Redazione

Ancor prima che Andrea Agnelli, fresco di elezione alla presidenza dell’ECA, potesse proporre uno dei punti salienti della sua rivoluzione calcistica prevista per i prossimi anni, la Premier League gioca d’anticipo e regolamenta già il mercato per la prossima stagione. Dalla sessione estiva 2018/19, le operazioni di compravendita dei calciatori saranno possibili solo entro il giovedì precedente all’avvio ufficiale della stagione, che solitamente coincide con il match valido per il Charity Shield. Dopodichè, stop alle trattative e parola al campo.

Norma ad hoc per evitare nuovi casi Dembele

Naturalmente la norma vale solo per gli scambi interni e non andrà ad inficiare le sessioni di mercato di altri campionati, ma stabilisce un principio innovativo di cui, a causa di alcuni casi più o meno pubblicizzati, si cominciava a sentire il bisogno. Gli innamoramenti tardo estivi dei vari Dembele, Mbappè e compagnia bella hanno avuto la loro bella influenza nel far sbocciare la volontà di fermare questo fenomeno ormai dilagante. Mettere alle strette la propria società è infatti diventata la strategia più abusata da parte dei calciatori che intendono cambiare casacca, nonostante contratti pluriennali firmati magari solo qualche mese prima. Riuscirà questa decisione, se estesa a tutte le federazioni UEFA, ad arginare le fughe? E che effetti avrà sul mondo del calciomercato?

I pro di questa scelta

La certezza della rosa a inizio stagione. Non è un miglioramento da poco, soprattutto per chi deve programmare otto mesi di lavoro in base agli elementi a disposizione. Niente più panchine o tribune punitive per gli eventuali calciatori bizzosi, che non potranno più sperare di essere ceduti a campionato già iniziato. E a cui a quel punto converrà giocare (e bene) nei mesi che precedono la sessione successiva, per evitare di perdere la forma partita e soprattutto di valore economico.

Gli allenatori potranno così cominciare l’anno calcistico sapendo che, mal che vada, i calciatori che risponderanno presente a metà agosto indosseranno la maglia del club fino a gennaio. Meno frizioni interne, meno scelte in grado di spaccare lo spogliatoio, più chiarezza nelle situazioni personali e professionali del singolo giocatore. Una ventata di serenità, insomma, che tutti i tecnici (e le società) non possono che apprezzare.

Le problematiche che crea

Come potranno i direttori sportivi sopperire ad una campagna acquisti che si riveli improvvisamente deficitaria ai primi match ufficiali? Di sbagliare un colpo succede un po’ a tutti e non poter correre ai ripari (se non dopo qualche mese) obbligherà le società a scelte più caute e conservative, sia in fase di acquisto che in fase di cessione dei membri della rosa. Ma la norma appena introdotta rischia anche di trasformare il mese di gennaio in un vero e proprio inferno, paragonabile agli ultimi giorni degli infuocati agosti di mercato.

Non tutte le leghe, infatti, hanno settimane o addirittura mesi di pausa invernale (come ad esempio accade in Germania). A quel punto l’isteria collettiva, le polemiche tra società e calciatori e gli scontri mediatici si trasferirebbero giocoforza nella sessione invernale. Impossibile pensare ad un mercato di riparazione che duri una o due settimane, quindi il caos non verrebbe del tutto evitato, ma semplicemente spostato all’inizio dell’anno solare.

Il tutto, in attesa di capire se altre federazioni seguiranno l’esempio della Premier League. Anche in Italia l’opzione di una chiusura anticipata del mercato ha ricevuto pareri favorevoli, non ultimo quello dell’allenatore della Juventus Allegri. L’impressione è che molti vogliano attendere la sperimentazione volontaria del campionato inglese e studiare i benefici e le problematiche. Del resto si sa: il salto nel buio è sempre meglio farlo fare agli altri…