Redazione

In questo momento, almeno a livello globale, il calcio sudamericano non se la passa granché bene. L’ultima Coppa del Mondo vinta risale al 2002, con il trionfo del Brasile in Giappone. E anche scorrendo l’albo doro del Mondiale per Club dobbiamo andare indietro  di cinque anni, alla vittoria del Corinthians contro il Chelsea, per ritrovare l’ultimo trionfo di una squadra dell’emisfero australe. A vedere il pronostico della finale dell’edizione 2017, questo momento di magra dovrebbe continuare, visto che praticamente nessuno sarebbe disposto a scommettere sul Grêmio di Renato Portaluppi, soprattutto dato che deve vedersela contro il Real Madrid pigliatutto di Zidane.  Ma i brasiliani non ci stanno a passare da vittime sacrificali e sognano lo scherzetto ai blancos.

La speranza del Gremio si chiama Luan

E tra le fila del Tricolor c’è un ragazzo che sogna un altro mondiale (quello in Russia), che cerca un futuro in Europa e che vuole dimenticare un’infanzia non proprio ricca di gioie. Luan Vieira, per tutti semplicemente Luan, è la nuova stella del calcio brasiliano. Nuova fino ad un certo punto, perché Luan è un classe 1993, gioca con il Gremio dal 2014 ed è già stato convocato dalla nazionale olimpica e una volta anche in quella maggiore. Gli serviva però una vetrina importante, come quella offerta dal Mondiale per Club, per confermare a livello globale quanto di buono si dicesse in patria su di lui da ormai qualche anno.

Un dribbling velenoso ed ipnotico

Come per tutti i talenti brasiliano, non gli può certo mancare il classico paragone pesante: quello con Ronaldinho, nato dall’imprevedibilità del dribbling del ventiquattrenne. Una capacità di rallentare e accelerare il gioco pazzesca, figlia delle esperienze nel calcio a cinque che hanno preceduto il suo approdo nel football che conta. Molte delle sue giocate tendono a far sì che il difensore tenti l’intervento, magari lasciando scoperto il pallone, per poi sbilanciarlo e superarlo con un movimento improvviso.  Anche grazie a quest’aria fintamente indolente, Luan ha guidato il Gremio alla conquista della Copa Libertadores, guadagnandosi così la possibilità di andare a sfidare Ronaldo negli Emirati Arabi.

Il suo mito è Ronaldo…quello vero

Cristiano, meglio specificare, perché Luan di Ronaldo ne considera uno solo. Ronaldo quello vero, il Fenomeno, da sempre il suo più grande idolo calcistico sin dai tempi in cui era bambino e ammirava le gesta del campione verdeoro che faceva sognare il mondo.  Un’infanzia non semplice quella di Luan, segnata dalla morte del padre in un incidente d’auto quando lui aveva soltanto cinque anni e dai tanti sacrifici di sua madre, costretta a cercare mille lavori per tirar su la famiglia. È anche per lei, e per tutti i ragazzi senza speranze del Brasile, che il numero sette del Gremio vuole sconvolgere tutte le gerarchie. Poi, forse, arriverà il momento del grande salto in Europa. Lo cercano in molti, anche la Sampdoria ha effettuato un sondaggio tempo fa, ma Luan ha prima una missione da compiere. Poi potrà partire, lasciare la sua terra, facendolo da re.  Fuori dalla sua porta c’è già la fila, ma se potesse dire di essere campione del mondo (magari anche con il Brasile), la metamorfosi da anatroccolo con i capelli tinti di blu a cigno verdeoro sarebbe davvero completa.