Francesco Paolo Traisci

Il fuorigioco è una delle regole che hanno richiesto il maggior numero di illustrazioni verbali e schematiche, interpretazioni ufficiali e casistiche, a causa dell’importanza che la sua applicazione ha nell’attribuzione di un gol o nel suo annullamento. E in un calcio sempre più veloce, in cui gli attaccanti giocano sul filo del fuorigioco, ogni episodio dubbio può rivelarsi decisivo. Chi di noi non è stato mai coinvolto nelle discussioni sui vari casi di fuorigioco passivo che hanno consentito alla propria squadra di vincere una partita importante o che ne hanno determinata la sconfitta, a nostro avviso, immeritata?

Come è cambiata la regola 11 del fuorigioco

La Regola 11 delle Rules of the Game FIFA appariva sino a qualche anno fa lineare: “E’ in fuorigioco colui che, fra sé e la linea di porta avversaria, ha meno di 2 giocatori se si trova oltre la linea del pallone all’interno della metà campo avversaria”. Semplice, oggettivo, matematico. Nessuna interpretazione: solo valutare correttamente le posizioni in campo e la linea dei difensori. Sennonché ad un certo punto della storia calcistica si decise che era troppo semplice così: la posizione conta ma deve essere “attiva”: non è in fuorigioco chi non partecipa attivamente al gioco. E che vuol dire partecipare attivamente al gioco? Ecco che arriva la modifica della regola. Leggiamola, questa benedetta Regola 11 nella sua attuale versione: “Essere in posizione di fuorigioco non è di per sé un’infrazione.Un calciatore si trova in posizione di fuorigioco quando: è più vicino alla linea di porta avversaria rispetto sia al pallone, sia al penultimo avversario. Un calciatore non si trova in posizione di fuorigioco quando si trova nella propria metà del terreno di gioco, oppure si trova in linea con il penultimo avversario, oppure si trova in linea con i due ultimi avversari”. La regola ora contempla un’aggiunta: ossia la specificazione che “un calciatore in posizione di fuorigioco deve essere punito solo se, a giudizio dell’arbitro, nel momento in cui un suo compagno gioca il pallone o è da questo toccato, egli prende parte attiva al gioco: intervenendo nel gioco; oppure influenzando un avversario; oppure traendo vantaggio da tale posizione”.

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Il tutto con tanto di disegni illustrativi. Ora se la prima parte non lascia problemi interpretativi ma solo di colpo d’occhio per guardalinee ed arbitri, non così invece il requisito della presa di parte attiva al gioco, necessario affinché il fuorigioco sia punito con un calcio di punizione (ma soprattutto con l’interruzione dell’azione avversaria e l’annullamento di tutto ciò che è avvenuto dopo il fuorigioco). Da qui tutta la discussione sul fuorigioco passivo perché, per essere punito, il fuorigioco deve essere attivo.

I TRE CASI DI FUORIGIOCO
I tre casi di fuorigioco attivo previsti dalla regola sono poi chiariti ufficialmente all’interno dello stesso documento nella parte chiamata “Interpretazione delle Regole del Gioco e linee guida per arbitri” che segue la regola stessa. In queste alcune definizioni possono fare al caso nostro:
– Intervenire nel gioco significa: giocare o toccare il pallone passato o toccato dal compagno.
– Influenzare un avversario significa: impedire a un avversario di giocare o di essere in grado di giocare il pallone, ostruendogli chiaramente la linea di visione o contendendogli il pallone.
– Trarre vantaggio dalla posizione significa infine: 1) giocare un pallone che rimbalza o è deviato dal palo o dalla traversa o da un avversario, essendo stati in posizione di fuorigioco, oppure 2) giocare un pallone che rimbalza, è deviato o è giocato da un avversario su di una parata (o un salvataggio di una rete) intenzionale, essendo stati in posizione di fuorigioco.Un calciatore in posizione di fuorigioco che riceve il pallone da un avversario, che lo gioca deliberatamente (tranne su una parata o un salvataggio intenzionale di una rete) non si deve ritenere che abbia tratto vantaggio”.

