Francesco Cavallini

Su un campo da calcio in un quarto d’ora può succedere molto. Chiedere al Milan a Istanbul, capace di dissipare un vantaggio di tre reti in una finale di Champions. Ma la grande protagonista dei migliori e dei peggiori quindici minuti di questo inizio di stagione è senza dubbio la Roma. Che in campionato in uno spicchio di partita è stata asfaltata dall’Inter dopo aver giocato quella che probabilmente resta la miglior prestazione della gestione Di Francesco. Ma a cui, al contrario, a Baku è bastato lo stesso tempo per aver ragione del Qarabag, con un’accelerazione iniziale che è valsa due reti. E tre punti, che nella corsa alla qualificazione alla fase a eliminazione diretta possono valere oro.

I quarti d’ora della Roma

Il quarto d’ora negativo è arrivato comunque, in corrispondenza dell’inizio della ripresa. Gli azeri, ringalluzziti dalla rete (cortese regalo della difesa giallorossa) hanno organizzato un forcing a cui la Roma non ha saputo rispondere, preferendo rintanarsi nella sua metà campo e correndo sempre verso la propria porta e mai verso il portatore di palla. Una difesa abbastanza spaventata, incapace di ripartire e preoccupata più di allontanare il pallone dall’area che a creare problemi agli avversari. Un quarto d’ora di terrore per i tifosi, che hanno continuato a soffrire fino al novantesimo, ma che per quindici minuti hanno davvero visto le streghe. La Roma difende ancora male, in maniera scomposta e disordinata, soprattutto quando lascia completamente l’iniziativa agli avversari. Da quel punto di vista, Di Francesco deve ancora lavorare molto.

La Roma splende o si spegne del tutto

Dall’altro lato però ci sono momenti in cui la Roma va a mille, soprattutto in avanti. I meccanismi offensivi sono migliorati assieme alla condizione fisica e quando la squadra è in possesso di palla è in grado di sviluppare trame di gioco belle e funzionali, come accaduto a inizio match contro il Qarabag e in alcuni frangenti delle partite precedenti. A volte la luce si accende di colpo, altre il blackout è completo. Dove sta il problema? È una questione di condizione fisica o di approccio alla partita? La differenza la fanno le gambe o la testa?

Perchè questi momenti?

Probabile che sia un concorso di colpa. Quando la squadra si sente bene fisicamente va in fiducia e riesce a produrre calcio. Quando si fa avanti la paura di tornare la solita Roma, la tensione va a incidere anche sulla prestazione atletica. Ed è per questo che il match di Baku, con tutti i distinguo sul valore dell’avversario, fa tutta la differenza del mondo. Il fantasma dell’Inter è stato superato e ora i giallorossi sanno che sono in grado di reggere l’urto anche quando nulla va come vorrebbero. L’importante è che alla squadra i quindici minuti prendano sempre meno spesso. E che se proprio devono arrivare, che siano più simili al primo quarto d’ora di Champions che all’ultimo con i nerazzurri.