Francesco Cavallini

Se voleste una dimostrazione che sì, retorica a parte, gli opposti si attraggono sul serio, vi basterebbe scorrere a ritroso la lunga carriera di quel giramondo di Paolo Di Canio, fino ad arrivare alla stagione 1986/87 e leggere Ternana. Difficile, molto difficile trovare due mondi più opposti. La città operaia, rossa, con la curva Est ed il suo classico striscione Hasta la Victoria Siempre. Ed il ragazzo che, seppur da un quartiere popolare anche lui, arriva da Roma. Peggio ancora, dalla Lazio, con cui i rapporti a livello politico e di tifoseria sono complicati, per utilizzare un eufemismo. Eppure in quella stagione, tra i campi della Serie C2, nasce un amore. Anzi, più di uno.

Di Canio e la Ternana, colpo di fulmine

Il primo è un amore particolarmente improbabile, quello tra il giovane Paolo e la Ternana. Già, proprio il ragazzo che di giorno si allenava con le giovanili della Lazio, per poi partire assieme agli Irriducibili per andare in trasferta in tutta Italia, diventa un idolo della Curva Est. Arriva in prestito dalla squadra biancoceleste, con un compagno d’eccezione, Vincenzo d’Amico, che dall’alto della sua esperienza prende anche la fascia di capitano di una squadra che punta dritta alla promozione. Promozione che non arriverà, ma non è certo quello il punto. Perchè durante quei mesi si creano le basi di un rapporto in grado di superare tutte le reciproche differenze e che ha trasformato il giovanotto del Quarticciolo in una parte del grande cuore ternano.

In realtà è bastato poco. Un anno, anzi, anche di meno. Perchè proprio a Terni Di Canio, che termina quella stagione per farsi le ossa con ventisette presenze e due reti, si trova di fronte a un dramma sportivo ed umano. Un infortunio al tendine lo tormenta e viene curato male. Infiltrazioni su infiltrazioni, che pian piano gli rendono difficile anche camminare. Finisce l’esperienza a Terni da indisponibile e quando torna a Roma i medici gli riscontrano così tanti problemi che a vent’anni appena compiuti Paolo rischia addirittura la carriera. È un momento terribile e per superarlo ci vuole davvero tanta forza. Ma per sua fortuna (e anche un “duro” come lui non fa certo fatica ad ammetterlo), Di Canio non è solo.

Elisabetta, la chiave di un equilibrio che sembrava impossibile

Non lo è perchè da Terni, oltre all’affetto della Curva Est, il giovane Paolo si è portato anche qualcosa in più. Proprio nella Manchester italiana, la vita di Di Canio, almeno quella personale, cambia radicalmente. Conosce Elisabetta, con cui convolerà a nozze qualche anno dopo e che gli darà due figlie. E nel momento forse più duro è proprio la costante presenza di colei che diventerà sua moglie a donargli un equilibrio che difficilmente sarebbe riuscito a mantenere da solo. Vedere il proprio sogno, quello di giocare con la Lazio, sempre più lontano avrebbe ferito chiunque. Figurarsi un vero cuore biancoceleste come Paolo. Ma con la pazienza e la perseveranza, doti che in teoria non gli apparterebbero, ma che mutua dalla sua Betta, l’incubo svanisce e il sogno può finalmente avverarsi.

Da quel momento in poi, mandandola in fast-forward, la carriera di Paolo Di Canio è un susseguirsi di cadute e resurrezioni, tra l’Italia e il Regno Unito. Il gol decisivo nel derby e poi il primo addio alla Lazio, un dolore mai sopito. Juventus, Milan, Napoli, qualche trofeo, ma sempre da comprimario. La vita, quella vera, è prima in Scozia, al Celtic, e poi in Inghilterra, tra Sheffield Wednesday, West Ham e Charlton. Poi il ritorno nella Capitale, prima alla Lazio e poi a chiudere la carriera nella Cisco Roma. E Terni? Mai considerato un ritorno alla Ternana? Forse no, ma arriva qualcosa che ai tifosi rossoverdi non può che fare piacere. Un fragoroso no, regalato in diretta TV a Luciano Gaucci che tenta di convincerlo a trasferirsi al Perugia.

No, non si può fare, perchè Di Canio si sente ternano e quel tradimento alla sua gente non è neanche ponderabile. Ed è un gesto che rinsalda ancora di più un rapporto che nulla, neanche le polemiche politiche sul saluto romano e sui tatuaggi, è riuscito a spegnere. Dopo il braccio teso sotto gli Irriducibili spunta uno striscione contro di lui in Curva Est, ma è solo una scaramuccia. Una piccola ripicca di un grande amore che si sente trascurato, quasi tradito. Ma passa subito. Perchè i rapporti più belli e più veri è così che funzionano. Ci si guarda negli occhi, magari si discute, ma poi si torna più affiatati di prima. E quando c’è l’amore, come tra Paolo Di Canio e la Ternana, ci si perdona tutto.