Matteo Muoio

Lo United passa in Galizia grazie ad un capolavoro su punizione di Marcus Rashford. Una partita chiusa e complicata, decisa dal colpo di un campioncino. Senza Ibra è stato il gioiello del vivaio a caricarsi la squadra sulle spalle e mettere in discesa l’accesso alla finale di Europa League. Un gol che vale tanto, per Mourinho e per lui, la possibilità di riallacciare un discorso molto, molto interessante interrotto più per questioni di concorrenza che per demeriti propri. Il talento di Manchester è tra i migliori U.21 al mondo, il migliore nel ruolo non fosse sbucato quel mostro di Mbappè, un anno più giovane e ancora più forte. Lo scorso anno l’impatto con i grandi fu devastante; doppietta contro il  Midtjylland in Europa League, all’esordio assoluto, arrivato grazie all’infortunio di Martial nel riscaldamento pre-partita, diventando a 18 anni e 117 giorni il più giovane calciatore nella storia dei Red Devils a segnare in una competizione europea. Il record precedente apparteneva ad un certo George Best. Era il 25 febbraio 2016, tre giorni dopo esordiva pure in Premier, contro l’Arsenal, sempre con una doppietta. A marzo decideva il derby di Manchester, poi altri due gol contro Aston Villa e Bournemouth. A maggio la prima con l’Inghilterra dei grandi e il primo gol dopo appena 2′ dall’ingresso in campo, Hodgson se l’è portato pure all’Europeo francese. Tutto questo però non è bastato per regalarsi un posto di primo piano nelle gerarchie di Mourinho, che in estate ha avvallato il classico mercato poco logico della Manchester rossa; se Ibra andava preso, qualche riflessione in più su  Mikhitarian poteva essere fatta, in virtù di un reparto offensivo già zeppo di grandi campioni. Non ha avuto troppo spazio in questa stagione, ha giocato abbastanza ma poche volte dal 1′. Il suo l’ha fatto, marcando visita 11 volte tra Premier, Europa League e coppe nazionali; ora, il gol al Celta può essere quello della svolta.

Marcus Rashford: l’attaccante completo

Ad impressionare, di Rashford, è la dicotomia che porta in dote. A 20 anni da compiere – ad ottobre – ha, ovviamente, margini di miglioramento considerevoli, eppure a vederlo giocare pare un attaccante fatto e finito. E completo. Perché Rashford nasce punta centrale, giocava lì nelle giovanili, il fiuto del gol è quello del 9 puro, ma la rapidità, l’abilità nell’1 contro 1 e lo spirito di sacrificio hanno fatto sì che venisse impiegato sempre più spesso da attaccante esterno. Con ottimi risultati. Con Mourinho ha giocato quasi sempre largo. In sintesi, Rashford a nemmeno 20 anni è già un perfect striker, in grado di occupare tranquillamente qualsiasi ruolo dell’attacco. Se poi si aggiungono skills come i calci da fermo il piatto è ancora più ricco.

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Rashford contro N’Dong del Sunderland

RUOLO DI PRIMO PIANO NEL FUTURO
Il rinnovo di Ibra, complice il brutto infortunio, appare impossibile e pure capitan Rooney si sta guardando intorno, con un occhio in Cina e l’altro alla MLS. Lo United perderà due pezzi importantissimi a fine stagione, ma davanti non sarà rivoluzione. Dovrebbe arrivare solo un pezzo grosso, a Martial verrà concesso l’ultimo appello per la consacrazione, Lingard continuerà da alternativa di lusso, Mata e Mikhitarian si giocheranno il posto sulla trequarti, con lo spagnolo comunque non certo della permanenza. Rashford guiderà l’attacco, Mourinho e società sono d’accordo. In estate si penserà a rinforzare mediana e difesa, il golden boy può raccogliere l’eredità dei due mostri sacri, è l’uomo giusto su cui fondare un nuovo ciclo vincente. Da Ibra ha imparato tanto, come simbolo può sostituirsi a Wazza perché giovane, forte e inglese, meglio ancora di Manchester. Il futuro è suo.

Rashford in azione con la Nazionale