Adriano Stabile

È difficile trovare un posto esatto a Roberto Baggio nella storia del calcio italiano. Talento cristallino, fuoriclasse che ha fatto sognare con le sue giocate, ma anche trequartista difficile da collocare tatticamente, non sempre propenso al lavoro “sporco”. E così nascono dibattiti sul reale valore del “Divin Codino”, che sabato 18 febbraio compie 50 anni. Noi abbiamo cercato di trovare pregi e difetti di quello che comunque resterà per sempre un giocatore unico.

Roberto Baggio, pregi e difetti di un mito

Roberto Baggio

Roberto Baggio ai tempi dell’Inter

È UN CAMPIONE UNICO PERCHÉ…

È un mito che unisce tutti. Roberto Baggio è tra quei rari calciatori capaci di unire, nell’amore per il suo talento, tifosi di squadre anche storicamente avversarie. In ogni parte di Italia si trova qualcuno che abbia apprezzato davvero la classe di Baggio e le sue giocate straordinarie fatte di dribbling, assist e gol: il pregio di “unire tutti” è riservato a pochi giocatori di calcio nostrani. A renderlo eterno ha contribuito anche il successo nel Pallone d’Oro, vinto nel 1993. Soltanto Gianni Rivera, Paolo Rossi, Fabio Cannavaro e Omar Sivori (quest’ultimo come oriundo argentino) sono riusciti a conquistare l’ambito premio, tra gli italiani. Baggio ha vinto anche il Fifa World Player e l’Onze d’or 1993 e il Golden Foot 2003.

Ha realizzato 205 gol in Serie A. Roberto Baggio è nel ristrettissimo gruppo di sette calciatori capaci di segnare oltre 200 gol in Serie A. Insieme a lui ci sono Silvio Piola (290), Francesco Totti (250, ancora in attività), Gunnar Nordahl (225), Giuseppe Meazza (216), José Altafini (216) e Totò Di Natale (209). Nel massimo campionato Baggio ha realizzato 205 reti in 452 partite (media di 0,45 gol a partita, superiore a quella di Totti che è a 0,41) ed è stato superato in graduatoria da Totti e Di Natale soltanto dopo il suo addio al calcio, avvenuto nel 2004. In carriera ha segnato ben oltre le 300 reti in gare ufficiali, tra campionato, coppe e nazionali. Nel 1990-91, al primo anno nella Juve, è stato capocannoniere della Coppa delle Coppe con 9 reti.

Vanta svariati primati in nazionale. È l’unico calciatore italiano nella storia ad aver realizzato gol in tre diversi Campionati del mondo (1990, 1994 e 1998) e, con 9 reti, è il miglior cannoniere azzurro ai Mondiali a pari merito con Paolo Rossi e Christian Vieri. Con i suoi 27 gol nella nazionale maggiore è ancora oggi al quarto posto dei bomber azzurri di ogni tempo, preceduto da Gigi Riva (35 reti), Meazza (33), Piola (30) e a pari merito con Alex Del Piero.

Ha firmato gol straordinari. Di Roberto Baggio si è detto che riusciva a fare il “gol alla Meazza”, ovvero arrivare in porta palla al piede, scartando anche il portiere avversario. Gli accadde una prima volta, ad alti livelli, il 20 settembre 1987 quando la sua Fiorentina vinse 2-0 a San Siro sul Milan di Sacchi: il 20enne Baggio firmò il raddoppio dribblando il portiere Giovanni Galli. Da ricordare è anche il suo gol alla Cecoslovacchia a Roma, durante i Mondiali del 1990, quando partì da metà campo per poi arrivare a spiazzare l’estremo difensore avversario.

Sublime sui calci di punizione, fu proprio con un tiro piazzato che Baggio firmò il suo primo gol in Serie A, al Napoli, il 10 maggio 1987. Anche in azzurro andò a segno per la prima volta su calcio di punizione, il 22 aprile 1989 contro l’Uruguay.
L’8 novembre 1992 segnò 4 reti all’Udinese, in un match vinto 5-1 dalla Juventus. Nel 1993 fu decisivo nel trionfo bianconero in Coppa Uefa realizzando tutti i tre gol al Paris Saint-Germain nelle due gare vinte in semifinale (2-1 a Torino e 1-0 a Parigi) e firmando una doppietta nella finale di andata, vinta 3-1 in trasferta sul Borussia Dortmund (al ritorno a Torino la Juve si impose 3-0).

