Francesco Cavallini

Ogni storia ha una fine, e la scopriremo sabato a Cardiff, ma anche e soprattutto un inizio. E per una tra Juventus e Real Madrid, il 13 sarà la cifra fortunata. Per arrivare all’ultimo atto di questa Champions League, le due contendenti alla Coppa dalle grandi orecchie hanno infatti superato indenni un girone e tre turni a eliminazione diretta, per un totale di 12 partite. Certo, la finale fa sempre storia a sé, ma analizzando il cammino di bianconeri e merengues possiamo cercare di immaginare che tipo di partita vedremo al Millennium Stadium. Oggi tocca alla sfidante, la Juventus, alla nona finale della sua storia, che punta a migliorare la statistica che evidenzia solo due successi negli otto tentativi precedenti .

Gruppo H

L’avventura europea dei bianconeri inizia a metà settembre allo Juventus Stadium, ospitando il Siviglia detentore dell’Europa League. È l’avversaria più ostica delle tre del girone e infatti Sarà l’altra qualificata assieme agli uomini di allegri. Le rimanenti due, Lione e Dinamo Zagabria, fanno una buona figura (soprattutto i francesi, che come il Siviglia riescono a pareggiare a Torino), ma non impensieriscono minimamente i Campioni d’Italia. Per la Juventus arriva un prevedibile primo posto nel raggruppamento, con quattro vittorie e due pareggi, undici reti fatte e solamente due subite. Che, per inciso, saranno le ultime fino all’inutile gol di Lottin nella semifinale contro il Monaco.

Fase a eliminazione diretta

Ottavi di finale: Juventus – Porto

Arrivare in vetta al proprio girone non dà mai la certezza di un sorteggio favorevole agli ottavi, soprattutto in una Champions in cui Real Madrid, Bayern Monaco e PSG decidono di qualificarsi come seconde. Ma l’urna di Nyon è benevola e alla Juventus regala il Porto, già giustiziere della Roma di Spalletti nei preliminari. Uno scontro che sembra tutto sommato abbastanza abbordabile, ma che riserverà più di qualche insidia per i bianconeri.

Il match di andata a Oporto arriva subito dopo la partita di campionato contro il Palermo, quella della furiosa lite tra Bonucci e Allegri. Gli animi si sono già rasserenati e il difensore va in Portogallo, ma il tecnico decide comunque di farlo accomodare in tribuna. La difesa comunque non ne risente granchè, non venendo quasi mai sollecitata dai Dragoni. È invece l’attacco ad avere le polveri un po’ bagnate e a non impensierire quasi mai Casillas, nonostante un Porto in inferiorità numerica dalla mezz’ora del primo tempo per colpa di uno sciagurato Alex Telles. La superiorità della Juventus è sterile, almeno fino a metà della ripresa. A quel punto Acciughina azzecca le sostituzioni e cambia completamente la partita. Sono infatti i due subentrati, Pjaca e Dani Alves, a segnare le due reti che permettono ai bianconeri di affrontare il ritorno a Torino con molti meno patemi d’animo.

E infatti se la gara del 14 marzo non è una formalità, poco ci manca. La Juventus non ha intenzione di rischiare nulla e Allegri lo rende subito chiaro, rinunciando a Pjanic e al neonato assetto a cinque stelle, scegliendo una mediana di lotta e di governo. A rendere tutto ancora più semplice è la cronica difficoltà dei portoghesi ad affacciarsi verso la porta di Gigi Buffon. Una partita già abbastanza sonnolenta perde ulteriormente di interesse a fine primo tempo, quando Pereira blocca con le mani un tiro destinato a finire in fondo alla rete. Porto di nuovo in dieci, Dybala sul dischetto e bianconeri ai quarti di finale senza bisogno di sprecare preziose energie.

Quarti di finale: Juventus – Barcellona

Stavolta il sorteggio non appare clemente. L’urna decide che l’avversario della truppa di Allegri sarà il Barça di Luis Enrique, particolarmente galvanizzato dalla splendida remuntada negli ottavi contro il Paris Saint-Germain e avversario nella finale del 2015. Eppure i tifosi bianconeri non sembrano spaventati, ma galvanizzati dallo scontro. Sentono che la loro squadra ce la può fare. E hanno totalmente ragione.

Il match che cambia la stagione (e la percezione europea) della Juventus è quello dell’undici aprile a Torino. Un undici bianconero praticamente perfetto annichilisce il Barcellona di Messi, Suarez e Neymar, che la palla non la vedono praticamente mai. La stella della serata è Paulo Dybala, che in presenza del gotha del football europeo e mondiale si consacra talento unico, dalla crescita allo stesso tempo costante ed esponenziale. L’uno-due del ragazzo di Laguna Larga stende i catalani, che si ritrovano sotto di due reti senza neanche capire come e perchè. Il Barça è sempre il Barça e tenta di riprendere una partita nata male e che rischia di finire peggio. Ma non è serata. Anzi, la Juventus prende addirittura il largo, cortesia di una capocciata di Giorgio Chiellini che bacia il palo e termina in rete, mandando in delirio lo Stadium, in una delle serate europee bianconere più belle degli ultimi anni.