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Sempre nelle linee guida per gli arbitri si analizza come deve comportarsi il direttore di gara in caso di alcuni comportamenti furbeschi di difensori ed attaccanti. Cosa deve fare l’arbitro se un difensore che si rende conto di non poter salire verso centrocampo per mettere in fuorigioco l’attaccante avversario ed esce dal campo senza autorizzazione dell’arbitro? L’arbitro deve ammonirlo e considerarlo, ai fini del fuorigioco, all’interno della linea che delimita il campo nel punto in cui ne è uscito, in modo da tener in gioco l’attaccante avversario. E se lo fa l’attaccante avversario? Più complicato: l’indicazione agli arbitri è la seguente: “un calciatore che è in posizione di fuorigioco non commette un’infrazione se esce dal terreno di gioco per mostrare all’arbitro che non prende parte all’azione di gioco. Tuttavia, se l’arbitro considera che è uscito dal terreno di gioco per ragioni tattiche e ha guadagnato un indebito vantaggio nel rientrare sul terreno di gioco, il calciatore deve essere ammonito per comportamento antisportivo. Il calciatore deve chiedere l’autorizzazione dell’arbitro per rientrare sul terreno di gioco”. E per chi sta all’interno della porta avversaria? Anche qui l’indicazione all’arbitro appare puntuale: “Se un attaccante rimane immobile dentro la porta mentre il pallone supera la linea di porta, la rete dovrà essere convalidata.Tuttavia, se tale attaccante distrae un avversario, la rete non dovrà essere convalidata, ed il calciatore ammonito per comportamento antisportivo”.

Tutto chiaro? Non ancora. E allora via con la casistica dell’AIA (ossia le indicazioni ai nostri arbitri), con gli esempi di gioco. Prendiamone qualcuno che ciascuno può ricollegare ad episodi realmente accaduti. Innanzitutto iniziamo con uno dei episodi che più frequentemente accadono sui nostri campi e che lasciano spesso polemiche.  E’ quello previsto nel caso N° 7: un calciatore in posizione di fuorigioco che non influenza un avversario, corre verso il pallone giocato da un compagno. L’arbitro deve attendere che tocchi il pallone per sanzionarne il fuorigioco? Il calciatore può essere sanzionato prima di toccare il pallone, se nessun altro compagno in posizione regolare ha la possibilità di giocare il pallone. Altrimenti l’arbitro deve attendere e vedere se il calciatore in posizione di fuorigioco prenderà effettivamente parte attiva al gioco, in base alle definizioni delle Linee Guida. Ed ancora il caso N° 9: un calciatore gioca il pallone verso un compagno che si trova in posizione di fuorigioco. Lungo la traiettoria, un difensore tocca intenzionalmente il pallone con le mani. Quale deve essere la decisione dell’arbitro? Se il calciatore in posizione di fuorigioco ha influenzato il difensore, contendendogli il pallone, l’arbitro lo sanzionerà per aver preso parte attiva al gioco ed accorderà un calcio di punizione indiretto per la squadra difendente. Diversamente, l’arbitro dovrà accordare un calcio di punizione diretto (o un calcio di rigore) contro la squadra del calciatore che ha toccato il pallone con le mani.

Ma ancora non è abbastanza semplice. E allora agli arbitri sono stati forniti anche situazioni illustrate con disegni e schemi. Ma anche con questi si continuerà a discutere. Facciamo alcuni esempi legati ad episodi realmente accaduti: come quelli relativi alcuni gol segnati con la complicità dagli avversari: la regola dice che “se un calciatore in posizione di fuorigioco che riceve il pallone da un avversario, che lo gioca deliberatamente (tranne su una parata o un salvataggio intenzionale di una rete)non si deve ritenere che abbia tratto vantaggio”. Ma l’illustrazione 6 dice invece che “Il tiro del calciatore (A) rimbalza o viene deviato da un avversario verso il calciatore (B), compagno di (A). (B) deve essere considerato punibile perché gioca il pallone essendo stato in posizione di fuorigioco”.

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Ed allora quale è la distinzione fra i due casi? Quando l’intervento del difensore, seppur maldestro, è volontario non è fuorigioco; se invece non è volontario come quando devia involontariamente la palla sul tiro avversario è fuorigioco. E una spizzata di testa?

IL CASO RECENTE DI FIORENTINA-ROMA
Un altro esempio è legato ad un recente caso che ha fatto molto discutere: quello del gol della vittoria della Fiorentina sulla Roma. Due sono i possibili scenari: si tratta di quello illustrato nel caso 3 in cui “un attaccante in posizione di fuorigioco ostruisce la linea divisione del portiere. Il calciatore dovrà essere considerato punibile perché impedisce ad un avversario di giocare o essere in grado di giocare il pallone”.

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Oppure di quello previsto nel caso 10  per il quale “un attaccante (A) in posizione di fuorigioco non ostruisce la linea di visione del portiere, né sta contendendogli il pallone”. Quello che conta quindi in questi casi non è il fatto che il pallone calciato verso la porta da un giocatore trovi sulla sua traiettoria un compagno che si sposta per far passare la palla ma il fatto che quest’ultimo ostruisca o meno la visuale del portiere. Poi sarà comunque l’arbitro a valutare se la visuale del portiere è stata ostruita dal quel calciatore o meno.

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Della serie le regole ci sono e sono sempre più analitiche; ma poi è l’arbitro che decide.