Francesco Cavallini

Trentatré anni e sei mesi, neanche il tempo di arrivare alla fatidica quota 34, la cifra che quando sei bambino riconosci come il punto numerico di non ritorno per la carriera di un calciatore. Ritirarsi a questa età lascia parecchi interrogativi. Mancanza di competitività? Infortuni? Niente di tutto ciò. Piuttosto, mancanza di stimoli. E a quel punto diventa difficile dare torto a Philipp Lahm. Quando da capitano hai sollevato Meisterschale, Coppa e Supercoppa di Germania, Champions League, Supercoppa Europea, Mondiale per Club e addirittura la Coppa del Mondo, beh, c’è poco altro da voler raggiungere. Di obiettivi nuovi e interessanti non ce ne possono essere. E quindi arriva l’addio, ovviamente nell’Allianz Arena che lui stesso ha contribuito ad inaugurare nel lontano 2005, nel giorno in cui appende gli scarpini al chiodo anche l’amico Xabi Alonso. Applausi scroscianti, fiori e qualche lacrima. Non si ritira uno qualunque. Se ne va il Nano Magico. Ma non ditelo ad alta voce. Pare che come soprannome non gli piaccia molto…

Philipp Lahm, un vero predestinato

Se Philipp Lahm non riesce a sfondare in Bundesliga, tutti gli altri non hanno alcuna possibilità. A parlare è Hermann Hummels, tecnico delle giovanili del Bayern e papà di Mats. Ma si potrebbe fare un sondaggio anche tra tutti gli altri che negli anni l’hanno visto crescere in Baviera, cambiando l’ordine degli addendi il risultato resterebbe sempre lo stesso. Un vero predestinato, capitano di tutte le categorie delle giovanili e addirittura del Bayern Monaco II (che gioca pur sempre l’equivalente della nostra Lega Pro) ad appena diciassette anni. Terzino destro, esterno di centrocampo, persino mediano. Dove lo metti, Lahm sta, non sfigurando mai nonostante un fisico non proprio statuario che gli vale un sobriquet poco ortodosso ma che lo descrive alla perfezione. Si affaccia in prima squadra nella stagione 2002-03, ma sulle fasce ci sono sue istituzioni dei Roten, Willy Sagnol e Bixente Lizarazu. Poco spazio quindi per Lahm, che comunque esordisce in Champions League durante la fase a gironi. Ma tenerlo a marcire in panchina è controproducente e la società decide di prestarlo per due anni allo Stoccarda.

L’esordio di Philipp Lahm con il Bayern Monaco (ph. presa dal profilo Instagram di Philipp Lahm)

Il che è un peccato per il romanticismo di questa storia, altrimenti Der Kapitän avrebbe raggiunto Steven Gerrard e (forse?) Francesco Totti nel prestigioso novero degli one-club-men. Ma per il calciatore è una fortuna, perchè nel Baden-Württemberg il giovane Philipp trova spazio, fa parecchia esperienza e soprattutto incontra un maestro importante. Alla guida degli Svevi c’è infatti Felix Magath che, nomen omen, ha una intuizione che definire felice è poco. A destra lo Stoccarda ha Andreas Hinkel, altra giovane promessa del calcio tedesco. Ma a sinistra c’è un vuoto, nel quale l’ex centrocampista dell’Amburgo inserisce proprio il Nano Magico. La duttilità di Lahm gli permette di fare immediatamente suo il ruolo e di cementare la propria presenza nell’undici titolare. In due anni 71 presenze con la maglia della gloriosa polisportiva cinque volte campione di Germania tra campionato, coppa e Champions League. Ma alla fine della stagione 2004-05 per Philipp è l’ora di rifare le valigie. C’è l’Allianz da inaugurare…

