Matteo Muoio

Il diritto di recompra è una delle formule più innovative e in voga del calciomercato. Il fatto che, comunemente, si usi il lemma spagnolo non è un caso, come suggeriscono i nomi dei primi due calciatori nel titolo. E’ un’invenzione iberica, l’abbiamo importata da loro insieme a qualche giovane promessa dei top club. Perché è da Barcellona, soprattutto, e Real Madrid che parte la giostra. Squadre incredibili, con risorse economiche pressoché illimitate e dotate pure di cantere importanti, in grado di sfornare periodicamente talenti di assoluto valore. Non tutti però sono Messi, Iniesta, Xavi, Raùl o Casillas, fenomeni in grado di imporsi subito; magari sono prospetti interessanti, su cui più di qualche punterebbe e spenderebbe cifre considerevoli; meglio la cessione quindi del prestito secco. Con recompra però, la possibilità per il club di provenienza di riacquistare il giocatore dopo una o due stagioni ad una cifra prefissata al momento della cessione. Una sorta di ricco premio di valorizzazione. In Italia la formula ha attecchito, più che negli altri campionati europei maggiori: da fuori c’è la possibilità di prendere giocatori di livello in condizioni ottimali, nei confini si è rivelato un modo congeniale per far fronte alla soppressione della comproprietà. Andiamo ad analizzare qualche caso.

Bojan Krkic con la maglia della Roma, stagione 2011/2012

Bojan il primo, nostalgia Morata e caso Deulofeu

In principio fu Bojan Krkic. Nell’estate del 2011 il Barcellona decide di far cassa con l’ex prodigio delle giovanili, che a 18 anni aveva infranto i record di Messi ma nelle stagioni successive non era mai riuscito a ritagliarsi un ruolo di primo piano per via della concorrenza monstre. La Roma della nuova e pionieristica società americana – c’era ancora Di Benedetto, per intenderci – fiuta l’ “affare” e, su espressa richiesta di Luis Enrique che lo aveva allenato nelle giovanili blaugrana, lo porta all’ombra del Colosseo per 12 milioni di euro. I catalani si riservano il diritto di riacquisto a fine stagione per 17 milioni, altrimenti nell’estate 2013 sarebbe scattato l’obbligo per 13; la Roma, dal canto suo, per trattenerlo avrebbe dovuto sborsare altri 28 milioni nell’estate 2013. Una formula parecchio complicata. Non si è mai arrivati a trattare eventuali sconti o modifiche, perché il serbo-catalano a Roma non ha convinto e dopo 12 mesi è stato girato in prestito al Milan. Li è andata ancora peggio e a fine anno se n’è tornato a casa. I giallorossi sono riusciti addirittura a guadagnarci un milione, come da contratto. Da qualche giorno ha terminato un periodo in prestito al Mainz, in Germania, dopo aver deluso in Olanda, con l’Ajax, e in Inghilterra con lo Stoke, attuale proprietario del cartellino.

Ben diversa la sorte del secondo attaccante spagnolo arrivato in Italia con la recompra. Nell’estate 2014 Marotta e Paratici portano alla Juve Alvaro Morata, che al Real aveva fatto vedere ottime cose ma era chiuso dai vari Benzema, Bale e Ronaldo. La spesa è di 20 milioni, l’opzione sul contratto prevede la possibilità per i blancos di riportare a casa il ragazzo nelle due successive sessioni estive, con una prassi precisa: comunicazione di riacquisto alla Juve dall’ 1 al 30 giugno – 2015 o 2016 – e perfezionamento dell’affare entro il 15 luglio, per una cifra variabile dai 20 ai 30 milioni in base alle presenze del calciatore in bianconero. Morata alla Juve fa bene, molto bene, al Real segna addirittura un gol nell’andata della semifinale di Champions 2015. Ed esulta. A Madrid comunque non devono essersela presa, visto che l’estate scorsa hanno versato i 30 milioni necessari per esercitare la recompra. Il ragazzo in stagione ha segnato parecchio pur non partendo quasi mai titolare e proprio per questo ha chiesto di essere ceduto definitivamente. In questi giorni un altro attaccante spagnolo ha fatto tornare in auge il diritto. Parliamo di Gèrard Deulofeu, che in questa seconda parte di campionato è stato una delle poche note liete del Milan di Montella, decisivo anche domenica nella sfida che valeva l’Europa League. Il suo è un caso differente però, perché a Milano ci è arrivato in prestito secco e l’eventuale recompra il Barcellona dovrà esercitarla dall’Everton, proprietario del cartellino dal 2015. L’intenzione blaugrana è quella di riprenderselo per 12 milioni e cederlo definitivamente per una ventina, motivo che rende assai complicata la permanenza in rossonero.

