Elisa Ferro Luzzi

In Germania ormai quello del Lipsia (RB Leizpig) è diventato un vero e proprio caso. Spesso al centro di polemiche da parte delle tifoserie avversarie, la squadra di proprietà della Red Bull di Dietrich Mateschitz, durante l’ultima giornata di Bundesliga ha subito l’incursione da parte di un centinaio di tifosi del Colonia che si sono piazzati davanti all’ingresso dello stadio bloccando il pullman della squadra ospite e causando il ritardo dell’inizio della partita. I tifosi del Colonia, ma in generale i supporters delle altre squadre tedesche, non vedono di buon occhio il club appartenente alla multinazionale austriaca. La Red Bull, dopo una scalata cominciata nel 2009 (con l’acquisizione del SVV Markranstadt ) ha piano piano portato il Lipsia a giocare in Bundesliga: tutto ciò è avvenuto in meno di cinque anni e ha diffuso preoccupazione tra i tifosi degli altri club, contrari alle logiche del calcio moderno imposte dalla nota multinazionale e dalla sua bevanda.

Red Bull protagonista in F1, hockey e calcio

La Red Bull fattura quasi 5mila miliardi di euro all’anno e ormai da diverse stagioni ha deciso di legare la propria immagine allo sport acquisendo diversi club in tutto il mondo, non soltanto legati al calcio. Il caso più conosciuto al grande pubblico è quello della Formula Uno: la RB si è aggiudicata per quattro anni consecutivi (2010, 2011, 2012 e 2013) il campionato costruttori e il campionato piloti con Sebastian Vettel. La scuderia italiana Toro Rosso le fa da “farm team” con lo scopo di lanciare giovani talenti. Non c’è solo la Formula Uno tra gli interessi della multinazionale austriaca: a Salisburgo, dove ha sede la compagnia, dal 2000 la squadra di hockey, la Eishockeyclub Red Bull Salzburg veste il marchio della nota bibita e ha vinto ben quattro titoli austriaci.

Sebastian Vettel ai tempi della Red Bull

Sebastian Vettel ai tempi della Red Bull

Ma è il calcio a far gola alla Red Bull, che sta tentando di replicare le modalità con cui è entrata in Formula 1: piuttosto che legare il proprio nome ad una squadra vincente prova ad entrare direttamente nel processo di creazione del club. In questo modo si preoccupa in prima persona che il ritorno di immagine per il marchio sia dei migliori, diventa attore principale dei successi e per questo oggetto principale della passione dei tifosi. Collegati tra di loro dalle stesse maglie, gli stessi simboli e gli stessi obiettivi in varie parti del mondo. Una strategia di marketing creata per far avvicinare i supporters al marchio in modo più immediato, entrando in contatto con la loro sfera più intima ed emozionale.

Il caso che più ha fatto rumore è legato all’acquisizione della storica Austria Salisburgo nel 2005: i colori sociali sono stati cambiati da viola a biancorosso e il nome, in un primo momento, è diventato Red Bull Salzburg FC poi cambiato in FC Salzburg a causa del regolamento della Federcalcio austriaca sulle sponsorizzazioni applicate ai nomi delle squadre. Sulle maglie dei giocatori appare comunque l’immagine simbolo della bibita con i due tori rossi e la scritta Red Bull.

Il logo del Salisburgo

Il logo del Salisburgo

Il predominio nella natia Austria non bastava: nel 2006 la RB ha rilevato la franchigia dei New York Metrostars ed ha messo le mani anche sulla MLS, il campionato di calcio statunitense, diventando New York Red Bull; nel 2007 ha avuto inizio il progetto Red Bull Brasile: in pochi anni, partendo dalla quarta divisione, il club “con le ali” è arrivato a disputare il campionato paulista. Per poi entrare a gamba tesa nel calcio africano, con la squadra omonima in Ghana. Qui però le cose non sono andate bene e, dopo un anno di tentativi, la RB Ghana è stata acquistata dal Feyenoord. Infine, nel 2009, l’acquisizione del SSV Markranstadt, club tedesco militante in Oberliga, quinta serie in Germania. La squadra si è impiantata a Lipsia, il nome è stato cambiato in RB Leipzig che non vuol dire Red Bull ma Rasen Ball (campo da gioco) perché a livello professionistico è impossibile inserire nomi identici ad altre squadre professionistiche mondiali. Tuttavia il richiamo al nome Red Bull è evidente. In Germania l’azienda austriaca è stata criticata per la scelta di aggirare le norme federali che vietano ai club di avere più del 49% delle quote nelle mani di un unico proprietario (l’RB Lipsia è al 49% della Red Bull e il restante 51% distribuito fra 14 dirigenti della stessa azienda). Oltre ad aver attirato su di sé altre critiche e proteste per aver creato non una squadra di calcio ma un’eterna pubblicità.

Un tifoso del Lipsia con la bandiera col marchio RB

Un tifoso del Lipsia con la bandiera col marchio RB

E’ nata inoltre una pagina Facebook (https://www.facebook.com/neinzurb) in cui vengono proposte iniziative da attuare negli stadi contro la Red Bull e in cui possiamo comprendere un po’ di più le motivazioni dei tifosi tedeschi.  “Nel calcio professionistico c’è sempre più la tendenza secondo cui il calcio viene usato come un modo di massimizzare i profitti – si legge -. Gli investitori privati e le aziende vogliono fare i soldi con il calcio ed usarlo per posizionare al meglio il loro prodotto o business. Per noi, invece, la RB Leipzig è solo una parte del calcio commerciale di oggi, un calcio che si muove in un contesto di interessi capitalistici. Ci rifiutiamo di distinguere tra investitori cosiddetti ‘buoni’ e ‘cattivi’. Per noi c’è differenza tra l’impegno della RedBull rispetto ad altre cosiddette ‘associazioni sportive aziendali’ come il Leverkusen e il Wolfsburg. La RedBull vuole principalmente posizionare il prodotto nel miglior modo possibile, costi quel che costi. Il Leverkusen e il Wolfsburg hanno dovuto sviluppare il loro successo. Il Leverkusen è emerso da subito come club sportivo-aziendale e, al tempo, era un fatto comune che le imprese potessero avere sezioni sportive. Il Wolfsburg ha vissuto una storia simile. Entrambe le squadre hanno dovuto lavorare per il loro successo con poche risorse e nelle stesse condizioni di qualsiasi altro club (…). Solo il TSG Hoffenheim (la squadra più odiata di Germania fino all’ingresso della RB, ndr) ha un passato simile alla Red Bull”.

Si narra che durante l’estate appena trascorsa, la Red Bull abbia tentato di acquisire l’Udinese. La notizia è stata però caldamente smentita dalla famiglia Pozzo, che ha parlato di fantasie giornalistiche.

Un montaggio tra i due tori della RB e il nome dell'Udinese

Un montaggio tra i due tori della RB e il nome dell’Udinese