Matteo Muoio

L’Inter prepara il match contro il Napoli nel blindatissimo ritiro della Pinetina. La sconfitta di Firenze, la terza del mese, ha allarmato società e dirigenza; 2 punti nelle ultime 5 partite, il sogno/obiettivo Champions sfumato da un pezzo e l’Europa League – dai preliminari – distante 2 punti, quanti separano i nerazzurri dal Milan sesto. Un fallimento totale. Da quanto filtra dai piani alti pare che Europa League o meno cambi poco per i piani di Suning, certo però non centrare nemmeno la competizione europea minore sarebbe una figuraccia per una squadra allestita con quasi 200 milioni. Comunque, si inizia a pianificare il futuro e al momento l’unica certezza è che non sarà con Pioli; è stato confermato per il finale di stagione ma non guiderà l’Inter l’anno prossimo. Sapeva fosse difficile quando ha firmato, ci ha sperato quando la sua Inter viaggiava a medie da scudetto, s’è dovuto rassegnare quando la squadra lo ha abbandonato. Già, perché dopo il pareggio di Torino che vedeva sfumare ogni residua speranza Champions, i suoi hanno mollato. Lo hanno mollato. Questo va sottolineato. La poca chiarezza della società circa la sua posizione – traghettatore di lusso? Allenatore per il futuro? – ha influito su atteggiamento, testa e gambe dei giocatori. Pioli a novembre ereditava un’Inter disastrata da De Boer – che a sua volta pagava il caos Mancini -, lontana dall’Europa e dall’essere una squadra. Ha riportato ordine, normalità, ha dato un gioco. Fino ad un mese fa la sua Inter rendeva da grande, aveva la migliore media dopo Juve e Napoli, tra dicembre e gennaio aveva inanellato un filotto di sette vittorie consecutive, perdeva solo con le formazioni sulla carta più forti. Ma Pioli non è un top manager o comunque un nome affascinante, quello che vuole Suning per l’Inter. E’ un bravo allenatore italiano che ha fatto la gavetta, ha buone idee e cerca di trasmetterle ai giocatori, fattori che interessano poco a chi vuole riportare l’Inter nell’èlite del calcio europeo; per questo serve un Simeone, un Conte, in caso Jardim, ad andar male Silva, che allena l’Hull City ma è giovane e in Portogallo considerano l’erede di Josè Mourinho. La permanenza di Pioli passava da un clamoroso terzo posto, piazzamento quasi proibitivo viste le premesse iniziali della sua avventura milanese. Quanto fatto fino ad ora, fino ad un mese fa, conta poco, servirà a chi siederà al suo posto. Da giugno dovrà ricominciare da capo, da un’altra piazza, possibilmente in un ambiente meno instabile di quelli ‘bazzicati’ negli ultimi anni.

pioli-inter

La sua media punti con l’Inter è di 1,80 a partita

Pioli capro espiatorio: i precedenti di Lazio e Bologna

L’amara costante del tecnico di Parma nelle ultime stagioni è stata quella di pagare per colpe non sue, quando forse era il minor responsabile. Se all’Inter doveva condurre all’approdo Champions una nave in burrasca, alla Lazio è stato il capro espiatorio di Lotito, il pharmakos da allontanare da Roma per risollevare la Lazio. Quella Lazio che nel 2015 aveva guidato ad un incredibile terzo posto e in finale di Coppa Italia giocando il miglior calcio del campionato, qualcosa che dalle parti di Formello non s’era mai visto sotto la gestione Lotito. Era riuscito a riportare la Lazio in alto e a riavvicinare la tifoseria, la società l’ha premiato con un mercato incomprensibile: Morrison non ha mai giocato, Kishna poco e niente, a distanza di un anno Hoedt si è rivelato un buonissimo difensore, Patric un elemento valido e Milinkovic un potenziale top player ma di certo, all’epoca, non potevano bastare per entrare in Champions e affrontare la stagione con la doppia competizione. Con l’eliminazione dal preliminare l’incantesimo si è rotto, lui si è sentito tradito, qualcuno nello spogliatoio – vedi Candreva – ha iniziato a non seguirlo più. Si è fatto male De Vrij e nonostante i 4 mesi per trovare un sostituto gli è stato rifilato Bisevac. La sua seconda stagione alla Lazio è stata inevitabilmente fallimentare, non abbastanza comunque da giustificare tempi e modi dell’esonero; era il 7 aprile 2016, il giorno seguente alla sconfitta per 4-1 nel derby, la società comunicava sul sito ufficiale di aver sollevato Pioli dall’incarico senza nemmeno un ringraziamento. Questo sarebbe goffamente arrivato una settimana dopo, sotto le pressioni di stampa e tifoseria. Prima della Lazio poi c’era stato il Bologna, ancora oggi la sua esperienza più longeva su una panchina. C’era arrivato da subentrato nell’autunno del 2011, portando la squadra ad un nono posto finale che risulta tra i migliori piazzamenti dell’ultimo decennio felsineo. Davanti aveva Gastòn Ramirez e Diamanti a supporto di Di Vaio. L’anno dopo c’erano con Alino c’erano Gilardino e Gabbiadini, i rossoblu chiudevano a metà classifica. Nell’estate del 2013 la squadra viene smantellata ed inizia a rilento, a gennaio a farne le spese è ovviamente Pioli: lasciò i rossoblu al quindicesimo posto, arrivò Ballardini e a fine campionato fu retrocessione.

Pioli alla Lazio

IL FUTURO
Non dovrebbe rimanere fermo. Il desiderio sarebbe la Premier ma, al momento, lì non ha mercato. In Italia qualcuno ci sta pensando. La Fiorentina ad esempio, che ha già salutato Sousa; la soluzione più plausibile, una piazza di livello che in estate dovrà inaugurare un nuovo progetto tecnico, un po’ come successo con la Lazio nel 2014. E’ in ballottaggio con Di Francesco – Roma permettendo – e qualora dovesse perdere si aprirebbe per lui la pista Sassuolo, squadra che ha già allenato in Serie B nel 2009-2010; in questo caso un piccolo salto all’indietro, ma in carriera Stefano da Parma ha già dimostrato di sapersi reinventare e far rendere le sue squadre al di sopra delle aspettative.