Nel frattempo Lizarazu è andato (temporaneamente) a giocare in Francia e al posto di Ottmar Hitzfeld sulla panchina del Bayern ora siede…Felix Magath! Neanche a dirlo, Lahm si prende la fascia sinistra ed il primo double della sua eccezionale carriera. Non lo fermano neanche un fastidioso infortunio che lo tiene ai box per un po’ di tempo prima dell’esordio in Bundesliga e l’improvviso ritorno in Germania di Lizarazu. L’esperimento riesce talmente bene che nella stagione successiva Magath rinuncia al proposito di acquistare un altro terzino sinistro. La fiducia del tecnico è ben riposta, dato che Lahm non salta neanche una della 34 partite di campionato, ma l’eroe di Atene 1983 se ne godrà solo circa la metà. A fine gennaio viene infatti sostituito da Hitzfeld, richiamato in fretta e furia da Kaiser Franz Beckenbauer per evitare l’onta di mancare la qualificazione in Champions League. Qualificazione che non arriva, perchè il Bayern raggiunge solo il quarto posto, proprio mentre lo Stoccarda vince la sua finora ultima Bundesliga.

Per il 2007-08 Hitzfeld spalanca i cordoni della borsa, acquistando tra gli altri Marcell Jansen, che nella vita fa il terzino sinistro. L’intenzione è quella di riportare Lahm sulla fascia destra per sostituire Sagnol, ormai prossimo al pensionamento. Ma il fato la pensa diversamente e si accanisce sul nuovo arrivo e sul francese. Messi assieme fanno appena 34 presenze, circa un terzo in meno del nostro Philipp, che per la maggior parte dei match viene schierato a sinistra e fa coppia con Christian Lell. Arriva uno splendido treble domestico, in una stagione macchiata solo dalla sconfitta in semifinale di Coppa UEFA contro lo Zenit San Pietroburgo di Advocaat. Come sua abitudine, Hitzfeld lascia da vincente ed in panchina all’Allianz Arena arriva Jürgen Klinsmann, che già conosce molto bene Lahm per averlo allenato con la maglia della Nazionale tedesca nel campionato mondiale casalingo. La stagione si rivela deludente, non certo per colpa del terzino sinistro, che gioca 39 partite e segna quattro reti. A fine anno Oddo, terzino destro titolare dei bavaresi, torna al Milan. Sembra una notizia da poco, ma è l’inizio di un’altra rivoluzione.

Philipp Lahm, capitano del Bayern dal gennaio 2011 (ph. presa dal profilo Instagram di Philipp Lahm)

Sulla panchina del Bayern si siede infatti Louis van Gaal, fresco campione d’Olanda con l’AZ Alkmaar. Si presenta subito promuovendo Lahm a vicecapitano e riportandolo sulla fascia destra. Il ritorno alle origini giova al Nano Magico, che batte il suo record di presenze stagionali (53) e di assist (12) e conquista un altro double casalingo. La delusione maggiore arriva però per mano dell’Inter di Mourinho, che non permette a Mark van Bommel di sollevare la Champions League al cielo di Madrid. L’olandese non avrà più l’opportunità di provarci, perchè nel mercato invernale della stagione successiva chiede di essere ceduto al Milan. Il suo connazionale non ci pensa due volte e affida la fascia da capitano a Philipp. La scelta non porterà bene, almeno non a van Gaal, che viene poco cerimoniosamente esonerato a fine aprile quando risulta chiaro che il Bayern non può più raggiungere il Borussia Dortmund di Klopp, lanciato verso il titolo di campione di Germania. Se possibile, la stagione 2011-12 sarà ancora più triste.

