Francesco Cavallini

E alla fine, dopo qualche tira e molla, il tanto sospirato rinnovo è arrivato. Massimiliano Allegri ha prolungato il suo contratto con la Juventus, firmando un nuovo accordo fino al 2020. L’ingaggio è da top player. Anzi, con i bonus previsti sforerà il tetto salariale non ufficiale di Corso Galileo Ferraris, i sette milioni e mezzo annuali che percepiscono Gonzalo Higuain e Paulo Dybala. Certo, con l’offerta da oltre dieci milioni del Paris Saint-Germain sempre pronta ad essere presa in considerazione, va a finire che Allegri ha fatto anche un bello sconto a Marotta e Agnelli. Termina così, con reciproca soddisfazione, una trattativa all’apparenza semplice e scontata, ma che nascondeva delle insidie non facili da risolvere.

In primis, anche se sembra un’ovvietà, lo stipendio. Non era esattamente scontato che la dirigenza bianconera decidesse di andare incontro alle richieste dell’allenatore, che diventa improvvisamente il tesserato più pagato del nostro campionato. Ovviamente tre Scudetti e due finali di Champions League hanno fatto pendere il piatto della bilancia dalla parte di Max, ma a nessuno, neanche al Marcello Lippi dei tempi d’oro (che aveva anche vinto una delle tre finali di Champions consecutive disputate dalla Vecchia Signora) era mai stato riservato questo trattamento. In Serie A solo Mourinho ha guadagnato di più nei suoi anni all’Inter. La Juventus, che secondo Conte voleva mangiare con dieci euro in un ristorante di lusso, pare ora intenzionata a comprarsi tutta la cucina non badando a spese, come dimostra la naturalezza con cui la scorsa estate sono state pagate le clausole di Higuain e Pjanic.

Allegri e Higuain

Ma non sono stati solo i risultati a contare. Ha pagato anche l’atteggiamento di Allegri, mai sopra le righe e sempre attento a non uscire pubblicamente dai limiti imposti dalla sua figura, ma sempre franco nel suo rapporto con calciatori e dirigenza. Sincero al punto che le offerte stratosferiche arrivate dalla Francia non sono state insabbiate, ma riportate fedelmente e, perchè no, utilizzate per guadagnare un po’ di quello che gli inglesi chiamerebbero leverage. Il ragionamento è semplice. Max ha chiesto garanzie, tecniche ed economiche, per prolungare. Altrimenti arrivederci, anzi, au revoir, e amici come prima, perchè andare avanti con un allenatore demotivato o addirittura separato in casa non sarebbe convenuto a nessuno.

Ed è quasi certamente stato questo il punto che ha convinto la dirigenza bianconera ad assecondare il più possibile le volontà del tecnico vicecampione d’Europa. Perdere Allegri ora sarebbe stata per la Juventus una mezza catastrofe. In realtà poteva essere un addio non dissimile a quello di Conte. La rottura con il tecnico leccese sembrava aver sconquassato per bene le fondamenta di una squadra fino a quel momento pareva invincibile. E invece Marotta aveva tirato fuori dal cilindro il buon Max, accolto da tifosi e addetti ai lavori con uno scetticismo abbastanza immotivato e poi divenuto elemento cardine delle tre annate successive.

Ma, e su ciò molte altre società saranno certamente d’accordo, questo è probabilmente il momento peggiore degli ultimi anni per rimanere senza allenatore. Altre scelte di alto livello all’orizzonte non ce n’erano e non era così scontato che la Juventus riuscisse a ripetere il miracolo Allegri con un altro tecnico. Questa, più dei 269 punti in tre campionati, dei trofei e dei record, la carta vincente in mano al livornese. Che, conscio della situazione, ha tirato il più possibile sull’ingaggio e sulla durata del contratto, strappando un anno in più di quanto previsto nelle fasi iniziali del negoziato. Con un sorriso ancora più ampio del solito, l’allenatore bianconero può ora godersi le meritate vacanze, in attesa di tornare a lavorare con volti vecchi e nuovi.

Massimiliano Allegri, cinquant’anni l’11 agosto

Già, perchè tra le richieste avanzate alla dirigenza ci sono stati acquisti mirati e il veto a una cessione eccellente. Cominciamo da chi dovrebbe arrivare. Quasi risolto il nodo del secondo portiere, con Szczesny in dirittura d’arrivo, gli sforzi di Marotta e Paratici dovranno concentrarsi sulle due priorità evidenziate da Allegri in sede di rinnovo. Il centrocampo, che nel secondo tempo di Cardiff ha evidenziato tutte le lacune che in campionato erano state abilmente celate grazie alla qualità superiore della rosa della Juventus, andrà rinforzato, dato che Khedira non può offrire troppe garanzie dal punto di vista atletico e che nelle ultime stagioni Marchisio è stato spesso costretto a periodi più o meno lunghi di riposo forzato.

