Francesco Paolo Traisci

L’immagine ha fatto il giro del web in poche ore: il portiere di riserva del Sutton, Wayne Shaw, seduto in panchina durante la gara contro l’Arsenal azzanna con avidità un panino sotto gli occhi divertiti (e forse anche un po’ invidiosi) dei propri compagni di squadra. Ma dove sta la notizia? La notizia è che in seguito alla viralizzazione della foto lo stesso portiere è finito sotto inchiesta da parte della commissione scommesse della federazione inglese. Perché?

I tesserati non possono scommettere sul campionato in cui giocano

Iniziamo dalle regole, chiare, che lasciano poco spazio all’interpretazione. Come ho già avuto modo di scrivere su questa testata, ad atleti, dirigenti ed in generale ai tesserati ed anche ai proprietari di squadra sportive è vietato scommettere non solo sulle proprie partite (a vincere o a perdere è irrilevante), ma anche su tutte quelle del campionato in cui partecipa la propria squadra. E ciò come regola imposta dal Cio, e, su base nazionale dal CONI, il cui Codice di comportamento sportivo impone a tutti costoro di non prendere parte, direttamente o per interposta persona, a scommesse aventi oggetto i risultati relativi alle competizioni alle quali si partecipa o alle quali si abbia un diretto interesse. E ciò ai fini di evitare un evidente conflitto di interessi, a prescindere dalla alterazione del risultato (peraltro autonomamente vietata sulla scorta di altre regole). Ma non è questo il caso: per il momento, da quanto risulta dalle notizie, il portiere non è accusato di aver scommesso (o fatto scommettere) sull’esito della partita in cui era impegnato (per la verità assai poco, essendo rimasto per tutta la gara seduto in panchina) né su altre gare del proprio campionato o di coppa nazionale.
E allora per che cosa viene sospettato l’ignaro portiere? Di aver mangiato appositamente e platealmente il panino per far vincere gli scommettitori che avevano puntato sul verificarsi di tale evento. Ammesso che sia stato così, dove sta il divieto? È vietato mangiare in panchina? Non sembra esserci nessuna norma in tal senso, anche se potrebbe essere un comportamento poco professionale e poco elegante. È vietato mangiare prodotti con marchi riconoscibili? Forse ciò potrebbe far arrabbiare il club, legato ad altri sponsor in concorrenza con quello del prodotto mangiato dal portiere, ma non gli organi ufficiali della giustizia del calcio e peraltro nessun marchio appare visibile nelle foto che circolano sul web (anzi da notizie ulteriori risulta che il tortino incriminato fosse proprio dello sponsor del club). E allora perché tutto questo polverone mediatico? Su quali basi si fondano le accuse? Invero queste trovano una loro rilevanza giuridica nella diversa formulazione che alla regola del divieto di scommesse viene data all’interno dei regolamenti calcistici, come peraltro avevamo già avuto modo di commentare in altre occasioni. In particolare, l’art. 25 del Code of Ethics della FIFA afferma infatti che a tutti i soggetti vincolati dal Codice (ossia atleti, tecnici, dirigenti, arbitri, ma anche azionisti delle società calcistiche e altri tesserati), è fatto divieto di prendere parte direttamente o indirettamente o essere associati in altro modo con scommesse, gioco d’azzardo, lotterie o altri eventi connessi a partite calcistiche. Molto sibillino ed ampio ma ancora non sembra rientrarsi nel caso del malcapitato Shaw

In realtà le accuse si fondano sulla applicazione della corrispondente regola del Regolamento della Federazione Inglese che appare di ancor più ampia ed incerta portata. Nell’art. 8, che si occupa di Scommesse, è infatti fatto espresso divieto ai calciatori di “scommettere, direttamente o indirettamente, ovvero determinare, consentire, indurre altri a farlo sul risultato, sull’andamento progressivo e su ogni altro dato rilevante della gara o su qualsiasi altro evento che possa verificarsi durante una partita di calcio o una competizione calcistica”. La formulazione della norma, la cui difficile traduzione del testo inglese è mia (e spero di essere stato più fedele possibile alla versione originale), appare assai laconica ed onnicomprensiva. E’ tale da comprendere anche qualcosa che, con la gara non ha assolutamente nulla a che vedere, ossia un giocatore che a margine della stessa si nutre in modo plateale e probabilmente poco professionale? E se invece una società di scommesse sportive decidesse di quotare le probabilità che un determinato calciatore si alzi dalla panchina per salutare amici e parenti al 30° del primo tempo nel corso di una gara, ovvero beva la bibita dello sponsor tecnico al 35° del secondo tempo cosa cambierebbe? Sono tutti comportamenti che possono essere attuati volontariamente e legittimamente durante una gara! Secondo me però il punto è un altro: anche qualora si dovesse ritenere che il pasto del portiere di riserva sia un evento collegato alla gara e quindi rilevante ai fini del divieto, per punire il giocatore si dovrebbe compiere un ulteriore passo, dimostrando il coinvolgimento dell’estremo difensore nella scommessa. E ciò non può essere certo ritenuto dimostrato per il solo fatto che lo stesso ha attuato il comportamento previsto come evento determinante nella scommessa (a prescindere dalla sua consapevolezza del fatto che la sua condotta fosse oggetto di una scommessa, cosa che ha candidamente ammesso). Però una cosa è sapere ed altra è partecipare, seppur indirettamente, alla scommessa, inducendo altri a scommettere. Se si riuscisse a dimostrare una qualsiasi forma di accordo fra lo scommettitore vincente ed il giocatore (del tipo “Scommetti sereno che io quel panino me lo mangio sicuro”) allora sì che sussisterebbero gli estremi per la violazione dell’art. 8 e quindi per la sanzione al malcapitato portiere, che nel frattempo ha pagato il quarto d’ora di gloria con l’allontanamento dalla squadra. Questi i due nodi interpretativi che è chiamata, a mio avviso, a sciogliere la commissione scommesse della FA, indicandoci per la prima volta la via da seguire anche per il futuro! Ammesso però che inizi la sua inchiesta che già parte fra mille incertezze.