Francesco Cavallini

Mentre tutti pensano al campionato, la Roma continua a preparare la partita di Champions contro l’Atletico Madrid, primo grande crocevia della stagione giallorossa. La cabala non promette bene, un solo precedente, che tutti ancora ricordano. Coppa UEFA 1998-99, sconfitta 2-1 al Vicente Calderon (all’epoca niente Wanda Metropolitano) e sogno rimonta all’Olimpico spezzato dall’arbitraggio di Van der Ende. Se guardare al passato fa male, il futuro fa comunque un po’ paura. I Colchoneros portano impresso a fuoco il marchio del loro condottiero, Diego Simeone. Squadra compatta, fisica, dalla difesa inespugnabile, in grado di opporsi con efficacia a qualsiasi trama di gioco. Per scardinarla ci sarà bisogno di estro. Di fantasia. Di imprevedibilità. In due parole, di Diego Perotti.

Perotti, l’esterno atipico del 4-3-3 di Di Francesco

El Monito è una delle certezze di Eusebio Di Francesco, uno di quelli per cui il turnover vale meno degli altri. Esterno sinistro particolarmente atipico per il 4-3-3 del tecnico, dato che non basa il suo gioco sulla profondità, ma preferisce di gran lunga ricevere la sfera sui piedi. Poi però cambia tutto, perchè la tecnica dell’argentino fa la differenza, permettendogli spesso e volentieri di saltare l’uomo con facilità e di trovare la linea di fondo e tentare di mandare a rete i compagni. Diciassette assist in una stagione e mezza in giallorosso, con giocate che fanno strabuzzare gli occhi ad avversari e tifosi. L’unica cosa che si rimprovera al numero otto è una scarsa confidenza con la rete.

L’Atletico Madrid è una delle sue vittime preferite

Sarà, ma a Madrid sponda Atletico non la pensano esattamente così. Da quelle parti Perotti lo conoscono bene, dato che il ragazzo di Moreno ha calcato per sei anni i campi della Liga, realizzando nove reti. Non un numero esorbitante, ma le percentuali parlano chiaro: quasi un gol su quattro El Monito l’ha segnato ai Colchoneros. Due marcature, una nella sconfitta casalinga del Siviglia alla prima della stagione 2013/14 e l’altra addirittura nel lontano 2010, in uno splendido 3-1 al Sanchez Pizjuan, condito peraltro da un assist al bacio per Alvaro Negredo. Niente male per uno che nell’immaginario collettivo vede poco la porta. E la rete più recente, seppur ininfluente, è di ottima fattura, con un destro dai venticinque metri, un’arma che l’argentino ha utilizzato poco a Roma, ma che fa parte del suo repertorio.

La chiave per scardinare la difesa degli spagnoli

Sarà lui l’ago della bilancia, la variabile in grado di far saltare il banco e soprattutto le ferree marcature degli spagnoli. Che quando si tratta di coprire movimenti e triangolazioni sono pressochè inespugnabili, ma che, come tutti, si arrendono davanti all’inventiva e alla tecnica individuale nell’uno contro uno. Il piano tattico di Di Francesco può essere prevedibile, ma è potenzialmente molto efficace. Palla alla catena di sinistra, dove l’argentino può dialogare con Kolarov (il più in forma della Roma odierna) e contare sulla protezione di Strootman, che è quello che forse ha meno da temere della rosa giallorossa nello scontro fisico con la mediana dei Colchoneros. Insomma, in un match che si preannuncia complicato la Roma punta su Perotti. L’Atletico è forte, ma si può battere. E i precedenti insegnano: El Monito sa come si fa.