o Trajkovski.

Cavani, 34 gol in maglia rosanero

Qualcosa di buono c’è pure: Nestorovski si è dimostrato buon attaccante, Posavec è un buon prospetto, come Quaison, ma, nel complesso, la rosa del Palermo è assolutamente inadeguata per la massima serie. I vari allenatori possono farci veramente poco. Eppure qualcosa in più sul mercato si poteva fare, almeno conti alla mano: nelle ultime due estati Zamparini ha incassato quasi 70 milioni di euro dalle cessioni di Dybala, Belotti, Vazquez e Lazaar, spendendone poco meno di 14. Certo, a una società come il Palermo non si può chiedere un mercato da 20 milioni a estate, ma giocatori del genere andavano sostituiti sicuramente meglio.

Il macedone Ilija Nestorovski, 10 gol in questo campionato

L’arrivo a marzo di Paul Baccaglini come nuovo presidente dopo la cessione di Zamparini ovviamente non ha portato benefici di alcun tipo. C’è stato giusto il tempo di esonerare anche Diego Lopez e di accompagnare tristemente il Palermo in serie B, dove dovrà ripartire un nuovo progetto tecnico di cui finora non si è intravisto nulla.