Redazione

Si gioca per la gloria, per il Mondiale e per i premi che entrambe le federazioni hanno promesso ai propri calciatori in caso di approdo in Russia. È uno spareggio e già per sè varrebbe tanto, soprattutto per i calciatori. Eppure la partita tra Perù e Nuova Zelanda, che ripartono dallo 0-0 di Auckland, per qualcuno potrebbe significare anche qualcosa in più. Qualche ora di sonno, per esempio. Sempre ammesso che dopo una qualificazione mondiale, tanto attesa e desiderata, si riesca a dormire.

Se vince il Perù, non si lavora

I peruviani, che affrontano il ritorno con il fattore campo a proprio favore, avranno una spinta in più nel cercare l’impresa. Circa trentadue milioni di persone, che già non fanno mai mancare il proprio supporto alla nazionale guidata dall’argentino Gareca, ma che stavolta faranno un tifo ancora più indiavolato. La posta in palio è alta, certo, ma il ministro del Lavoro ha alzato l’asticella. Se il Perù si qualifica ai mondiali, giovedì non si lavora. Tutti gli impiegati pubblici saranno esentati dal presentarsi in ufficio, mentre resta facoltativa l’astensione dalle attività per i privati. E a Lima già pregustano una giornata di festa nazionale.

Se vince la Nuova Zelanda, a Lima è lutto nazionale

Già, perché il ranking FIFA, per quanto possa contare, suggerisce una sfida improba per la Nuova Zelanda. Gli All Whites non hanno esattamente un’ottima tradizione nelle sfide fuori casa, figurarsi quando c’è da raggiungere un altro continente. Ecco perché il Perù si attende che i Kiwi facciano una partita attenta e strettamente difensiva. Del resto, ogni minuto trascorso senza andare in vantaggio non farebbe altro che aumentare la pressione sui padroni di casa. Certo, l’idea di partire da Auckland per fare le barricate non piace a nessuno in Nuova Zelanda, ma se c’è qualcosa che l’eliminazione dell’Italia per mano della Svezia ha insegnato a tutti è che un po’ di catenaccio non ha mai fatto male a nessuno, anzi…

Resta chiaramente favorito il Perù

Al Perù serve un gol, alla Nuova Zelanda serve non prenderne. E se la Blanquirroja dovesse scegliere a chi affidarsi, chiaramente si metterebbe nelle mani di Paolo Guerrero, che con 33 reti è il capocannoniere di tutti i tempi della nazionale peruviana. Peccato però che El Barbaro sia stato costretto a dare forfait per i due spareggi a causa di un esame antidoping fallito, con tanto di trenta giorni di squalifica. Serve quindi qualcuno in grado di scardinare una difesa che si preannuncia ostica. E chi meglio di Jefferson Farfán, 33 anni, ex stella del PSV e dello Schalke? È sulla sua tecnica che il Perù conta per arrivare al mondiale. E per avere un giorno di ferie in più. Perché per festeggiare per bene, meglio non avere nulla da fare il giorno dopo, no?