Redazione

Giampaolo ha ritrovato un regista con i fiocchi. Gli era già successo ad Empoli, con Paredes. E adesso ha Torrera uno dei migliori del campionato. Questa volta, però, non è un’invenzione: il centrocampista uruguaiano aveva già mostrato le sue doti a Pescara, ma adesso la sensazione è che sia pronto ad affermarsi come “crack”.

Un diamante da sgrezzare

Torreira è, classe 1996, professione: centrocampista centrale. E pensare che ha iniziato come trequartista nella primavera di Federico Giampaolo (fratello di Marco, il tecnico della Samp, si a volte il mondo è piccolo). Poi Oddo lo ha spostato a centrocampo. Una intuizione felicissima: Torreira diviene il faro della squadra che conquista la promozione in serie A. Il ragazzo ha tutto: controllo di palla, dribbling, visione di gioco, geometrie e capacità di correre in verticale. Centrocampista metronomo e di appoggio: il tutto, giocando sempre di prima.

Cosa può diventare da “grande”

Il futuro di Torreira è da dipingere a colori: possibilmente blucerchiati, anche se, considerate le premesse di questo inizio stagione, è facile immaginare che qualche top club gli metta gli occhi addosso. Del resto, appare pronto per il salto di qualità. Il ragazzo uruguaiano è in grado, come pochi, di unire estetica e funzionalità: elegante, ma ragiona già da uomo squadra. Attrae il pallone ma non ama trattenerlo, preferisce giocarlo scegliendo sempre la soluzione più funzionale legando i reparti e creando un esagono con i quattro difensori e le due mezzali. E con grande personalità. Non a caso i compagni si affidano a lui anche per uscire da situazioni di gioco particolarmente complesse.

Un po’ Verratti, e un po’ Pizarro 

Il passato pescarese e la conformazione fisica ricordano Verratti, anche se, per intenderci, Torreira è più un Pizarro. Riesce a cambiare ritmo di gioco e potenza di passaggio, con un temperamento e una furbizia fuori dal comune. É molto complicato superarlo ed altrettanto difficile che si faccia sorprendere, abile com’è a farsi trovare dietro la linea del pallone. Ovviamente vi sono anche dei difetti: il ragazzo può e deve migliorare nella fase offensiva, provare il tiro dalla distanza, limitare alcune sbavature legate da eccessi di confidenza nei propri mezzi. Mai, come in questo caso, però si può parlare di limiti di gioventù di un calciatore delle prospettive ancora inesplorate.