Il 25 novembre 1998, quando era all’Inter, ha segnato una splendida doppietta al Real Madrid campione d’Europa. Nella memoria di tutti è poi rimasto il suo addio alla maglia nerazzurra: il 23 maggio 2000, nonostante le incomprensioni con l’allenatore Lippi, regalò all’Inter la qualificazione in Champions League segnando una doppietta al Parma nello spareggio per il quarto posto vinto 3-1 a Verona.

Il 1° aprile 2001 firmò uno dei suoi gol più belli con la maglia del Brescia, contro la Juventus a Torino (match finito 1-1): lancio lunghissimo di Pirlo, stop al volo a scartare Van der Sar e tocco nella rete sguarnita.
Stupendo fu anche l’ultimo gol in carriera di Baggio, realizzato con un sinistro a giro alla Lazio il 9 maggio 2004. Poco prima aveva dato a Mauri la palla del vantaggio con un assist di tacco al volo.

Ha fatto sognare Firenze, Torino, Bologna e Brescia. Roberto Baggio ha lasciato splendidi ricordi nella Fiorentina, nella Juventus, nel Bologna e nel Brescia. Nell’unica stagione con la maglia emiliana (1997-98), nonostante qualche problema con l’allenatore Renzo Ulivieri, ha raggiunto il suo primato di marcature in un unico campionato: 22 gol.

Roberto Baggio

Baggio raccoglie la sciarpa viola il 6 aprile 1991

Ha tenuto il Brescia in Serie A. La più lunga permanenza del Brescia in Serie A, cinque stagioni dal 2000 al 2005, è coincisa con la militanza del “Divin Codino” tra le Rondinelle. Baggio ha lasciato il calcio nel 2004 e il Brescia è retrocesso in Serie B nel 2005, riassaporando la massima divisione una sola volta, nel 2010-11. Con Baggio in campo il Brescia si è qualificato due volte nelle coppe europee, disputando nel 2001 e nel 2003 la coppa Intertoto.

Trascinatore a Usa 94. Dopo le prestazioni incolori nel girone eliminatorio ai Mondiali del 1994 negli Stati Uniti, Baggio si mise in luce nella fase successiva: agli ottavi di finale contro la Nigeria, con l’Italia in dieci uomini per l’espulsione di Zola e sotto di un gol, fece una doppietta provvidenziale che valse la qualificazione. Ai quarti segnò la rete del successo, in extremis, contro la Spagna e in semifinale trascinò gli azzurri ancora con due gol, contro la Bulgaria. Nella finale persa contro il Brasile calciò alto il suo rigore, ma ha l’attenuante di essere arrivato a quell’ultimo atto in cattive condizioni fisiche.

Baggio Mazzone

Baggio con Carlo Mazzone nel Brescia nel 2002

NON È UN CAMPIONE UNICO PERCHÉ…

Ha dato il meglio entro i 27 anni. La parte migliore e più prestigiosa della carriera di Roberto Baggio può considerarsi conclusa nel 1994, quando aveva 27 anni. Fino a quel momento la sua è stata una parabola ascendente continua, tra Vicenza, Fiorentina, Juventus e nazionale. Non a caso in maglia azzurra ha raccolto in totale 56 presenze (e 27 gol) di cui 44 (con 24 gol) tra i 21 e i 27 anni e solo 12 (con 3 gol) dopo i 27 anni. Pur essendo un eccellente bomber, Baggio non ha mai vinto la classifica dei cannonieri in Serie A.

