Matteo Muoio

Dall’Interregionale calabrese al Louis II di Monaco, dove insieme ai compagni biancocelesti alzava la Supercoppa Europea vinta contro il Manchester degli invincibili. Si potrebbe riassumere così la parabola calcistica di Giuseppe Pancaro, non fosse che, fermandoci all’estate del ’99, mancherebbero all’appello due scudetti – uno con la Lazio, uno con il Milan – un paio di coppe nazionali – una Coppa Italia, due Supercoppe Italiane – e un’altra Supercoppa Europea, stavolta in maglia rossonera.  Tra i migliori terzini del campionato italiano di fine anni ’90 – inizio 2000, Pippo Pancaro è partito da Cosenza e dal basso per imporsi e vincere in grandi palcoscenici. L’Acri in Interregionale, appunto, poi la Primavera del Torino, la C2 con l’Avezzano e le prime luci della ribalta a Cagliari, con cui esordisce in A e in Europa. Le ottime prestazioni sull’isola sarda gli valgono la chiamata della Lazio nel 1997; in biancoceleste vive l’epopea del ciclo Cragnottiano e prende parte, da protagonista, a tutti i successi della banda di Eriksson. Lascia nel 2003 per continuare a vincere a Milano. Peccato per la finale di Istanbul, lui comunque non vi prese parte. Un finale di carriera assolutamente dignitoso tra Firenze e Torino, quindi il ritiro nel 2007. Svariate presenze in Nazionale tra il ’99 e il 2005, la chiamata per una rassegna però non è mai arrivata. Oggi fa l’allenatore, e dopo le esperienze in Lega Pro con Juve Stabia e Catania è in attesa di una di un nuovo progetto. Comunque, da grande ex di una grande Lazio, lo abbiamo contattato per scambiare due chiacchiere a poche ore dal ritorno del derby di Coppa Italia.

Pancaro-intervista

Pancaro contro Weah, stagione ’98-’99

Intervista esclusiva a Giuseppe Pancaro

Stasera il ritorno del derby di Coppa Italia; che partita dobbiamo aspettarci e chi la spunterà secondo te?

“Partire con un 2-0 a favore è sicuramente un vantaggio importante. Comunque il derby è sempre una partita dalle mille insidie, la Roma si giocherà il tutto per tutto e quindi la Lazio dovrà fare molta attenzione”.

La Lazio sta disputando una stagione incredibile. Ti aspettavi un rendimento del genere dalla banda di Inzaghi?

“A prescindere da quanto fosse attesa o meno, il dato di fatto è che la Lazio sta facendo un’annata straordinaria. C’è solo da attribuire i giusti meriti a Simone, alla società e ad una squadra forte”.

Parlando di te, quando nel 1997 sei arrivato alla Lazio avresti mai pensato di giocare in una delle formazioni più forti del calcio italiano degli ultimi trent’anni?

“Sapevo di andare in una grande squadra, quanto fosse diventata grande era difficile da prevedere. Di sicuro entravo in una società ambiziosa che voleva aprire un ciclo vincente: per fortuna e per bravura ci siamo riusciti”.

Tu hai fatto molta gavetta, hai iniziato dall’Interregionale, sei passato per la C2; parlare di te in quella Lazio è come fare una sorta di elogio alla normalità, la storia di un ragazzo partito dal basso che è riuscito ad imporsi ed essere protagonista in una squadra piena di campioni pagati a peso d’oro. Qual è stato il tuo segreto?

“Io vado fiero della mia gavetta. Evidentemente, a differenza di altri che a 20 anni erano già in Serie A avevo bisogno di fare un tipo diverso di percorso, e questo percorso ha fatto sì che fossi pronto per stare in una big quando ci sono arrivato”.

Pancaro con la maglia del Cagliari, stagione ’96-’97

 Tra le tante, la gioia più grande in biancoceleste?

“La vittoria dello scudetto, senza dubbio. Fu il coronamento di un sogno inseguito da tempo”.

Il ricordo più bello e quello più brutto legati a un derby.

“Se penso al derby con la testa vado subito all’anno dei 4 vinti in una stagione, il mio primo in biancoceleste. Fu qualcosa di memorabile, supremazia assoluta. Tra quelli persi non ce n’è stato uno che mi ha fatto più male di altri, ricordo con lo stesso dispiacere tutte le sconfitte perché il derby a Roma ha un’importanza capitale”.

Quella Lazio avrebbe dovuto/potuto vincere di più?

“E’ una domanda che mi fanno spesso. Tutti hanno la sensazione che quella squadra avrebbe potuto vincere qualcosa in più, l’organico era veramente impressionante; dispiace non esserci riusciti, comunque abbiamo vissuto un ciclo vincente e importantissimo”.

Dopo la Lazio sei passato al Milan e pure lì ti sei tolto qualche soddisfazione. Quel Milan di Berlusconi si collocava in una dimensione ancora più importante della Lazio di Cragnotti?

“Non saprei dirti. Magari il Milan storicamente era più abituato a ricoprire un ruolo di primo piano, mentre la Lazio nella sua storia ha vissuto alti e bassi e il ‘nostro’ fu un picco verso l’alto. Comunque in entrambi i contesti si respirava aria di top club, assolutamente”.

Pancaro in rossonero, stagione 2004-2005