Redazione

In inglese la chiamano sudden death, morte improvvisa. Termine forse un po’ troppo forte, ma che spiega bene il concetto. Il punto che risolve un match. Da piccoli lo facevamo anche noi, chi segna questo vince. Ma se sulle strade e sui campetti potevamo decidere di cambiare le regole in corsa, per la FIFA tutto è maledettamente più complicato. Ci vogliono commissioni, dibattiti e alla fine si vota. Evidentemente più di qualcuno ha pensato che fosse davvero una buona idea. E quindi nel 1993 si apre una nuova (e breve) era calcistica. L’era del Golden Goal.

L’idea: addio ai supplementari noiosi

La proposta, neanche a dirlo, arriva dall’Inghilterra. E siamo pronti a scommettere che la recente sconfitta subita dai Tre Leoni a Italia ’90 (ai rigori contro la Germania, dice nulla?) non ha avuto alcuna influenza sull’idea. Comunque, il concetto è semplicissimo. Se il match termina in parità, si va ai supplementari come sempre. Ma il primo che segna nei trenta minuti, vince. Senza appello, senza discussioni. Una rete che vale oro. Appunto, un Golden Goal. Ma perchè si arriva a questa decisione? Il mondiale italiano di certo aiuta a capire. Un Coppa del Mondo molto tattica, in cui spesso si è arrivati all’overtime, che si è quasi sempre trasformato in trenta minuti di nulla.

Già, perchè quando le squadre sono lunghe e stanche, non è difficile assistere in tempi supplementari noiosi, in cui l’unico obiettivo è far passare il tempo e giocarsela ai calci di rigore. Ecco, almeno a sentire i promotori, la rivoluzione del Golden Goal. Incentivare le squadre ad attaccare, a portarsi a casa la partita, invece di affidarsi ai tiri dal dischetto. Come abbiamo fatto a non pensarci prima è la reazione della FIFA. Si studia la formula regolamentare, si sperimenta in tornei minori e poi via, si parte.

La prima volta (ad alti livelli), incredibile a dirsi, va benissimo a noi. La finale dell’Europeo Under-21 1994 dura esattamente novantasette minuti, che è il tempo che serve all’Italia a segnare l’unica e decisiva rete del match. È Pierluigi Orlandini che con un poderoso sinistro da fuori area trafigge il portiere del Portogallo e pone fine alla partita. Tutto molto bello, no? Sì, finchè sei dal lato giusto della barricata. Chiedere per informazioni alla Repubblica Ceca, che il 30 giugno 1996 saluta l’Europeo dei grandi perchè Oliver Bierhoff fa una doppietta, ma il secondo goal diventa d’oro, perchè lo segna al quinto minuto del primo supplementare. Addio sogni di gloria per Nedved e compagni.

La regola comincia così a mostrare il suo lato crudele e abbastanza inaspettato. Se prima le squadre nei supplementari non si impegnavano, ora giocano alla morte, ma guai a scoprirsi anche per un solo secondo, perchè una singola distrazione può costare la partita, senza nessuna possibilità di appello. C’è comunque chi si specializza, come la Francia. Che si guadagna le semifinali del mondiale casalingo grazie a un Golden Goal di Blanc e che due anni dopo a Euro 2000 vince ai supplementari sia la semifinale con lo sfortunatissimo Portogallo che la finalissima contro l’Italia, cortesia rispettivamente di un rigore di Zizou e di una girata di Trezeguet.

Ma lo spettacolo, ormai è evidente, non ne guadagna, anzi. LiverpoolAlaves, finale di Coppa UEFA 2000/01, è una delle partite più rocambolesche nella storia delle competizioni europee, ma solamente fino al novantesimo. Da quel momento in poi le due squadre, che nei tempi regolamentari avevano regalato al pubblico del Westfalenstadion uno spettacolo indimenticabile (4-4), si chiudono a riccio per il sacrosanto terrore di perdere il match in un battito di ciglia. Che poi è quel che accade agli spagnoli, dato che uno sfortunato colpo di testa di Delfí Geli su una punizione a favore dei Reds diventa uno splendido Golden Autogoal.

La regola ha fallito, ma ormai il mondiale nippocoreano è alle porte e quindi bisogna giocarselo così. Ci rimettono l’Italia (nella leggendaria partita contro la Corea) e il Senegal, che grazie a un Golden Goal batte la Svezia agli ottavi, prima di pagare per contrappasso ed essere fermato ai quarti dalla Turchia. Ma per i Campionati Europei 2004 l’UEFA ha in serbo l’ennesimo colpo di genio. Il Golden Goal è troppo definitivo, è normale che spaventi le squadre. Se invece la rete fosse decisiva solo se l’altra squadra non riesce a recuperare? Nasce così il Silver Goal. Che, detta in maniera molto semplice, significa che se segni nel primo tempo supplementare e entro il minuto 105 l’avversario non pareggia, hai vinto tu. Praticamente, una regola che funziona in un quarto d’ora di partita, dato che se segni nel secondo supplementare e lo finisci in vantaggio, Silver Goal o no, hai vinto comunque.

Ma tanto ormai le abbiamo provate tutte, proviamo pure questa. Il Silver Goal dura ancora meno del Golden, perchè viene abolito assieme al suo fratello maggiore dopo l’Europeo in Portogallo, ma fa in tempo ad entrare di diritto nella leggenda della piccola Grecia, che con il suo gioco compatto (leggasi CATENACCIO) scala il Vecchio Continente e porta inaspettatamente a casa il trofeo. In semifinale ci vogliono i famosi 105 minuti per aver ragione della povera Repubblica Ceca (che di certo avrà festeggiato alla notizia della cancellazione della regola), perchè il romanista Traianos Dellas con una girata di testa segna proprio mentre sta terminando il primo supplementare. Un Silver Goal che sa tanto di Golden. L’ultimo.

Finisce così, nell’indifferenza generale, la storia di una delle innovazioni delle regole dello sport più amato del pianeta, che doveva radicalmente modificare il gioco (o almeno, la sua interpretazione nei tempi supplementari) e che invece si è rivelata un flop. Tranne ovviamente per le squadre che ne hanno beneficiato, a volte portando a casa successi storici. Per loro, un gol è davvero valso oro. Anzi, forse addirittura platino.