Ha avuto rapporti difficili con tanti allenatori. A causa del suo carattere introverso e della sua difficile collocazione tattica (Platini lo definì, intelligentemente, un “nove e mezzo”: non un centravanti né un centrocampista) Roberto Baggio ha avuto problemi con molti dei suoi allenatori: Sven Goran Eriksson nella Fiorentina, Giovanni Trapattoni nella Juventus, Fabio Capello nel Milan, Arrigo Sacchi nella nazionale e nel Milan, Renzo Ulivieri (che arrivò a dimettersi per un rifiuto di Baggio di andare in panchina) nel Bologna e soprattutto Marcello Lippi nell’Inter.
Baggio, nella sua autobiografia, raccontò che Lippi gli aveva chiesto di riferirgli chi, nello spogliatoio nerazzurro, gli remasse contro e che, al rifiuto del calciatore, gli fosse diventato improvvisamente ostile. «Ci sono rimasto davvero male di fronte a simili cattiverie e falsità – fu la replica dell’allenatore di Viareggio – a Baggio non ho mai fatto richieste simili proprio perché la stima non c’era e non c’è tuttora».

La Juventus gli preferì Del Piero. Baggio e Del Piero, talenti con caratteristiche simili, hanno giocato insieme nella Juve per due campionati, dal 1993 al 1995. Dopo aver vinto lo scudetto nel 1995, grazie soprattutto alla classe di Del Piero che non a quella di Baggio (tenuto fuori per cinque mesi da un infortunio), la dirigenza bianconera decise di non rinnovare il contratto in scadenza al numero dieci di Caldogno, lasciandolo andare al Milan (che pagò comunque 18 miliardi di lire perché all’epoca c’erano i parametri di indennizzo) e preferendogli, di fatto, il giovane attaccante venuto dal Padova.

Ha vinto due scudetti da comprimario. Roberto Baggio ha vinto due scudetti, senza però essere un elemento fondamentale delle rispettive squadre, la Juventus 1994-95 e il Milan 1995-96. In occasione del titolo in bianconero giocò soltanto 17 delle 34 partite di campionato, soprattutto per colpa di un infortunio al ginocchio destro. Del Piero comunque non lo fece rimpiangere affatto tanto che, a fine stagione, la Juve lasciò andar via Baggio.

Al Milan, nella stagione successiva, si trovò in concorrenza con l’omologo Dejan Savicevic e spessissimo veniva sostituito dal tecnico Fabio Capello, che non lo riteneva costante per tutti i 90 minuti. In campionato Baggio raccolse 28 presenze su 34 giornate (segnando 7 reti) giocando però soltanto 9 gare per intero: in 17 occasioni venne sostituito e in due subentrò dalla panchina. 

Baggio Savicevic

Dejan Savicevic e Roberto Baggio nel Milan

Ha fallito a Milano con entrambe le squadre. Parlare di “fallimento” di Baggio a Milano è forse eccessivo, ma si può tranquillamente dire che sia nel Milan che nell’Inter è stato “uno dei tanti” e non ha lasciato grandi rimpianti tra i tifosi. Detto del suo primo anno al Milan, quando vinse lo scudetto senza godere troppo della fiducia di Capello, non gli è andata granché bene anche nella sua seconda stagione rossonera: i tecnici Tabarez (prima) e Sacchi (poi) gli preferirono in svariate occasioni Marco Simone, relegandolo per ben 12 volte in panchina.

Analogo è stato il suo biennio all’Inter, tra il 1998 e il 2000: ha disputato solo 41 delle 68 partite di campionato disponibili, entrando in 17 occasioni dalla panchina e restandoci, senza giocare, in altre 11 circostanze. Non sono certo numeri da giocatore imprescindibile. 

Ancelotti non l’ha voluto a Parma. Nel luglio 1997 il Milan raggiunse l’accordo per cedere Roberto Baggio al Parma. All’ultimo momento però il trasferimento saltò per l’opposizione di Carlo Ancelotti: l’allenatore degli emiliani non gradiva le caratteristiche tattiche di Baggio che avrebbe faticato a inserire nel suo modulo 4-4-2. Di quel rifiuto Ancelotti si è pentito soltanto parecchi anni più tardi.

Era riserva a Francia ’98. Baggio ha giocato il suo terzo e ultimo Mondiale a 31 anni, peraltro non da titolare: partito nell’undici iniziale nelle prime due gare, contro Cile (2-2 con un suo gol su rigore) e Camerun (vittoria 3-0), è stato poi relegato dal ct Maldini tra i rincalzi nelle partite successive, subentrando due volte, contro Austria (successo 2-1 con un suo gol) e Francia (0-0 prima dell’eliminazione azzurra ai rigori), e restando fuori dai giochi nel match con la Norvegia (successo 1-0).