Arriva Heynckes, che guida i bavaresi in un’annata iniziata male (con la sconfitta casalinga all’esordio contro il Borussia Mönchengladbach) e finita ancora peggio, con le lacrime che scorrono copiose sull’erba dell’Allianz Arena. Nella finale casalinga di Champions League contro il Chelsea, raggiunta dopo una semifinale al cardiopalmo contro il Real Madrid, il Bayern passa in vantaggio a sette minuti dalla fine, ma ci pensa Drogba a ristabilire la parità. Durante i supplementari Robben ha l’occasione di decidere il match dagli undici metri, ma si fa ipnotizzare da Cech. Nell’atto finale della tragedia, Lahm si presenta per primo sul dischetto per i rigori che assegneranno il trofeo. Der Kapitän non tradisce, ma Olić e Schweinsteiger sì. La Coppa vola a Londra. Eppure il destino sa premiare chi merita e nessuno merita più di Philipp Lahm. Ed è forse per questo che il piccolo grande ragazzo di Monaco di Baviera riceve in dono dal fato i due anni di carriera più belli che un calciatore possa sognare. Meisterschale 2012-13 vinto con venticinque punti di vantaggio, Coppa di Germania, Supercoppa Tedesca e soprattutto la Champions League, che il Nano Magico solleva al cielo di Wembley dopo il derby teutonico con il Borussia Dortmund.

Philipp Lahm alza la Coppa del Mondo 2014 (ph. presa dal profilo Instagram di Philipp Lahm)

Ma il periodo di grazia continua. Heynckes lascia la Baviera come meglio non potrebbe e il suo posto all’Allianz Arena lo prende Pep Guardiola. Il catalano, bontà sua, continua con la tendenza a schierare i terzini delle sue squadre ovunque tranne che nel loro ruolo. Non che per Lahm faccia qualche differenza, dipendesse da lui potrebbe anche giocare come centravanti-boa. L’ex allenatore del Barcellona lo sposta in mediana, posizione che Philipp ha più volte ricoperto nelle giovanili. In stagione ha il tempo di alzare l’ennesimo Meisterschale, la Coppa di Germania, la Supercoppa Europea ed il Mondiale per club. Ma il viaggio più bello deve ancora iniziare. L’aereo che porta la nazionale di Löw in Brasile è carico di belle speranze, quello che il 14 luglio riporta la Mannschaft a Berlino ha un’ospite molto speciale. È la Coppa del Mondo, che il capitano del Bayern e della Nazionale può mostrare orgoglioso ai suoi tifosi. Qualche giorno dopo Lahm annuncia il suo ritiro dalle competizioni internazionali, trasformando così la finale con l’Argentina nell’ultima delle sue 113 presenze con la maglia della Germania.

Arriveranno altri trofei, altre soddisfazioni personali. Guardiola lascia il posto a Carlo Ancelotti, ma lo spartito non cambia. Lahm torna all’antico, sulla fascia destra, per quella che è la sua ultima cavalcata. Con nove trionfi in Bundesliga è il calciatore tedesco più titolato di sempre. Con 516 presenze complessive si ferma al settimo posto nella speciale classifica dei fedelissimi del Bayern. Sembrerà quindi incredibile constatare che in oltre 15 anni di campionato tedesco il Nano Magico abbia ricevuto solo venti ammonizioni e che, record nel record, non abbia mai subito l’onta del cartellino rosso. Impossibile per molti, ma normale amministrazione per un calciatore correttissimo, che per oltre un anno (settembre 2014 – ottobre 2015) è riuscito a non commettere neanche un fallo. In molti, Ancelotti in primis, hanno tentato di convincerlo a ripensarci, a non privare il calcio tedesco e mondiale del suo talento indiscusso, della sua intelligenza tattica e del suo straripante carisma. Ma Der Kapitän è stato irremovibile. E ai suoi tifosi, e a noi che abbiamo avuto la fortuna di ammirare per anni un calciatore straordinario, non rimane che guardare per l’ultima volta il ragazzo con la maglia numero 21 mentre divora la fascia e applaudirne l’uscita di scena. Quindi vielen danke, Philipp. E auf wiedersehen.

Philipp Lahm e Mats Hummels festeggiano la Bundesliga 2016-17 (ph. presa dal profilo Instagram di Mats Hummels)