Francesco Cavallini

Quando nel 1968 la dirigenza dell’Ajax si ritrova in una stanza con Cor Coster la reazione è di totale sbigottimento. Che cosa ci fa uno dei più ricchi ed importanti commercianti di pietre preziose di tutti i Paesi Bassi nella sede della squadra di Amsterdam? Semplice, il diamante ce l’ha accanto e tra qualche mese diventerà suo genero. L’appuntamento è di quelli da non perdere, è l’incontro per iniziare le trattative del rinnovo del contratto di Johan Cruijff. Il numero 14, che all’epoca indossa ancora il 9, ha chiesto l’assistenza del suo futuro suocero per le questioni economiche dell’accordo che si appresta a firmare con il suo club. I dirigenti dei Lancieri non la prendono bene e fanno capire ai due che il signor Coster non è esattamente il benvenuto. Ma Cruijff, che è uno che quando pensa di aver ragione (cioè sempre) non lo fermi neanche a colpi di lupara, insiste. Loro sono in sei, lui è da solo. Gli sembra giusto e ragionevole avere accanto a sé qualcuno che curi i suoi interessi. Alla fine l’Ajax deve cedere e Coster redigerà parte del contratto di suo genero. Ecco un’altra delle innumerevoli eredità lasciate al calcio da Johan Cruijff. Nel 1968 nasce il mestiere del procuratore calcistico.

Da Cor Coster a Mino Raiola, passando per…Cristoforo Colombo

Coster è anche il deus ex machina del trasferimento di Cruijff al Barcellona nell’estate del 1973 e curerà anche l’arrivo al Camp Nou di Rinus Michels e Johan Neeskens. Non è ancora il momento del boom della professione, perchè molti calciatori preferiscono continuare a curare da sé i propri interessi. È per esempio il caso dell’Inghilterra, con le leggendarie visite di Brian Clough o Don Revie a casa dei loro obiettivi di mercato, per mettere su trattative all’antica tra una tazza di tè e un bicchiere di whisky. Eppure qualcuno si accorge che in un mondo come quello del calcio, in cui i prezzi dei cartellini e gli ingaggi lievitano a vista d’occhio, c’è la concreta possibilità di guadagnare molto fungendo da rappresentante degli atleti.

Il primo procuratore in Italia è Antonio Caliendo, classe 1944. Quando nel 1977 Giancarlo Antognoni firma la procura all’avvocato napoletano, inizia la grande storia della “scuola” dei procuratori tricolori. Caliendo ne è il decano ed il rappresentante di maggior successo. Ama ad esempio ricordare che sono suoi clienti dodici dei ventidue calciatori tedeschi e argentini che l’8 luglio 1990 si contendono la Coppa del Mondo all’Olimpico di Roma. Tra gli altri suoi assistiti celebri vale la pena citare un Pallone d’Oro, Roberto Baggio, e parecchi campioni del mondo come Aldair e Dunga.

Giusto qualche anno dopo l’esordio della figura del procuratore, l’Italia apre di nuovo le frontiere dopo quattordici stagioni di autarchia calcistica. E assieme ai campioni (o ai bidoni) venuti da tutta Europa e dal Sudamerica, arrivano anche i loro agenti. Quando Falcao sbarca a Roma è accompagnato dal suo legale di fiducia, che risponde al particolare nome di Cristoforo Colombo Dos Reis Miller. Tifosi, giornalisti e addetti ai lavori si fanno una bella risata, ma scopriranno presto di che pasta è fatto il procuratore del Divino. Celebre la querelle con il grande Dino Viola per il rinnovo del contratto del brasiliano subito dopo lo Scudetto. Colombo è irremovibile e organizza il grande addio, intavolando una trattativa con l’Inter di Fraizzoli. Ci vorrà un intervento di qualcuno parecchio in alto, Giulio Andreotti, grande tifoso giallorosso, per risanare la frattura.

