Redazione

Pallotta a muso duro. Mr president non le manda a dire: in particolare a Walter Sabatini. Nelle ultime ore emergono particolari interessanti. Calcio e noir tendono a mescolarsi e fondersi in microcosmo più o meno costellato di stranezze. É quasi magia, James, se con Walter è durata cinque anni. Fine, con lite, del più classico dei matrimoni d’interesse. Scusa se ti chiamo amore. Lui (Pallotta) amava Loro (le plusvalenze) e chi, allora, se non Sabatini poteva essere il compagno ideale?

La chiave della rottura

La chiave della rottura è a cavallo fra il 2015 e il 2016. La Roma, eliminata dalla Coppa Italia dallo Spezia, affonda in classifica e perde i contatti con la zona Champions. Piazza in subbuglio. Sabatini difende sino allo stremo Rudi Garcia. É una sua scelta. E poi, aldilà della stima, c’è dell’altro: il direttore sportivo ha bloccato Antonio Conte, ancora in azzurro e non in blues…

Pallotta, invece, ha fretta: terrorizzato dall’idea diperdere il treno per l’Europa che conta, non accetta temporeggiamenti, ma il consiglio del fido Franco Baldini. Il consulente suggerisce Luciano Spalletti. Detto, fatto: via il francese, dentro il toscano che firma per un anno e mezzo. Sfuma Conte. Fuma, nervosamente, Sabatini che scopre di avere meno potere decisionale di Baldini. No. Non ci sta. Lo strappo è consumato. E non più ricucibile. La Roma intanto completa la rimonta e centra un terzo posto insperato. Alla fine, va quasi tutto bene. Frattura ricomposta? Anche no, perchè l’orgoglio non si compra al mercato. Meglio definirla una pace armata sino a giugno 2017.

Eppure ci eravamo tanto amati

Convivenza forzata. Si può, si deve. Anche perchè, in fondo, i due non si dispiacciono per niente. Anzi. Pallotta è grato, eccome, a Sabatini, capace di decuplicare il valore dei calciatori e costruire, anno per anno, una Roma sempre più competitiva finanziando la campagna acquisti con cessioni ad hoc. A inizio 2012 il parco giocatori della Roma si aggirava su un valore di circa 150 milioni di euro. Oggi è almeno tre volte tanto.

2013: l’anno della rivoluzione sabatiniana

La lunga storia d’amore e interessi, plusvalenze e parametri zero, inizia nell’estate del 2013, al termine della prima stagione in cui James Pallotta prende in mano, a tutti gli effetti, la Roma. Il tornado del 26 maggio rischia di spazzare via tutto. Dalle macerie, Sabatini ridisegna la chiesa da mettere al centro del villaggio. Via Marquinhos, Osvaldo, Borini, Bojan e Lamela. Dentro De Sanctis, Benatia, Balzaretti, Maicon, Strootman, Ljajic e Gervinho. La Roma parte a razzo: 10 vittorie consecutive. Si vola, prima che il gatto nero attraversi la strada. Infortuni di Totti e Strootman. Arriva a gennaio Nainggolan. La squadra regge dietro una Juve da record. Secondo posto, si torna in Champions dopo quattro anni.

Nell’estate del 2014, mini rivoluzione

Via Benatia, dentro Manolas e Iturbe, soffiato alla Juventus. Anche in questo caso un grande inizio di stagione, poi a ottobre, una doppia sberla in faccia: una Juventus-Roma tra sviste e polemiche, poi un 1-7 in casa contro il Bayern mettono tutto in discussione. É l’inizio della fine: retrocessione in Europa League e una lunga flessione che mette a rischio il secondo posto. Sabatini, a gennaio, incappa in una toppa clamorosa. Doumbia. L’ivoriano è impresentabile, la squadra annaspa. La Roma centra il secondo posto aggiudicandosi il derby che vale la Champions: 2-1 segnano Iturbe e Yanga Mbiwa, due fra gli acquisti più discussi. Unico inconveniente: Rudi Garcia prova a farsi cacciare in tutti i modi, dichiarando, urbi et orbi, che la società giallorossa non è all’altezza per la lotta al titolo. Juve irraggiungibile. Sarà anche vero, ma non si dice. La squadra non segue più il tecnico, che a sua volta ha la testa altrove.

Il 2015, investimenti per vincere lo scudetto

Via Romagnoli, per 25 milioni. Salutano anche Destro e Doumbia. Investimenti pesanti: arrivano Szczesny, Digne, Rudiger, Dzeko, Salah. Si punta, senza mezzi termini, allo scudetto. La stagione inizia benissimo: vittoria sulla Juve ed entusiasmo alle stelle. Poi, però, la squadra si incarta e Garcia perde la bussola. Si qualifica per il rotto della cuffia agli ottavi di Champions, poi esce (in casa all’Olimpico) con lo Spezia in Coppa Italia e rotola fra il quinto e sesto posto in classifica. É l’inizio della fine. A gennaio arriva Spalletti e gli esterni che gli servono: Perotti ed El Shaarawy.

2016, l’ultimo Sabatini da separato in casa

Come al solito, c’e sempre una partenza eccellente: questa volta tocca a Pjanic. Arrivano però i difensori: Bruno Peres, Vermaelen, Fazio e Mario Rui. La Roma gioca bene, ma al momento della raccolta, si trova con un pugno di mosche in mano. La svolta nella direzione tecnica è segnata: Massara “ad interim” precede l’arrivo di Monchi. Sabatini firma con l’Inter, ma i corsi e i ricorsi storici disegnano i loro ghirigori su Milano: i nerazzurri cercano Conte, che non accetta. Quindi Simeone. “No gracias”. Infine i nerazzurri ripiegano su Spalletti. Ancora tu? Ma non dovevamo rivederci più? Divertente. Su questo, ha ragione Mr President.