Redazione

La crisi del Real Madrid, quarto in Liga e ormai lontano anni luce dal Barcellona di Valverde, è facilmente riassumibile in pochi fotogrammi. Quelli dell’occasione fallita da Cristiano Ronaldo davanti al portiere del Villarreal. Un semplice tap-in, la classica conclusione delle azioni avvolgenti del Real, con incorporata esultanza del cinque volte Pallone d’Oro. Invece non va a finire così, non solo perché Asenjo, l’estremo difensore del Sottomarino Giallo, compie un vero e proprio miracolo, ma perché questo Ronaldo non è decisamente quello a cui siamo abituati. O almeno non in Spagna. In Champions League lo score del portoghese è così perfetto da meritare l’ennesimo record, ma nella Liga i numeri si fanno preoccupanti.

Ronaldo, solo quattro reti in campionato

Solo quattro reti in 14 partite, una ogni 300 minuti. Numeri bassi per un attaccante qualsiasi, figurarsi per un fenomeno come Ronaldo, che in carriera ha vinto quattro volte la scarpa d’oro. Certo, l’età comincia anche a farsi sentire, dato che il portoghese compirà 33 anni a febbraio, ma il suo stile di vita sempre molto professionale e soprattutto le cifre in Europa coadiuvano il pensiero che non si tratti di un calo generale, ma circoscritto alle mura di casa. Non si può neanche pensare che la Liga si sia “abituata“ ai grandi bomber, dato che Messi continua indisturbato a regalare reti. Magari anche lui non ai livelli di quando i due alieni segnavano da soli quanto squadre di metà classifica, ma comunque il quadruplo del suo rivale di sempre. La pulce guida infatti la classifica marcatori con 16 gol.

Ma la crisi del gol è di tutto il Real

E forse proprio le statistiche di quello che in Spagna chiamano trofeo Pichichi sono fondamentali per chiarire meglio la situazione di questo Real Madrid. Per trovare un calciatore delle merengues in classifica bisogna infatti scendere addirittura a quota quattro dove, assieme a CR7 ci sono anche Asensio, Isco e Bale. Praticamente non pervenuto Benzema, fermo a due e superato con tre reti persino da Casemiro, non esattamente un bomber di professione. Quello dei Blancos è dunque un problema di reti? Possibile, dato che il quarto posto è figlio di 32 marcature, contro i 17 gol subiti. Ma se siamo abbastanza abituati ad un Real con una difesa che potremmo tranquillamente definire allegra, ciò che è strano è la poca capacità offensiva, che in numeri si traduce in 1,6 reti a partita. Non esattamente cifre da Real Madrid.  Persino i cugini dell’Atletico, particolarmente rinomati per una certa parsimonia nelle marcature, seguono da vicino a quota 28 gol, ma subendone solo 8. Ovviamente irraggiungibile il Barcellona, che a fronte dei 48 gol segnati ha raccolto il pallone nella propria rete solo sette volte.

E adesso Zidane rischia il posto

E quindi il risultato è che grazie alla quarta sconfitta stagionale in Liga, che va ad aggiungersi a quella subita per mano del Tottenham in Champions League, va a finire che Zidane rischia il posto. La discriminante sarà proprio l’Europa, con l’esame Paris Saint-Germain ad attendere i bianchi di Spagna. Una eliminazione prematura, seppur per mano di una squadra con il potenziale per portarsi a casa la coppa dalle grandi orecchie, potrebbe essere fatale all’allenatore francese, che si ritroverebbe nell’assurda posizione di venire licenziato dopo due Champions consecutive. Ma si sa, a Madrid funziona così. Ed è anche per sfuggire all’ombra lunga di Pochettino, che si allunga sempre più sulla sua panchina, che Zizou conta su Cristiano Ronaldo. Il campionato ormai è andato, ma le merengues non dovrebbero avere problemi a rimanere nelle prime quattro posizioni. Però agli ottavi serve assolutamente il miglior CR7. Perché se questo Real non è Ronaldo-dipendente, poco ci manca.