Luigi Pellicone

120 anni di Juve, una storia talmente ricca di protagonisti da far torto a chiunque ne abbia scritto solo una pagina. Nessuno, però, si offenderà, se fra i vari capitoli si sono scelti quelli scritti dalla “penna bianca”. Al secolo Fabrizio Ravanelli. Prelevato dalla Reggiana per tre miliardi di lire, ripaga immediatamente l’investimento.

Intervista esclusiva a Fabrizio Ravanelli

Ci vuole poco, neanche un anno, per capire che Ravanelli avrebbe accompagnato la Juventus in due delle campagne europee più belle. Si comincia nel 1993, con la Coppa UEFA vinta contro il Borussia Dortmund.
Una grandissima soddisfazione. Al primo anno in bianconero, ho subito vinto a livello europeo. Ricordo con affetto il gol che ho segnato al Benfica, c’era un atmosfera molto calda, avevamo perso all’andata per 1-2. Vincemmo 3-0. Li capii che avremmo vinto il titolo. Eravamo una squadra molto forte, guidata da un tecnico straordinario”.

E poi c’era lui… Un campione immenso, accanto a cui persino un calciatore come Ravanelli riesce ad emozionarsi e a restare ammirato…
Roberto Baggio, che giocatore. In quella stagione trascinò tutti con il suo immenso talento. Vinse anche il Pallone d’Oro. Una classe purissima, cristallina”.

Nel calcio, però, contano anche tenacia, determinazione e voglia di vincere. Riassumibili nel concetto di “fame di vittorie”, identificabile prima nel Trap, leader della Juventus che vince la UEFA, e poi in Marcello Lippi.
Sono due tecnici assolutamente diversi, ma entrambi grandi gestori di uomini. Trapattoni più calmo, Lippi più di polso. Due modi diversi di motivare la squadra, ma si parla di grandissimi allenatori. Top assoluti”.

Non a caso, i due che hanno vinto la Champions. E Ravanelli, che fra l’altro detiene ancora il record di gol segnati in un incontro europeo della Juventus (27 settembre 1994, pokerissimo al Cska Sofia battuto 5-1) è anche colui che segna in finale contro l’Ajax.

Il 22 maggio 1996 è una data che rimarrà per sempre scolpita nella memoria. Non solo dei milioni di tifosi della Juventus, ma anche e soprattutto di Penna Bianca, che di quella serata è protagonista assoluto. E che quando torna indietro col pensiero, non può fare altro che emozionarsi.
Una emozione straordinaria, una vittoria che non dimenticherò mai. Se ripenso a quel gol ancora mi viene il nodo in gola. Era una Juventus fortissima, determinata a salire sul tetto più alto d’Europa. Una finale giocata con assoluta convinzione nei nostri mezzi contro un Ajax fortissimo. Anni dopo, specialmente adesso che la competizione ha assunto un valore assoluto, si percepisce ancora meglio il senso di quella impresa. Vincere la Uefa è stata una grandissima soddisfazione. La Champions una enorme emozione”.

E forse la differenza è tutta qui. Emozioni, soddisfazioni, anche qualche rimpianto. Ravanelli è salito sul tetto d’Europa, poi ha lasciato la Juve per una nuova avventura al Middlesbrough. Poi al Marsiglia, quindi nuovamente in Italia con Lazio e Perugia.

Tante squadre, tantissimi gol: 190 in carriera

Quasi duecento reti in una storia di calcio durata quasi vent’anni. Ma quante ne avrebbe segnate oggi, uno come Penna Bianca? 
Beh, ai miei tempi, con tutto il rispetto, era più difficile trovare la via della rete. Ho affrontato fior di marcatori: Baresi, Costacurta, Maldini, Bergomi, Ferri, Vierchowod, Nesta, Aldair, gente che ti concedeva al massimo uno o due palloni. Adesso si gioca molto più a viso aperto ed ogni attaccante ha quattro cinque palle gol da sfruttare. Magari le avessi avute anche io…”.

Non si può comunque lamentare. Icona del calcio italiano e della Juventus. Anche se a una Signora non si chiede l’età, si può fare un’eccezione, specie per i suoi 120 anni. E un augurio speciale.
“Il regalo più bello che si possa fare è tornare sulla vetta d’Europa. Da anni ci si gira intorno e prima o poi arriverà il momento giusto. Basta saperlo cogliere”.

Può essere anche questa stagione? Gli ottavi di finale sono a un passo… 
Auguro alla Juventus di raccogliere la nostra eredità. Non è facile raggiungere la finale, ma se i ragazzi giocheranno con l’umiltà e la consapevolezza che serve solo l’ultimo passo, allora l’obiettivo è possibile”.

Penna Bianca la storia l’ha già scritta. Ed è pronto a passare il testimone.