Le tipologie di calciatore individuate per puntellare la mediana sono talmente difficili da conciliare che non sorprenderebbe più di tanto assistere a più di un acquisto bianconero nella zona nevralgica del campo. Tra i profili seguiti ci sono registi puri (Paredes), giocatori in grado di unire quantità e qualità (Tolisso e N’Zonzi) e mediani prestati alla difesa o viceversa (Emre Can e Fabinho). Senza mai dimenticare il grande sogno, quell’Andrès Iniesta che non è più così convinto di rimanere a Barcellona e che potrebbe ripercorrere il tragitto fatto da Dani Alves la scorsa estate.

Una volta eliminata la grana centrocampo, spazio agli esterni offensivi, per migliorare ulteriormente una batteria che già comprende Cuadrado e l’indispensabile Mandzukic. I nomi più accreditati sono quello di Douglas Costa, in rotta con Ancelotti al Bayern, Di Maria, che con il probabile arrivo a Parigi di Aubameyang rischia di non trovare più spazio, e Bernardeschi, che andrebbe a rimpinguare la già numerosa colonia tricolore bianconera. Sempre per quel che riguarda l’attacco, la Juventus sta puntando due calciatori molto giovani, ma già affermati in Serie A, Patrik Schick e Keita Balde Diao, pronti a garantire freschezza immediata ed un futuro radioso al reparto offensivo bianconero.

Patrik Schick, obiettivo dei bianconeri

C’è chi arriva, ma c’è anche chi parte. Come Neto, che interessa al Napoli, Lemina, che ha espresso la volontà di giocare con maggiore frequenza, e forse Dani Alves, che per restare chiede il rinnovo del biennale firmato a giugno 2016. C’è anche qualcuno però che la Juventus dovrà trattenere a tutti i costi per non incorrere nelle ire di Allegri. Si tratta di Leonardo Bonucci, pilastro della difesa bianconera e della nazionale, che è richiesto dal Chelsea di Conte, ma anche dal Real e dal Manchester United. La sua permanenza a Torino è stata una delle richieste di Max alla dirigenza, nonostante il duro scontro di qualche mese fa con il numero 19. Non è detto che alla fine si riesca a impedire la partenza di Bonucci, ma Marotta e Paratici stanno già correndo ai ripari, sondando De Vrji e Marquinhos come eventuali sostituti del centrale azzurro.

Come detto, sembrava un rinnovo semplice e scontato, ma si è trasformato in una partita a scacchi conclusasi in una situazione di parità che accontenta tutti. La Juventus non può però dormire sonni tranquilli. Almeno, non secondo il Nantes, che dall’alto della sua esperienza ha voluto mettere in guardia i bianconeri con un tweet all’inizio abbastanza criptico, che recitava solamente attenzione. Il mistero è stato subito risolto, si trattava di un riferimento alla vicenda di Sérgio Conceição, fino a ieri allenatore dei Canarini e fresco di rinnovo fino al 2020, che ha improvvisamente lasciato la Francia per accasarsi al Porto.

Possibile che Allegri decida di fare la stessa mossa, se le sue richieste non dovessero essere esaudite per filo e per segno? Difficile a dirsi. Emery a Parigi non è esattamente in una botte di ferro e le dinamiche del calcio moderno ci hanno abituati a cambiamenti di rotta abbastanza repentini. Quel che però è certo è che con questo rinnovo Max ha definitivamente messo in chiaro, anche a bilancio, chi è comanda davvero in casa Juventus. Una mossa alla Alex Ferguson, uno capace di rinunciare anche a stelle come Beckham o Ronaldo quando questi ultimi hanno anteposto se stessi alla squadra.

I bianconeri, dunque, ripartono da Allegri e dai risultati ottenuti negli ultimi tre anni. Sarà molto complicato fare di meglio e infinitamente più semplice fare di peggio. Questo Max lo sa. Ma il suo pensiero è già a Kiev, alla possibilità di provare di nuovo a prendersi una rivincita contro il destino. In fondo non c’è due senza tre. E, sempre rimanendo nell’ambito dei detti popolari, prima o poi chi la dura la vince.