Luigi Pellicone

B…entornato Parma. Una città in festa: in 10 mila festeggiano la B a Firenze. Forse fra quei diecimila c’è anche chi, due anni fa, di questi tempi, si ritrovava sotto casa di Ghirardi. Un sit-in di protesta, contro chi ha prosciugato i conti della società e infangato una storia centenaria. Eh si, perché a giugno del 2015 il Parma falliva per la seconda volta. Dopo il crac Tanzi del 2004, il patatrac Ghirardi. Mesi orribili: i libri in tribunale, l’espropriazione della sede. Si portano via tutto compresi computer, sedie, divani panchine, magliette e palloni. Umiliante? Si, ma non abbastanza per arrendersi.

Si riparte da zero. LND. Società nuova, passione intatta. La ricostruzione è affidata a Nevio Scala, Lorenzo Minotti e Stefano Apolloni. Trinità incarnata in campo da Alessandro Lucarelli, l’anima di una squadra che ara il girone. Zero sconfitte. Il 17 aprile 2016, dopo la vittoria sul Delta Rovigo, si riaccende la luce. Il Parma è in Lega Pro.

Una Lega Pro complicata

La stagione 2016/2017 inizia con i migliori auspici: arriveranno anche i nuovi investitori dalla Cina. La società ha un unico obiettivo. Serie B. Non è cosi facile. La Lega Pro è complicata: non bastano soldi e talento. Qui si gioca sporco, brutto e cattivo. Calci, oltre che calcio. Servono “garra y huevos”, grinta e…palloni. Il Parma ha solo talento. Non basta. Nel progetto di rientro fra i grandi, la Lega Pro è sempre il passo più difficile. Troppe pretendenti per pochi posti. E così com’è, il Parma non va.

Novembre 2016: dopo la sconfitta interna con il Padova, il Parma è nelle sabbie mobili sino alle ginocchia. Il Venezia prende il largo. Addio promozione diretta. La società non ci pensa troppo: soluzione drastica. Ferrari e soci licenziano Apolloni e Minotti, artefici della promozione. Quella è la porta, arrivederci e tanti saluti. Grazie, senza lacrime né ripensamenti. Nevio Scala non la prende bene. Si dimette da presidente. Sembra l’inizio della fine. I tifosi temono l’ennesimo incubo e mormorano di fronte a una scelta apparsa sin troppo cinica. La società incassa le critiche e rilancia. Anche perché, nel frattempo, Hernan Crespo ha trovato investitori nuovi. Trattasi della Sport Marketing Desport, azienda cinese. A Parma sudano freddo. Sai com’è, da queste parti, si è un po’ diffidenti, specialmente quando arriva qualcuno che promette investimenti. Manenti dice qualcosa? Questa volta, però, è vero. Il cinese esiste. Si chiama Jiang Lizhang. Controlla il Granada, mira al Crystal Palace. Riceverà il 60% da Barilla, Pizzarotti e Dall’Ara. Poi prenderà il controllo del club. Ce n’è di tempo. Prima occorre centrale questa B..enedetta promozione.

Dunque, rivoluzione: Daniele Faggiano è il direttore sportivo. In panchina, Roberto D’Aversa. Gennaio porta con sé nove volti nuovi: in primis il portiere Frattali, protagonista assoluto di questi play off. La squadra cambia anche atteggiamento: no alle punte di fioretto, sì alla clava. Emanuele Calaiò, un bucaniere dell’area di rigore torna a fare il suo mestiere. Scozzarella detta i ritmi. Alessandro Lucarelli, 40 anni: è il totem. Inizia la rimonta. I ducali chiudono la regular season al secondo posto. Il resto è storia….

E i cinesi guardano già avanti

E il futuro? La “mission” è affidata al gruppo cinese che ha in mente un Parma ultracompetitivo. I nuovi soci staccheranno un assegno da 15 milioni di euro come premio promozione. Quindi acquisteranno la quota di maggioranza, lasciando comunque il 10% al Parma Partecipazioni Calcistiche, ovvero alla società formata dai tifosi che ha contribuito alla creazione, insieme alla “Nuovo Inizio srl” del Parma 3.0: un atto dovuto.

Già i tifosi. Il Tardini si era abituato bene: calcio champagne con Nevio Scala, la Coppa Italia e i primi trofei internazionali. Quindi ostriche e caviale: Stoichkov, Thuram, Buffon, Crespo, Veron, Cannavaro. Poi il ritorno alla normalità: comunque un bel vivere. Parma è ancora lambrusco e culatelli, sino a Ghirardi che prima lo mette a dieta, poi lo abbandona alla mensa dei poveri: pane e cipolle, di quelle che fanno lacrimare. Il crac di 218 milioni di euro. La fine. La forza di ripartire. Ora la storia ricomincia. E si torna a sognare in grande. La strada tracciata dai cinesi ricalca il modello Atalanta. Investimenti sui giovani, stadio di proprietà. Si ricomincia. A testa alta. In fondo, ha ragione Scozzarella. “Il Parma non può cambiare il passato, ma può riscrivere il futuro”.