Redazione

Dal campo alla scrivania. E possiamo immaginare che non sarà facile per Nicola Rizzoli, fino allo scorso anno arbitro di punta del calcio italiano, appendere i cartellini al chiodo e sedersi sulla scottante ed ingrata poltrona di designatore del campionato di Serie A. La scelta, va detto, si basa assolutamente sul merito. La carriera di Rizzoli, a parte le polemiche a cui nessun arbitro al mondo potrebbe mai sfuggire, parla per lui. Per due volte consecutive miglior direttore di gara del mondo secondo l’IFFHS, premiato ogni anno dal 2011 al 2016 dall’Associazione Italiana Calciatore e terzo arbitro italiano, dopo Sergio Gonella nel 1978 e Pierluigi Collina nel 2002, a dirigere la partita per eccellenza, la finalissima della Coppa del Mondo.

Avrebbe potuto puntare a Russia 2018, chiedere la deroga per terminare la sua carriera sul campo, ma non lo ha fatto ed ha accettato una sfida che pure non pare semplice. L’introduzione della VAR nel campionato di Serie A rischia seriamente di creare ancor più polemiche piuttosto che di semplificare la vita ai direttori di gara e, di rimbalzo, a chi li designa. La decisione di non prolungare ulteriormente l’onorato servizio nazionale e internazionale in giacchetta nera (anche se ormai si dovrebbe dire multicolore) arriva dopo non poche discussioni nel mondo arbitrale nostrano. Il torneo Mondiale terminerà infatti a metà luglio 2018, quando, come nel caso attuale, l’organico dei direttori di gara per la stagione successiva sarebbe già stato annunciato dalla Federazione. Questo avrebbe portato alla necessità di derogare non una, ma addirittura due volte per far sì che l’arbitro bolognese potesse sperare di dirigere ancora sul palcoscenico più importante.

Hanno fatto discutere alcune decisioni di Rizzoli durante lo scorso campionato

E allora meglio tagliare la testa al toro e farsi da parte, andando però a raccogliere una eredità scomoda, quella di Domenico Messina, da tre stagioni alla guida della CAN di A. Un ruolo, quello del designatore, in cui a Rizzoli servirà tutto il diplomatico aplomb di cui è notoriamente maestro. Apprezzato in campo, ma anche molto criticato fuori, per la sua continua ricerca del dialogo con i calciatori ed una certa tendenza a lasciar correre anche in caso di insulti (il vaffa… di Totti nel 2008 è ancora usato come pietra di paragone in questo senso), il nuovo gestore delle risorse arbitrali della Serie A si siede su una poltrona che scotta da tempo immemore, sulla quale neanche una leggenda come Collina è stato immune da critiche interne o esterne.

Ritrovarsi alla guida della classe arbitrale della categoria regina del calcio italiano proprio nella stagione in cui la tanto agognata moviola in campo (o almeno una sua specie di incarnazione) farà la sua comparsa sui verdi prati della Serie A può essere infatti un boomerang. Tra le doti che Rizzoli dovrà valutare nella scelta di indirizzare questo o quel fischietto verso un particolare match, ci saranno anche la disponibilità al confronto (di cui abbiamo detto l’emiliano è stato maestro), la fiducia nei propri collaboratori e soprattutto la permalosità, che unita alla possibilità di vedere il proprio operato smentito dalla VAR rischia di rendere molte giacchette nere meno propense a richiedere il tecnologico “aiuto da casa”, anzi, dalla pancia dello stadio.

Ma ormai i giochi sono fatti, rien ne va plus, e quindi l’investitura arriva e non si può rifiutare. Ci vorrà pazienza, molta, e altrettanto savoir-faire. Ma da chi è riuscito a convincere un calciatore ad abbandonare il campo durante una finale Mondiale (saluti al povero Kramer, che probabilmente Rizzoli neanche se lo ricorda), i miracoli ce li possiamo e ce li dobbiamo aspettare.