Francesco Cavallini

Persino sui campi da calcio, anche l’occhio vuole la sua parte. E a partire dagli anni Settanta, il look dei giocatori è diventato parte integrante della loro “persona calcistica”, suscettibile di imitazione da parte dei tifosi, ma anche di infinite prese in giro. È il caso dei capelli, chiaramente l’elemento più distintivo possibile tra undici persone vestite con la stessa maglia e intente a fare la stessa cosa. Alcuni calciatori hanno lasciato un segno nella storia del pallone più per la loro stramba capigliatura che per l’effettiva bontà delle loro prestazioni (Noel Brotherston, parliamo di te). E poi c’è chi ha abbinato il tutto, fino ad arrivare alla multicolore e multiforme ondata che ha colpito il calcio di recente…

Noel Brotherston ci spiega come NON comportarsi in caso di improvvisa calvizie

La mezzaluna di Ronaldo

Inutile tornare ai magnifici anni Novanta, quando tra Valderrama e Higuita c’era una lotta tutta made in Colombia per il titolo di peggior capigliatura. Iniziamo piuttosto dal 2002, dal mitico mondiale di Ronaldo. Anzi, della mezzaluna sulla fronte di Ronaldo. Ancora oggi, a più di quindici anni di distanza, il vero motivo di un taglio di capelli simile resta abbastanza ignoto. Ronie ha però dichiarato che era un modo per distogliere l’attenzione dal fatto che il brasiliano tornava in nazionale dopo due gravi infortuni al ginocchio. Così fosse, lo stratagemma ha funzionato alla grandissima, dato che tutti, compreso Kahn in finale, sembravano ipnotizzati dalla strana forma sulla testa del Fenomeno e non sono stati in grado di fermarlo sulla strada verso il titolo mondiale e il secondo Pallone d’Oro della sua carriera.

Un po’ di colore in campo

Tornando un po’ indietro, forse anche troppo colore, come nel caso della Sampdoria dello Scudetto e della Romania ai Mondiali del 1998. Sarà per non far sentire solo il biondissimo Mychajlyčenko, o forse solo per vedere l’effetto che faceva, fatto sta che per festeggiare il tricolore nella stagione 1990/91 parte della squadra di Vujadin Boskov decide…di platinarsi in massa, lasciando un marchio abbastanza permanente nelle pupille degli spettatori. Emerge in particolare un ottimo Toninho Cerezo, i cui ricci trasformati in veri e propri riccioli d’oro non sono esattamente il massimo. Stessa idea ha la Romania nel 1998 per festeggiare la qualificazione ai mondiali in Francia. Vista la concomitanza temporale con gli esordi del cantante, si può ben dire che il girone G viene vinto da una squadra di…cloni di Eminem, tranne il buon Ganea, che essendo calvo aveva ben poco da colorare.

pettinature calcio

La Sampdoria dei tempi d’oro, anzi, di platino

Giù la cresta!

In principio fu David Beckham. Anzi, probabilmente Christian Ziege, terzino del Milan e della Germania. Ma se qualcuno ha sdoganato la cresta (il mohawk) nel calcio, quello è stato lo Spice Boy. Che da buona celebrità ha avuto un numero pressochè infinito di imitatori, molti dei quali vagano tuttora per i campi di pallone di tutto il mondo. Che sia la cresta di Hamsik, che cresce e si abbassa a seconda delle vittorie del Napoli, quella di Neymar, che nel corso degli anni è passata da chili di gel ad un libero fluttuare, al momento il taglio all’indiana va per la maggiore tra i calciatori (giovani e meno giovani). Beh, perlomeno il proliferare delle creste avrà risolto un dubbio atavico delle mamme di chiunque da bambino avesse i capelli a spazzola: ma non lo buchi il pallone con quei capelli? A giudicare da El Shaarawy, evidentemente no.