Matteo Muoio

L’ultima domenica di campionato è stata l’ultima volta di Totti con la maglia della Roma. Il resto, giustamente, è passato in secondo piano. Comunque, è successo anche altro. Il Crotone ha centrato una delle salvezze più belle dell’ultimo decennio ai danni dell’Empoli e battendo la Lazio, soprattutto. In virtù della sconfitta biancoceleste l’Atalanta chiude addirittura al quarto posto, sublimando ancora di più una stagione pazzesca; alla faccia di quelli che “tanto ora cala, è inevitabile”. L’ultima di stagione ha visto il prepotente ingresso dei millennials nel calcio che conta, con Kean e Pellegri che da precocissimi esordienti sono diventati piccoli bomber da almanacco. Ne ha offerti di spunti l’ultima giornata, soprattutto in alcuni dei protagonisti, e oggi ve li raccontiamo.

Andrija Balic, gioiello dell’Udinese

Nalini e Balic: l’ex pupillo di Lotito, un assegno in bianco per i Pozzo

L’appendice più bella nella favola Crotone è quella su Andrea Nalini, un altro tra gli ascrivibili alla romantica categoria dei calciatori-operai: classe ’90, Promozione ed Eccellenza nella Virtus Vecomp di Verona mentre si manteneva lavorando prima in fabbrica, poi come magazziniere e addetto all’insaccamento all’AIA, azienda tra le maggiori produttrici di würstel nel paese. Tanti provini andati male, poi nel 2013, con la Virtus, conquista la promozione in Lega Pro Seconda Divisione. Viene notato dalla Salernitana, rilevata un anno prima da Lotito e Mezzaroma, e si trasferisce in Campania. Nei primi sei mesi non trova spazio e per esordire tra i professionisti – gennaio 2014 – deve fare ritorno alla Virtus, in prestito. L’anno dopo, invece, è grande protagonista della promozione dei granata in B con 26 presenze, 3 gol e 9 assist. Raccontano che Lotito si fosse fortemente invaghito di lui e l’intenzione era quella di portarlo in ritiro con la Lazio dopo un anno d’apprendistato in cadetteria. In B però il ragazzo fatica molto e vede il campo col contagocce; sembra destinato a riscendere in Lega Pro, la mano del destino si concretizza però in una chiamata a sorpresa del Crotone neopromosso. In naftalina per quasi tutto il girone d’andata, diventa fondamentale nell’ultima parte di stagione, che vede i calabresi viaggiare a medie da Europa, fino a prendersi le copertine da uomo salvezza grazie alla doppietta contro la Lazio. Già, la Lazio di Lotito, quella con cui doveva partire in ritiro. Nel frattempo, a San Siro l’Udinese ne prendeva 5 dall’Inter. Eppure Giampaolo e Gino Pozzo si sfregavano le mani; perché? Semplice, erano rimasti estasiati dalla perla con cui il giovane croato Andrija Balic rendeva meno amara la sconfitta friulana. Classe ’97, in ottica futura parliamo della prossima super plusvalenza bianconera. Nel presente di una grossa scommessa, uno dei migliori talenti del calcio croato portato in Friuli nel gennaio 2016 per 4 milioni di euro. Cresciuto e messosi in evidenza con la maglia dell’Hajduk Spalato, ha fatto tutta la trafila delle nazionali giovanili fino all’U.21, dove esordiva già nel 2015. I primi 6 mesi in Italia sono stati d’ambientamento, tra allenamenti con la prima squadra e una manciata di presenze in Primavera, quest’anno doveva essere inserito gradualmente ma il solido 4-3-3 costruito da Del Neri non gli dava troppe possibilità, visto che parliamo di un trequartista puro. Il tecnico vede in lui caratteristiche alla Modric – anche fisionomicamente gli somiglia molto – e ha passato gli ultimi mesi ad impostarlo da mezzala, ruolo in cui lo ha proposto nelle ultime 4 partite di stagione sotto diktat dirigenziale. La storia di Balic in Italia comincia col destro all’incrocio contro Handanovic; ne sentiremo parlare molto.

Kean in azione contro il Pescara

I MILLENNIALS
I nomi di Kean e Pellegri li abbiamo anticipati. Curioso che nella settimana che vede l’addio – a quasi 41 anni – del più grande calciatore italiano di tutti i tempi entrino in tabellino due ragazzi nati nel nuovo millennio. Insomma, il calcio italiano ha perso ogni punto di contatto con il suo passato e si prepara a vivere una nuova era. La perfezione della stagione bianconera sabato si arricchiva con un altro primato, quello di aver mandato in rete il primo 2000 nei primi 5 campionati europei, il primo ragazzo nato nel terzo millennio; Moise Kean, lui che a novembre, contro il Pescara, diventava pure il primo 2000 ad esordire in Serie A e qualche giorno dopo in Champions, contro il Siviglia. Italiano di seconda generazione – genitori ivoriani -, attaccante del futuro in tutti i sensi. Il giorno dopo però c’era chi faceva addirittura di meglio: se fai l’esordio in Serie A alla stessa identica età – 15 anni e 280 giorni – di una figura a metà tra storia e mito come Amedeo Amadei sei inevitabilmente un predestinato, se segni il primo gol nel giorno dell’addio al calcio di Totti, nel suo tempio in veneranda commozione, allora sfidi tempo e storia. Sei forte e audace, forse un fenomeno. Domenica Pietro Pellegri del Genoa è diventato il terzo marcatore più giovane nella storia del calcio italiano dopo lo stesso Amadei e Rivera, lo ha fatto aggiungendo brivido all’impasto di pathos e splendide emozioni di cui era pregno l’Olimpico, lo ha fatto resistendo fisicamente alla carica di un colosso come Manolas. Anche nel Totti-day, a margine, c’è un appendice interessante.

Pietro Pellegri del Genoa, in gol a soli 16 anni e 2 mesi