Redazione

Che Perisic. Le sfide d’andata dei play off lasciano in eredità la sensazione che il calciatore croato sia cresciuto a dismisura, sino a raggiungere livelli mai toccati prima. Corsa, determinazione, resistenza e sacrificio. Merito della cura Spalletti? Di certo il tecnico di Certaldo ci ha messo del suo, ma è altrettanto innegabile che Perisic sia l’uomo chiave dell’Inter.

Un’Inter Perisic-dipendente

Quattro gol e cinque assist in 12 partite. Giocate tutte d’un fiato. Numeri che hanno fruttato almeno i tre quarti dei punti totalizzati sinora. Basta leggere le cifre: un gol e un assist contro la Viola all’esordio. Due passaggi decisivi nella trasferta di Roma, che diventano quatto sommando quelli contro Milan e Sampdoria. E ancora, un gol alla Spal e l’altro al Crotone. E infine il destro al fulmicotone che ha deciso la trasferta del Bentegodi. Basta? Avanzerebbe pure, e la sensazione è non sia finita qui. Il gioco dell’Inter è cucito sulle sue caratteristiche. E viceversa. L’uno, ormai, non può fare a meno dell’altro. Spalletti lo impiega alla…Salah, ma con redditività maggiore. L’esterno croato è un calciatore tecnicamente e tatticamente molto più completo rispetto all’egiziano. Ivan è ambidestro e ha una corsa diversa ed è più forte anche tecnicamente. Perisic, come accaduto a Verona, non ha molti problemi a utilizzare il piede debole: riesce a crossare e calciare con il destro quasi con la stessa facilità.

A caccia di Bale

Diversi interpreti del ruolo corrono solo dall’esterno verso l’interno: il loro unico scopo è arrivare dritti in porta attraverso le triangolazioni con i compagni o sfruttando l’accelerazione in campo aperto. E se non lo trovano? Ecco, appunto. L’esterno destro nerazzurro ha una intelligenza tattica superiore rispetto alla media dei suoi colleghi. Si sa muovere in tutte le direzioni, non è attratto dalla porta, né aspetta il pallone sui piedi per partire a testa bassa: ha la pazienza di attendere che la squadra lavori e si muove sul palleggio, dettando il passaggio. Perisic sta anche lavorando sulla continuità in campo. Quello è il suo maggiore difetto. É evidente che soffra di cali di concentrazione lungo l’arco dei 90′. È capace di accelerazioni devastanti e di assenze irritanti. Poi, però, tira fuori dal cilindro la soluzione che sopperisce all’incapacità di vivere la partita. Se Spalletti lo rende presente a sé stesso per tutti i 90′, ha tra le mani un top player di livello assoluto. Forse il migliore interprete al mondo del suo ruolo, considerando anche le difficoltà di Bale.