Domenico Berardi, 43 gol in Serie A con la maglia del Sassuolo

I CASI ITALIANI: DA BERARDI A PELLEGRINI
E’ in essere però un mercato di recompra tutto italiano
. La parte di Real e Barça da noi la fanno Juve e Roma, con il Sassuolo, società attentissima alla valorizzazione di giovani italiani, a fare spesso da acquirente. Ha fatto discutere in estate il caso Berardi, colui che, secondo gli ambienti bianconeri, fece per viltade il gran rifiuto. Nel luglio del 2013, quando il ragazzo non aveva ancora esordito in A, la Juve ne acquista metà del cartellino per 4,5 milioni, lasciandolo in neroverde. Due anni e 31 gol dopo gli emiliani lo riscattano interamente versando 10 milioni nelle casse della Vecchia Signora, che si riserva il diritto di acquisto entro luglio 2016 per circa 15 milioni. Un matrimonio annunciato. Invece no, perché il ragazzo di Cariati ha preferito rimanere al Sassuolo per giocarsi la storica Europa League conquistata sul campo, e non era allettato dall’idea di fare panchina, seppur in un top club. Da quanto filtra pare la Juve vanti ancora una prelazione, ma difficilmente verrà esercitata visto l’atteggiamento del ragazzo, che in più occasioni ha fatto capire di preferire l’Inter, sua squadra del cuore. Sempre al Sassuolo gioca, e bene, Lorenzo Pellegrini, mezzala classe ’96 di scuola Roma. Sei gol e 7 assist vincenti in questo campionato, è il prototipo del centrocampista moderno oggi tanto richiesto sul mercato. Squinzi e Carnevali lo presero per 1, 25 milioni nell’estate 2015, la Roma si era riservata un diritto di riacquisto esercitabile per 6 milioni la scorsa estate e per 10 dal prossimo luglio. Ci sono tutti i presupposti per il suo ritorno nella Capitale. Dal Barcellona, nell’ inverno 2014, i giallorossi prelevavano il talentino paraguaiano Antonio Sanabria, attaccante classe ’96, parcheggiato al solito Sassuolo per i primi 6 mesi: 4,5 milioni ai blaugrana più bonus legati a presenze e futura cessione. In giallorosso, nel 2014/2015, fa grandi cose con la Primavera e colleziona due presenze tra i grandi, a luglio viene girato in prestito agli spagnoli dello Sporting Gijon. Gli 11 gol con gli asturiani gli valgono le attenzioni della Liga, in particolare del Betis, che la scorsa estate lo acquista per 7,5 milioni: Sabatini si accorda per il 50% su una futura cessione più il diritto di riacquisto da 11 milioni entro due anni e 14,5 al termine del terzoL’Inter, invece, nel gennaio 2015 vendeva a sorpresa il gioiello Federico Bonazzoli alla Samp. Bomber della Primavera, classe ’97, aveva esordito con i grandi addirittura nel 2013, a 16 anni e mezzo. In panchina c’era Mazzarri. Quell’inverno i 4,5 milioni incassati dalla sua cessione servivano a coprire parzialmente la spesa per Podolski e Shaqiri, primi acquisti del secondo ciclo Manciniano. I nerazzurri si riservavano però la possibilità di riacquisto entro tre anni per 9 milioni, oltre ad una percentuale molto alta su una futura rivendita. Il ragazzo in verità non ha brillato nelle 2 esperienze in prestito tra Lanciano e Brescia in B. Il tempo comunque è dalla sua parte. Nota di assoluto rilevo, a differenza di quanto accade in Spagna, da noi il diritto di recompra non è regolamentato dalle norme federali; la sua validità si basa esclusivamente sui gentlemen’s agreement tra i dirigenti delle società coinvolte. Si sta comunque lavorando per l’ istituzione normativa.

Pellegrini contro El Shaarawy nell’ultimo Sassuolo-Roma (ph, dal profilo ufficiale del Sassuolo)