Elisa Ferro Luzzi

Vi ricordate di Raul Gonzalez Blanco? Certo, come dimenticare il leggendario capitano del Real Madrid, idolo della tifoseria delle merengues e vincitore di diversi e svariati trofei con la camiseta blanca, che oggi vive a New York e lavora come direttore tecnico del settore giovanile dei New York Cosmos. Ma la notizia non è questa. La notizia è che Raul, proprio lui, ha deciso di diventare un runner. Nell’epoca in cui gran parte della popolazione mondiale si è data al running, anche i calciatori che hanno appeso gli scarpini al chiodo provano a dire la loro.

La grande sfida di Raul

D’altronde per diverse stagioni hanno percorso tanti chilometri, le gambe sono già predisposte, la testa pure e il running, sport praticabile a tutte le età, permette di mantenersi sempre in forma ed ottenere anche qualche risultato a qualsiasi età. E allora ecco che Raul ha deciso di prenotare un pettorale per la sfida più affascinante per un podista: si sta preparando per la Maratona di New York in programma a novembre. Ha partecipato, a marzo, alla NY Half Marathon assieme alla moglie Mamen Sanz, e ora punta alla 42 km più importante. “Mi sto allenando tanto per fare un buon tempo nella Maratona di New York – ha spiegato ai microfoni di Onda Cero -. Recentemente, ad esempio, ho corso 25 chilometri”.

Raul e la moglie Mamen Sanz durante la NY Half Marathon

Raul e la moglie Mamen Sanz durante la NY Half Marathon

Io sono un runner: la scoperta di Ambrosini

Tra il calciatori italiani che hanno smesso e che si sono dedicati al podismo spicca Massimo Ambrosini. Il campione del Milan ha deciso di riscoprire un nuovo modo di interpretare l’attività fisica. “È nato tutto all’improvviso – ha raccontato alla rivista Runner’s World -. Quando ho smesso di giocare a calcio mi sono ritrovato con tantissimo tempo libero. In più, ho sempre avuto molta attenzione per la cura del fisico, del corpo. E quando si smette di fare uno sport da professionista si ha sempre la paura di perdere tonicità e di iniziare ad ingrassare. È inevitabile. Quindi inizialmente posso dire che sia nato tutto come un’esigenza puramente estetica. Poi, lentamente, ho scoperto che non mi bastava più. Io sono sempre stato un agonista. Quando faccio sport mi piace pormi degli obiettivi, mi piace sfidare qualcosa o qualcuno. Nella mia vita ho sempre sfidato qualcosa che non ero io, lontano da me. Adesso invece sfido me stesso. Perché penso che la corsa, alla fine, sia una sfida quotidiana contro se stessi. A differenza del calcio che è una sfida contro un avversario”.

Foto Runner's World

Ambrosini si allena a San Siro (Foto Runner’s World)

Altri ex giocatori o allenatori si sono divertiti e si divertono a fare i podisti. E’ il caso di Roberto Pruzzo, bomber della Roma anni ’80, che nel 2004 ha partecipato alla Roma-Ostia, la mezza maratona per eccellenza della Capitale. E l’ha chiusa in meno di 2 ore. Altro ex romanista impegnato – molto impegnato – con il running e le sue proiezioni è Luis Enrique: l’attuale tecnico del Barcellona, nel 2005, ha corso la Maratona di New York in 3h14’09”, nel 2006 quella di Amsterdam in 3h00’19” e nel 2007, a Firenze, è riuscito a scendere sotto le tre ore (2h58’08”). Non solo: nel 2008 ha voluto esagerare ed ha preso parte alla Marathon des sables, la Maratona delle sabbie: una specie di Dakar, solo che nel deserto si corre sulle proprie gambe.

Luis Enrique durante la Marathon des sables

Luis Enrique durante la Marathon des sables

Un’esperienza massacrante, che consiste nel percorrere 245 chilometri in sei tappe, attraverso il Sahara. Il tutto portando sulle spalle il necessario per sopravvivere. E’ sopravvissuto ma evidentemente non gli è bastato e allora si è dato anche al Triathlon, guadagnandosi il soprannome di Ironman.