Elisa Ferro Luzzi

Remember this name. Così titolavano diversi quotidiani inglesi qualche mese fa in merito all’ultimo acquisto dell’Arsenal, Cohen Bramall, 20enne difensore pagato 40mila sterline dai Gunners. Come mai ha attirato così tanto l’attenzione dei media? Bravura? Sicuramente. Tecnica? Anche. Tenacia? Pure. Ma ad attrarre la stampa è stata soprattutto la sua incredibile storia. Bramall è un giocatore di 20 anni che fino allo scorso annoa lavorava in fabbrica e vestiva la maglia dell’Hednesford Town, settima divisione inglese. Il calcio veniva dopo il turno (6.30-17.15) alla Bentley Motors in cui era operaio nel settore produzione. Poi un giorno il messaggio che nessuno vorrebbe mai ricevere: “You’re fired”, sei licenziato. Un duro colpo per Bramall, che però nel giro di poche ore ha ritrovato subito il sorriso grazie all’Arsenal, con cui a dicembre aveva sostenuto un provino. “Ho giocato una partita a Birmingham City di lunedì. Poi il martedì sono stato licenziato dalla Bentley Motors e il mercoledì è arrivato l’Arsenal – racconta -. Ero sbalordito e ho colto subito l’occasione. Il giovedì e il venerdì mi sono allenato con la prima squadra, poi mi è stato offerto un contratto. Ho guardato il mio agente a bocca aperta, non riuscivo a crederci. Poi ho chiamato mia madre, che al telefono è scoppiata a piangere dicendomi che era orgogliosa di me. È stato stupendo”. Secondo Arsene Wenger siamo davanti ad un piccolo Ashley Cole.

Cohen Bramall, dalla fabbrica alla Premier (foto express.co.uk)

Bramall, dalla fabbrica alla Premier (foto express.co.uk)

Gli altri calciatori operai

Leggendo questa storia torna subito alla mente la vicenda di Jamie Vardy, l’attaccante inglese i cui gol la scorsa stagione hanno contribuito alla storica conquista della Premier League da parte del Leicester di Ranieri. Come Bramall, ha dovuto lavorare per parecchio tempo in fabbrica prima di firmare un contratto da professionista. Dal 2003 al 2010 ha giocato nello Stockbridge guadagnando 30 sterline a settimana, praticamente un hobby coltivato durante i turni di lavoro nella fabbrica di carbonio della città. Neil Aspin, manager dell’Halifax Town, decise di portarlo nella sua squadra e il gioco valse la candela: 29 gol in 41 presenze. Il nome di Vardy cominciò a fare il giro d’Inghilterra, nel 2011 venne acquistato dal Fleetwood Town, squadra dell’Eccellenza inglese: con quella maglia andò a segno per 31 volte in 36 partite. Dal 2012 veste la maglia del Leicester, il resto è storia.

Vardy, dalla fabbrica al Leicester di Ranieri

Vardy, dalla fabbrica al Leicester di Ranieri

Anche in Serie A c’è un calciatore che viene dalla fabbrica. Si tratta di Andrea Nalini, che attualmente veste la maglia del Crotone. Nalini, 26anni, è cresciuto in provincia di Verona ed è passato dalle saldature all’impacchettare wurstel alla grande vetrina del massimo campionato. Ha fatto il settore giovanile al Villafranca, poi i provini con grosse squadre, dalla Promozione fino alla Serie D. “Sono perito meccanico specializzato in saldature – dice orgogliosamente Nalini –. Quella del saldatore era l’unica strada lavorativa, nei Dilettanti non pagano tanto, allora mettevo insieme quei soldi e lo stipendio di saldatore, così riuscivo a portare soldi anche in famiglia”. Il passaggio alla Virtus Vecomp, squadra veronese di Serie D, lo costrinse a lasciare la fabbrica, ma non il lavoro che trovò “come magazziniere nel reparto wurstel di una grande azienda”. La sua vita è cambiata quando si sono accorti di lui gli osservatori della Salernitana in una finale play off contro la Casertana. Da lì il primo contratto da professionista, tre anni a Salerno e durante la scorsa estate il passaggio al Crotone.

Nalini, calciatore ex operaio del Crotone

Nalini, calciatore ex operaio del Crotone

PINI DEL LUMEZZANE PREFERI’ LA FABBRICA AL CAMPO DA GIOCO
C’è invece chi incredibilmente ha preferito un lavoro normale a quello ambitissimo del calciatore. Ha fatto scalpore, un paio di anni fa, la vicenda di Michele Pini. Il 28enne difensore del Lumezzane ha deciso di risolvere il contratto con il club con cui da oltre 10 anni militava in Serie C e Lega Pro per andare a lavorare in fabbrica come operaio in un’azienda che realizza stampi in alluminio per polimeri espansi e termofornitura. “E’ stata una decisione non semplice che ho preso in pochi giorni nei quali ho ragionato molto – ha dichiarato Pini all’epoca a Sportlive.it – non è facile dire basta dopo 10 anni di professionismo ma a fine stagione sarebbe scaduto il mio contratto col Lumezzane: vedere avvicinarsi questa data senza avere un’alternativa è un conto; sapere che c’è altro che puoi andare a fare è un altro. A Lumezzane prendevo il minimo salariale per la Lega Pro (26 mila euro lordi, circa 1.500 euro al mese, ndr) in fabbrica percepirò la paga di un operaio che è inferiore ma sarò inserito in un ambiente di lavoro con delle prospettive di crescita. Un giocatore che ha fatto tutta la carriera in C a un certo punto deve capire che arriva il momento di cambiare e di fare una scelta: la vita da atleta non dura molto e con lo stipendio che si prende in Lega Pro non ci si può permettere di non fare più nulla dopo aver smesso”.

Pini a 28 anni ha scelto di lasciare il calcio per lavorare in fabbrica

Pini a 28 anni ha scelto di lasciare il calcio per lavorare in fabbrica