Francesco Paolo Traisci

Ronaldo furioso minaccia di lasciare i Blancos. Ma che cosa è successo? Questioni di fiscalità, di multe, di tasse non pagate, come ormai sempre più spesso accade. Come accaduto di recente per altri campioni della pedata, il fisco è entrato a gamba tesa nel mondo milionario di uno dei più affermati e ricchi fenomeni del calcio moderno, noto alle folle con una semplice sigla: CR7.

Nel mirino i diritti di immagine dei calciatori

Ma quali guai con il fisco può avere un calciatore o anche (come avvenuto di recente) un allenatore, pur sempre lavoratori dipendenti seppur di lusso? Come per tutti i lavoratori dipendenti è il datore di lavoro, in questo caso la società, che provvede a trattenere in busta paga le imposte varie ed a versarle direttamente al fisco in base alle normative tributarie locali. In realtà quindi, salvo qualche omissione o “giochetto” su regimi fiscali privilegiati (in Spagna, fino a qualche anno fa, il calcio godeva di notevoli agevolazioni fiscali, in base ad una normativa recentemente abrogata), sullo stipendio pochi sono i margini di elusione, perché lo stipendio del giocatore è scritto su di un contratto depositato presso gli uffici della Lega di appartenenza e le società hanno una contabilità controllata e certificata secondo i requisiti nazionali. Lo stipendio viene infatti tassato alla fonte nel paese in cui il reddito viene prodotto e quindi quello del campionato in cui gioca il calciatore.

Ed allora, dove può trovarsi il margine per l’elusione, per l’inserimento di scatole cinesi e di compensi versati in paradisi fiscali? Quali possono essere le fonti meno “limpide” e tracciabili di reddito per una star del pallone (ed, in generale, per un atleta di primo piano) oltre che per il suo entourage (agente, famigliari ecc.)? Ovvio: i diritti d’immagine! Le nostre star sono infatti veri e propri fenomeni mediatici, la cui immagine ed il relativo sfruttamento possono dar luogo a vere e proprie imprese milionarie.

CR7 e il trofeo del Mondiale per club

Si tratta di una fonte economica differente dallo stipendio versato dalla società direttamente alla persona fisica dell’atleta in base al contratto di lavoro sportivo. Come abbiamo scritto in vari articoli de Il Posticipo, il contratto che lega l’atleta e la società non prevede alcuna cessione dei diritti di immagine: se la società vuole utilizzare l’immagine del calciatore al di fuori dell’attività sportiva (e quindi in fase di allenamento o di gara con divisa della squadra) deve acquisire anche quelli con un contratto ad hoc. Altrimenti il calciatore è libero di utilizzare la propria immagine (in borghese o in abbigliamento sportivo al di fuori del contesto dell’attività di squadra) per campagne pubblicitarie o come testimonial in cambio di denaro per sé ovvero ancora cedere a un soggetto terzo (spesso una società) il diritto economico allo sfruttamento della propria immagine. Ed allora nulla di più facile di costituire una apposita società per ottenere tali proventi, magari con sede in un paradiso fiscale, in modo che il fisco del paese in cui il giocatore risiede e gioca non possa avere informazioni e quindi imporre alcuna tassazione su tale reddito. Con l’ulteriore vantaggio di riuscire con qualche passaggio a nascondere i reali beneficiari delle somme guadagnate e come queste vengono spartite, uscendo dalle casse della società proprietaria dei diritti (oltre al calciatore stesso, spesso agenti, TPO, familiari ecc.).

Questo è un “giochino” sempre più comune nel calcio dei ricchi e famosi (come di recente nel caso Lionel Messi). E di questo “giochino” sarebbe stato accusato, secondo la stampa, Cristiano Ronaldo, la star più mediatica del calcio attuale. Cr7, a seguito dell’accusa della Procura di Madrid, dovrà presentarsi in aula il 31 luglio, alle 11, in qualità di indagato nel caso di presunta evasione fiscale da 14,7 milioni tra il 2011 e il 2014 e rischia una multa salatissima (oltre al versamento della somma che avrebbe omesso di corrispondere al fisco spagnolo), oppure, se dovesse essere ritenuto reato e non semplicemente infrazione amministrativa, ben 4 mesi di carcere per ogni anno contestato. Questo perché i proventi dello sfruttamento dei suoi diritti di immagine sarebbero gestiti da alcune società offshore britanniche (si parla di 2 società).

Leo Messi, mancino puro

Leo Messi, anche lui nel mirino del fisco spagnolo

Il punto è che, in base ad un principio internazionale consolidato, l’imposizione tributaria è dovuta al fisco del paese di residenza, ovvero quello dove il reddito è prodotto. E, secondo il fisco spagnolo, il reddito sarebbe stato prodotto in Spagna, paese che quindi avrebbe dovuto ricevere le imposte su quel reddito in base al proprio regime fiscale. Al contrario, l’entourage del calciatore replica che la società (o le società) era (no) già titolare (i) dei diritti di immagine prima del suo approdo nel campionato spagnolo, essendo stata/e costituita/e al momento in cui giocava nel campionato inglese. Nessun raggiro al fisco spagnolo, nessun meccanismo elusivo sarebbe stato creato per evadere le tasse, dato a suo tempo lo stesso fisco inglese nulla aveva avuto da eccepire sul medesimo meccanismo. Chi ha ragione? Che cosa succederà all’udienza del 31 luglio? Vedremo, l’impressione è che la situazione si sistemerà ben prima di quella data.

In realtà, traspare anche una volontà conciliativa dello stesso calciatore che, quantomeno pare voler versare quanto omesso al fisco spagnolo, ma senza ammettere in alcun modo una ipotetica volontà di eludere il fisco.