Diego Armando Maradona e Jorge Cyterszpiler (a destra) all’arrivo a Napoli del Pibe

Ma il grande protagonista dell’affare del decennio è di certo Jorge Cyterszpiler, lo zoppo che porta in Italia Diego Armando Maradona e che di recente ha tristemente deciso di togliersi la vita lanciandosi nel vuoto dal settimo piano di un albergo di Buenos Aires. Il procuratore argentino si accorda con Ferlaino per l’acquisto del Pibe, ma neanche un anno dopo la presentazione in pompa magna al San Paolo le strade dei due si separano. Ad assistere Diego arriva Guillermo Coppola, ex impiegato di banca che improvvisamente si ritrova a rappresentare il calciatore più famoso del mondo. Ma anche questa storia finisce male, tra sospetti, denunce e cause milionarie, con il Diez che si rivela particolarmente bizzoso anche nella gestione del suo patrimonio.

Figura ormai quasi leggendaria di tante sessioni di calciomercato tricolore è Claudio Pasqualin, prima segretario generale e poi vicepresidente dell’Associazione Italiana Calciatori, che negli anni Ottanta intraprende il mestiere del procuratore. L’avvocato friulano pare avere un debole per le seconde punte e per i difensori e centrocampisti rocciosi, dato che tra i suoi moltissimi assistiti nel corso degli anni annovera Del Piero, Vialli e Giovinco, ma anche Montero, Gattuso e Vierchowod. Nel solco tracciato da Caliendo e Pasqualin si sono negli anni inseriti negli anni i vari Canovi, Zavaglia, Bozzo, Vigorelli e Martina. Ma se in Italia si preferisce continuare con la buona vecchia procura diretta e personale, all’estero le cose stanno cambiando ulteriormente con la nascita e lo sviluppo mondiale delle agenzie e dei fondi di gestione calciatori.

Il pensiero corre subito a Jorge Mendes, il vero padrone del calcio portoghese, che ha tra i suoi assistiti il quattro volte Pallone d’Oro Cristiano Ronaldo e lo Special One José Mourinho. E in effetti la sua agenzia, la Gestifute International, gestisce praticamente tutta la nazionale campione d’Europa e la maggior parte dei calciatori (anche stranieri) che passano dal Porto, come Falcao e James Rodriguez. La procura di campioni come CR7, Di Maria e Diego Costa ha fruttato al portoghese parecchie decine di milioni di euro in commissioni e cinque premi come agente dell’anno. Il suo omologo britannico è Jonathan Barnett, fondatore e presidente dello Stellar Group, che si occupa anche di altri sport oltre il calcio. Tra i suoi clienti più celebri ci sono Gareth Bale (del quale ha curato il trasferimento multimilionario al Real Madrid) e Luke Shaw, oltre al portiere del Torino Joe Hart.

Mino Raiola in tribuna a San Siro

Eppure in questi anni se si dice procuratore si pensa a Mino Raiola. A differenza del “rivale” Mendes, l’italo-olandese è uno di quelli convinti che le società migliori abbiano un numero di soci dispari e inferiore a tre. Di conseguenza gestisce i suoi assistiti personalmente e in maniera capillare. Tra le stelle che gli hanno affidato la procura ci sono Zlatan Ibrahimovic, Paul Pogba, Henrik Mikytharyan e Mario Balotelli, ma anche giovanissimi talenti appena esplosi (Gigio Donnarumma) e altri in rampa di lancio (Justin Kluivert). Temuto e rispettato da società e addetti ai lavori, Raiola rappresenta la naturale evoluzione dell’agente di calciatori nell’epoca della comunicazione di massa. Le sue interviste sono in grado di destabilizzare le strategie di mercato di qualsiasi club e la sua capacità di piazzare altri suoi assistiti nell’ambito delle trattative per le stelle della sua scuderia ha del leggendario.

In un certo senso, ogni procuratore è ormai una sorta di Cor Coster del ventunesimo secolo, alla continua ricerca delle pietre più preziose da rivendere al miglior offerente per un guadagno sempre più alto. Con la sola differenza che in questo momento storico la posizione contrattuale del calciatore vale molto di più del cartellino in mano alla società. Dunque, meglio non far arrabbiare Mino, Jorge e tutti i loro colleghi. Anche perchè, oltre alle eventuali battaglie mediatiche e legali, va considerato che se ognuno di loro decidesse di mettere su la propria squadra, potrebbe schierare un undici da finale di Champions League. E per gli altri perdere sarebbe molto facile. In campo come in tribunale.