Adriano Stabile

Si è parlato talmente tanto dello Stadio della Roma da provocare qualche lapsus anche in un’aula di tribunale. Oggi, durante la prima udienza nel processo d’appello per l’uccisione di Ciro Esposito, il procuratore generale Vincenzo Saveriano, magistrato esperto, per almeno un paio di volte ha detto Tor di Valle al posto di Tor di Quinto, nell’esporre i motivi dell’accusa contro Daniele De Santis, condannato in primo grado a 26 anni di carcere. Come è noto a Tor di Quinto, nella zona nord di Roma, e non a Tor di Valle, che si trova a sud della Capitale, il 3 maggio 2014 il tifoso del Napoli Esposito venne colpito da due colpi di pistola esplosi da De Santis per poi morire dopo 53 giorni di ricovero in rianimazione.

Processo Ciro Esposito

Una pausa durante l’udienza odierna a Roma

Omicidio Ciro Esposito, iniziato il processo d’appello

Il processo di appello per i tragici fatti di quasi tre anni fa si è aperto oggi in un’aula della città giudiziaria a piazzale Clodio, davanti alla prima sezione della Corte d’Assise d’Appello presieduta da Andrea Calabria, con il magistrato-scrittore Giancarlo De Cataldo come giudice a latere. La difesa di Daniele De Santis (presente in aula), sostenuta dagli avvocati Tommaso Politi e David Terracina, ha ottenuto qualche risultato significativo che potrebbe alleggerire la posizione del principale imputato nel processo (gli altri due sono Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito, condannati in primo grado a otto mesi per rissa e lesioni).

De Cataldo Esposito

Giancarlo De Cataldo, magistrato e scrittore, giudice a latere nel processo

LA DIFESA DI DE SANTIS VUOLE VERIFICARE DUE TESTIMONIANZE
In particolare è stato ottenuto di poter riascoltare due testimoni oculari, Aquilino Palma e Salvatore Ferrante, che si trovavano sul pullman aggredito da De Santis prima degli spari. La difesa dell’imputato vuole verificare l’attendibilità delle loro versioni che sarebbero in contrasto con un comunicato pubblicato, e poi rimosso da internet, a firma del club di tifosi napoletani a cui appartenevano entrambi e riconducibile a dichiarazioni fatte alla stampa dallo stesso Palma. Secondo gli avvocati Politi e Terracina la ricostruzione dei tragici eventi, che inizialmente nel comunicato e nelle interviste faceva riferimento anche a «calci e pugni» contro De Santis prima degli spari, sarebbe poi stata aggiustata e resa omogenea tra tutti i tifosi napoletani presenti sul pullman, alla luce dell’evolversi delle indagini nelle settimane successive agli incidenti del 3 maggio 2014.

Verranno poi riascoltati come testi anche Paolo Fratini, colonnello del Ris autore di una perizia ritenuta «falsata e lacunosa» dal procuratore generale Saveriano, e Franco Fratini, ispettore che era in servizio a Tor di Quinto nel giorno degli scontri.

NON AMMESSA LA VERSIONE DI UN TESTIMONE CHIAVE
Il presidente della corte Andrea Calabria, su istanza delle parti, ha poi emesso un’ordinanza che non ammette la testimonianza, considerata “de relato”, di Luigi Proietti, barista della Boreale (circolo dove viveva De Santis) che nel primo processo aveva raccontato di un bambino che non avrebbe dormito per lo spavento dopo aver visto De Santis maneggiare una pistola. Non ammessa neanche la testimonianza oculare, inizialmente perno dell’accusa, del napoletano Raffaele Puzone, che aveva visto De Santis sparare, ma che durante l’incidente probatorio davanti al Gip Giacomo Ebner è entrato in contraddizione, avvalendosi della facoltà di non rispondere, perché rischiava di finire tra gli indagati.

La prossima udienza del processo d’appello è stata fissata per il 13 aprile alle 9.30. In quella occasione dovrebbero essere riascoltati i quattro testimoni. Rischiano di non poter essere presenti gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, legali della famiglia Esposito come parte civile, impegnati in altri processi già fissati. Potranno eventualmente essere sostituiti da altri avvocati.