Ma dei catalani non c’è da fidarsi. Questa è la lezione degli ottavi di finale, che la Juventus sembra però aver imparato particolarmente bene. Tre reti di vantaggio sono un gran bel gruzzolo, difficile da sprecare, ma non impossibile. Occhi aperti quindi, perchè la remuntada è sempre dietro l’angolo. O almeno, queste sono le premesse del match di ritorno. La realtà racconta di un tranquillo 0-0, con i bianconeri impegnati a contrastare gli attacchi dei blaugrana e a spaventare Luis e i suoi con improvvise ripartenze. Le stelle del Barça ci provano, ma il tempo passa inesorabile e Buffon continua a rimanere imbattuto. I tentativi dei catalani di salvare almeno l’onore lasciano spazi alle frecce juventine, che però non pungono e si accontentano di un pareggio che profuma tanto di vittoria.

Semifinale: Juventus – Monaco

La macchina da gol contro la miglior difesa, la splendida follia della gioventù contro l’esperienza di una squadra solida e che negli anni ha saputo creare una macchina quasi perfetta. Questa è la semifinale tra Juventus e Monaco. I ragazzi del Principato arrivano il semifinale dopo due imprese non da poco. Prima il rocambolesco ottavo contro il Manchester City di Guardiola, una sagra del gol terminata 6-6 e risolta solo dalle reti in trasferta. Poi l’incrocio della meglio gioventù, contro il Borussia di Tuchel, liquidato con tre reti in Germania e altrettante in casa. La velocità di Mbappé e le giocate di Bernardo Silva fanno paura, ma i favori del pronostico sono per i bianconeri.

All’andata il Principe di Montecarlo non è Alberto, che pure è in tribuna a soffrire per i suoi assieme alla moglie Charlene. A prendersi la corona, per diritto di conquista e di nazionalità (argentino sì, ma nato in Francia), è Gonzalo Higuain, dopo che Gigi Buffon ha tolto per un paio di volte le castagne dal fuoco ad Allegri sulle accelerazioni di Mbappé. Higuain, dicevamo, che nel suo assalto al trono monegasco è accompagnato da uno scudiero d’eccezione, che nella bacheca ha già 28 titoli e che con il triplete può superare quota trenta. Dopo un inizio non brillantissimo ed un infortunio fastidioso, Dani Alves si è infatti preso la Juventus e nella notte del Louis II mette il suo talento a disposizione del bomber di Brest. Il tacco smarcante della prima rete è delizioso, il cross millimetrico che nella ripresa permette al Pipita di raddoppiare sarebbe impossibile per molti, ma non per lui. Il Monaco tenta di pungere, ma la BBC tiene tranquillamente a bada ogni tentativo di Falcao e soci. A fine partita, con due reti di vantaggio e solo altri novanta minuti da giocare, Cardiff appare sempre più vicina.

Nonostante ciò, ed in barba a un campionato che si fa più complicato del previsto, Allegri veste i suoi con il completo migliore per il ritorno allo Stadium. Meglio non correre rischi e mostrare i muscoli in previsione dello scontro con il Real (che nell’andata del derby di Coppa ha strapazzato l’Atletico). E, già che ci siamo, meglio anche chiudere la questione il più presto possibile e tornare a concentrarsi sulla Serie A. L’inizio però non è dei migliori, con Khedira che lascia il campo dopo appena dieci minuti per infortunio. Ma a riportare il sorriso ai bianconeri sono la premiata ditta Dani Alves – Mandzukic, che confezionano l’uno a zero, e l’ottima prestazione della difesa, che evita qualche guaio di troppo. Poi il terzino brasiliano si inventa un vero e proprio eurogol, con cui si chiude il primo tempo. La ripresa è l’ennesima formalità di questa Champions, nonostante la rete di Lottin macchi un po’ la felicità per la finale raggiunta.

E adesso, il Real, con CR7, Sergio Ramos e tutti gli altri. Non si prospetta una sfida semplice per la Juventus, ma i bianconeri sono fermamente intenzionati a spezzare la maledizione delle finali e a rompere la serie positiva delle merengues negli ultimi atti delle Coppe Europee. In ogni caso, Allegri e i suoi meritano solo applausi per il loro cammino in Champions, iniziato una sera di settembre tra un po’ di scetticismo e che potrebbe terminare in trionfo nella notte di Cardiff.