Francesco Cavallini

Debutto da brividi, ma esame superato a pieni voti. Se la Roma esce incolume dalla insidiosa sfida contro l’Atletico Madrid di Simeone, lo deve in gran parte al suo portiere. Alisson ha abbassato la saracinesca, con alcuni interventi che hanno permesso ai giallorossi di portare a casa un punto che forse in chiave classifica non conta molto, ma che di certo fa morale. Certo, il fatto che il migliore della squadra di Di Francesco sia l’estremo difensore non può far piacere, ma almeno anche chi criticava la scelta di lasciare andare Szczesny (che tra l’altro si è accasato alla Juventus) per puntare sul brasiliano dovrà convenire che il portiere della Selecao non è esattamente l’ultimo arrivato.

Partita concentrata e fortuna meritata

La Roma non difende molto bene e a volte gli attaccanti dell’Atletico si trovano in posizioni interessanti per colpire a rete. Ma Alisson ha sempre risposto presente e in due occasioni, una a partita appena iniziata e l’altra nei minuti di recupero, dove non è arrivato lui ci ha pensato il palo esterno. Diciannove tiri subiti, di cui dieci nello specchio della porta. Non uno score da Champions League, dove novantanove volte su cento una partita del genere finisce con una rete, anche sporca, a vanificare tutto il lavoro dell’estremo difensore. Non stavolta però, perchè il brasiliano resta concentrato fino al novantesimo e oltre e si guadagna la palma di migliore in campo e soprattutto il pizzico di fortuna che gli ha permesso di non dover raccogliere la sfera dalla rete dopo il miracolo su Saul.

Anche i tifosi hanno imparato a conoscere Alisson

E a fine partita è arrivata anche la consacrazione, con un coro tutto dedicato al portiere della Selecao da parte di un pubblico che è rimasto incollato ai seggiolini fino all’ultimo secondo e che deve ringraziare il numero 19 se non è tornato a casa con il morale sotto i tacchi. Ci sono ancora da migliorare i rilanci, che hanno fatto calare più volte il gelo sull’Olimpico, ma finchè con le mani Alisson fa queste partite, la capacità di far ripartire l’azione passa, giustamente, in secondo piano.

Bene Juan Jesus e Manolas, meglio ancora con la difesa a tre

Tra le altre note positive della serata di Coppa, la Roma può inserire un Juan Jesus concentrato ed un Manolas in grande spolvero. Nonostante ciò, la difesa ha comunque sofferto gli inserimenti dell’Atletico, che fisicamente sembrava avere una marcia in più contro una squadra che, a conti fatti, non giocava una partita ufficiale da oltre due settimane. E a quel punto anche Di Francesco ha voluto dire la sua. Conscio che i suoi non sarebbero riusciti a sviluppare a dovere il 4-3-3 richiesto, ha sostituito un attaccante (Defrel) con un difensore (Fazio), passando ad un 3-5-2 che ha donato più sicurezza ai giallorossi negli ultimi venti minuti di partita. Altro colpo ai detrattori del tecnico, che lo accusavano di poca elasticità tattica. La Roma sa soffrire, Di Francesco sa cambiare e Alisson sa parare. Tre notizie importanti in una serata che non scioglie tutti i dubbi sulla competitività della squadra giallorossa, ma che regala un pizzico di ottimismo.