Redazione

Spalletti si fida di lui. Ranocchia si fida di Spalletti. Amore a prima vista, cementato dalla cultura del lavoro. Il tecnico toscano ha difeso il centrale sin da subito, a Brunico, quando un tifoso apostrofa pesantemente il centrale nerazzurro, invitandolo a cambiare aria. Il tecnico per tutta risposta, gli ha suggerito di lasciare gli spalti e andare…altrove. Un gesto molto apprezzato da un calciatore ormai “etichettato” come causa di ogni male dell’Inter e spesso al centro di “attenzioni” non esattamente amichevoli.

Cosa può dare all’Inter

Ranocchia non è un brutto anatroccolo: l’esperienza inglese lo ha forgiato. Sebbene la stragrande maggioranza di chi gravita intorno al mondo nerazzurro lo ritenga un esubero, il centrale difensivo è trattato molto peggio di come gioca. Deve scrollarsi di dosso il pregiudizio, per esaltare le proprie doti: Ranocchia è il classico difensore centrale che ha nel fisico la sua arma principale. Un corazziere che, in quanto tale, non brilla per velocità ma compensa con un buon tempismo negli interventi e senso dell’anticipo. Piuttosto pericoloso anche in zona gol, può trovare la via della rete sulle palle inattive. La sua parabola, per certi versi, ricorda quella di Fazio a Roma. Individuato come oggetto misterioso, poi inserito in una linea organizzata, ha dato il meglio di sé.

Il “Fazio” dell’Inter

In una squadra più lunga, con 4 linee il baricentro piuttosto basso Ranocchia può rendersi molto utile. Il suo più grande limite, infatti, è l’uno contro uno in campo aperto e la difficoltà a rincorrere l’avversario se gli si concede profondità. Due rischi che l’Inter correrà difficilmente. Spalletti lavora molto sulla copertura preventiva: la linea difensiva resta sempre piuttosto bassa. Lo schermo è garantito dai due centrocampisti si schiacciano. Risultato: tanta densità per via centrale. Spazi intasati. Ergo l’unica soluzione praticabile per la squadra che attacca è allargare il gioco e cercare i cross alti o bassi. Un ambito in cui, di testa, o di piede, Ranocchia si è sempre disimpegnato. Ha senso dell’anticipo e della posizione. Ecco perché Spalletti se lo tiene stretto. Ecco perché Ranocchia, eh già,  potrebbe stupire.