Francesco Cavallini

La Juventus fa 6. Non al Superenalotto, ma nel conto degli Scudetti consecutivi. Record assoluto per il campionato italiano (superati Grande Torino e Juve del Quinquennio), segno tangibile di un dominio che nelle ultime due stagioni magari è stato un po’ meno netto, ma che è innegabile. Gigi Buffon raggiunge Ferrari, Furino e Rosetta nella speciale classifica dei plurivincitori del campionato italiano. Scoppia però la guerra delle cifre. Il portiere della nazionale conta dieci Scudetti in bianconero, così come la pagina Facebook della Juventus celebra il tricolore numero 35. Ma secondo gli albi d’oro, oggi Gigi arriva a 8 e la Vecchia Signora tocca quota 33. Se la matematica non è un’opinione, qualcuno ha torto. Il problema è stabilire chi.

Il Real invece fa pari e patta. Nel senso che anche a Madrid si preparano alla finale di Cardiff vincendo il campionato. Per giunta il trentatreesimo. L’ultimo a riuscire nell’impresa era stato José Mourinho. Zidane, subentrato a Benitez neanche due anni fa, ha già superato il suo maestro Carlo Ancelotti, portando al Bernabeu l’undicesima Champions League la Liga dopo quattro anni di digiuno, con la concreta speranza (o rischio, dipende dai punti di vista), di aumentare a breve il servizio di argenteria. Non male per uno che sembrava capitato per caso sulla panchina del Real e che forse non tutti ancora riescono a considerare un grande allenatore. Ma come si dice, carta canta. E pure mezza Madrid.

Crisi di identità in casa Milan. A San Siro si festeggia il sesto posto, con annessi preliminari di Europa League. Montella viene portato in trionfo dai suoi calciatori e i tifosi applaudono l’undici rossonero. A Canton (o giù di lì) piangono, o almeno di certo non ridono. La qualificazione continentale, ottenuta ai danni dei cugini nerazzurri, costringerà la società a velocizzare il mercato in entrata, dato che il terzo turno preliminare si terrà il 27 luglio e il 4 agosto 2017. Ma non sono solo Fassone e Mirabelli ad avere problemi. Anche il reparto logistica avrà il suo bel da fare, con un ritiro anticipato da organizzare e una remunerativa International Champions Cup da disdire. A meno che il presidente Li non chieda di giocare l’Europa League a Nanchino, nell’improbabile tentativo di salvare capra e cavoli. Ammesso che in Cina si dica così.

Maverick Viñales vince, Valentino Rossi vola. A terra però. All’ultimo giro del GP di Le Mans, il Dottore ingaggia un duello senza esclusione di colpi con il compagno di scuderia. Lo spagnolo gli passa davanti sfruttando un errore. Valentino tenta un allungo disperato e finisce nella sabbia con la sua Yamaha, gettando alle ortiche venti punti che in un mondiale mai così incerto sarebbero valsi oro. Dovrebbe quindi continuare il dominio spagnolo nella MotoGP. Dalla vittoria iridata di Rossi del 2009, solo Casey Stoner è riuscito a portare a casa il titolo senza nascere nella penisola iberica. Anche se, continuando così, comincerà a venire il dubbio che Southport, Queensland, sia in realtà una colonia della Corona di Castiglia. Spiegherebbe molte cose.

Dalla Russia con amore. Alexander Zverev è nato ad Amburgo nel 1997, ma i suoi genitori, entrambi tennisti professionisti, hanno rappresentato l’Unione Sovietica prima di trasferirsi in Germania nel 1991. Il ragazzino tedesco sconfigge a sorpresa Novak Djokovic nella finale degli Internazionali d’Italia, vincendo così il primo Master 1000 della sua carriera ed entrando per la prima volta nella top 10 della classifica ATP. Anche Nole aveva iniziato a vincere sulla terra rossa proprio a Roma nel 2008. Il ventenne, considerato la più grande promessa del circuito, spera che questo match rappresenti uno scambio di consegne. Djokovic, in preda a una crisi di risultati senza precedenti, si augura che sia solamente una simpatica coincidenza. Ma la carta d’identità vota Zverev.