Francesco Canale

Può sembrare paradossale ma il punto debole del Porto è proprio nel portiere. Iker Casillas, l’estremo difensore più forte del mondo insieme a Buffon per almeno un decennio, oggi come oggi è l’ombra di se stesso. A differenze dell’azzurro che con la maturità è riuscito a migliorare comportamenti e asperità caratteriali, quello spagnolo sembra aver intrapreso il cammino inverso. Da ragazzo semplice, serio, educato e taciturno Iker con l’avanzare dell’età si è trasformato in un problema per ogni squadra in cui è stato. E le performances in campo sono andate di pari passo con le sue “uscite a vuoto” comportamentali e dialettiche.

La caduta del dio di Mostoles

Il punto più alto della carriera di Casillas è stata la vittoria del Mondiale 2010. In Sudafrica Iker gioca un torneo da assoluto protagonista compiendo in finale una parata sensazionale su Robben. Da capitano alza la prima coppa del Mondo vinta dalla Spagna e nel dopo-partita si lascia andare ad un gesto insolito per una persona riservata come lui. Il bacio alla moglie e giornalista di Telecinco Sara Carbonero fa il giro del mondo e costituisce una sorta di spartiacque nella sua carriera. Per altri due anni Iker mantiene un buon livello di forma e nella stagione 2011/12 centra l’accoppiata Liga/Campionato europeo. Da quell’estate però nulla è più come prima. Da allora comincia la sua irreversibile crisi tecnica. Il declino di Casillas è indissolubilmente legato alla figura di Mourinho. L’allenatore portoghese non perdona al portiere una conversazione privata con il capitano del Barça Xavi Hernandez per mettere fine alla guerra tra i due club scatenata dallo stesso Mou. E da quel momento decide di disintegrare l’immagine pubblica ed il passato madridista di Iker. Comincia ad esporlo al pubblico ludibrio, lo umilia relegandolo ad un ruolo marginale in campo e per di più lo accusa di essere la famosa talpa che svela i segreti dello spogliatoio alla stampa attraverso la moglie. Le polemiche scavano un solco profondo provocando una frattura insanabile tra Casillas e lo zoccolo duro del madridismo. Il pubblico del Bernabeu comincia a rumoreggiare ai suoi interventi e Iker perde via via sicurezza. Con il passare dei mesi il portiere non sorride più ed è sempre più un corpo estraneo alla squadra.

L’ULTIMA PARENTESI MADRIDISTA
Nel primo anno di Ancelotti le cose non vanno meglio. Il preparatore dei portieri William Vecchigli preferisce Diego Lopez che diventa il titolare indiscusso in campionato, mentre Casillas viene relegato al ruolo di portiere di Coppa. Ma neanche in Europa Casillas brilla e per poco una sua papera in finale contro l’Atletico non compromette la conquista dell’agognata Décima. La società allora capisce che Lopez rappresenta un peso troppo ingombrante per Iker e decide di sacrificarlo sull’altare della ragion di stato cedendolo al Milan. Ma oramai qualcosa sembra essersi rotto nella storia d’amore tra quel ragazzo educato e silenzioso di un paesino della provincia madrilena e l’ambiente blanco. Dopo 16 anni di successi e trofei Casillas non accetta la mancanza di riconoscenza da parte della stampa e della tifoseria. Dopo il derby con l’Atletico risponde male ad un giornalista che gli chiede conto del primo gol incassato. Pochi giorni dopo contro il Valencia rivolge gesti eloquenti di dissenso alla tribuna del Bernabeu. E a fine gara prende la via degli spogliatoio senza salutare il pubblico. Casillas è furioso con la società che negli ultimi anni ha avuto nei suoi confronti una posizione ambigua. L’arrivo di Benitez e le voci messe in giro sull’imminente acquisto di De Gea sono la goccia che fa traboccare il vaso. E nella conferenza stampa di addio Casillas piange lacrime amare.

Casillas nella conferenza stampa di addio.

Casillas nella conferenza stampa di addio.

L’INFERNO PORTOGHESE
Dopo una pausa di riflessione in famiglia il Porto appare agli occhi di Casillas l’ambiente ideale per rigenerarsi e concludere a grandi livelli una carriera gloriosa. Lì il portiere trova una squadra abituata a giocare la Champions e un allenatore spagnolo come Lopetegui che ha fatto tutta la trafila nella Federazione Spagnola. Ma la stagione in Portogallo è da dimenticare, tanto a livello individuale che collettivo. Casillas ci mette del suo nell’eliminazione dai gironi di Champions e nel fallimento in campionato del Porto. Le sue papere contro Vitoria Guimaraes, Estoril, Braga, Sporting Lisbona e Dinamo Kiev fniscono su tutte le prime pagine dei giornali sportivi lusitani.

Critiche dalla stampa portoghese a Iker Casillas.

Critiche dalla stampa portoghese a Iker Casillas.

L’annus horribilis di Casillas termina con un Europeo da comprimario e la lite (poi ricucita con una foto su Twitter) con il Ct Del Bosque che per lui era sempre stato una sorta di padre putativo.

Il ct Del Bosque insieme a Iker Casillas, la riconciliazione su Twitter.

Il ct Del Bosque insieme a Iker Casillas, la riconciliazione su Twitter.

L’ennesimo danno d’immagine per un portiere che da almeno tre anni non comanda più la difesa con autorità, non garantisce punti alla squadra, appare insicuro sulle palle inattive e in generale poco reattivo, sia tra i pali che nelle uscite. La scorsa estate Casillas venne offerto alla Roma ma l’elevato ingaggio fece saltare l’operazione. Per fortuna mercoledì 17 agosto i giallorossi se lo ritroveranno contro da avversario, sempre che il tecnico Nuno, allievo proprio di Mourinho, decida di schierarlo.