Francesco Cavallini

Di Francesco è sereno, nonostante il debutto in Champions contro l’Atletico Madrid sia di quelli da far tremare le gambe. Ha in mente qualcosa per rendere la vita difficile agli uomini di Simeone. Naturalmente non ha specificato cosa, perchè nessun generale racconterà mai il piano di battaglia ancor prima di sfoderare le armi. Ma ha parlato di idee e di atteggiamento, lasciando intendere che la chiave del match non sarà solo contrastare i ragazzi del Cholo dal punto di vista fisico e dell’intensità. Anche perchè sarebbe pressochè suicida sperare di mantenersi per novanta minuti fisicamente alla pari di una squadra che è celebre soprattutto per il suo approccio atletico alle partite.

Sfruttare a proprio favore l’intensità dell’Atletico

Meglio puntare su altro, su quelle idee che possono volgere improvvisamente i pregi e le caratteristiche dell’Atletico Madrid a favore dei giallorossi. Si potrebbe fare come il Girona, capace di passare in vantaggio per 2-0 contro i Colchoneros (prima di farsi rimontare) con due inzuccate di Stuani, ma per una squadra che gioca prevalentemente palla a terra come la Roma sembra complicato. Oppure, e potrebbe rivelarsi l’opzione migliore, sfruttare proprio la continua aggressività degli avversari. Che non perdono spesso, ma quando gli accade subiscono di frequente una o più reti nel quarto finale del match.

Per quanto ben allenati, gli uomini di Simeone non sono certo dei supereroi e come tutti sentono la fatica, soprattutto quando si avvicina il triplice fischio. Contenere l’Atletico non sarà facile, ma la partita di Liga contro il Valencia dice che è possibile. E quindi per la Roma può essere una buona idea quella di tenere botta cercando di spendere il meno possibile, per poi aumentare i giri del motore in quel frangente dalla partita. Magari sfruttando forze fresche dalla panchina. Qualcuno capace di coniugare tecnica e velocità, di saltare l’uomo e creare superiorità per i compagni. Qualcuno che abbia la sfrontatezza della gioventù, l’ideale per sfidare un avversario blasonato senza farsi spaventare troppo. Insomma, qualcuno come Cengiz Under.

Under nell’ultimo quarto di partita per una Roma arrembante

Il turco, arrivato per circa 14 milioni di euro dall’İstanbul Başakşehir, ha esordito in Serie A nei sette minuti finali del match contro l’Inter, ma da quel momento, complice una sosta inaspettatamente lunga, ha avuto quasi tre settimane per attirare l’attenzione di Di Francesco. Le caratteristiche del ventenne sembrano adattarsi perfettamente ad un’interpretazione della partita votata ad un’accelerazione negli ultimi minuti. Entrando dalla panchina, la velocità del numero 17 può diventare devastante, soprattutto se unita alla tecnica che al Dybala turco non manca di certo e all’inevitabile stanchezza che l’undici avversario a quel punto dovrebbe cominciare a sentire.

In alternativa ci sarebbe El Shaarawy, anche lui in grado di effettuare scatti che sembrano rasoiate. Ma rispetto ad Under, all’azzurro manca il guizzo nel dribbling secco, che contro una squadra perfettamente organizzata può risultare la discriminante decisiva. Per evitare di rimanere incastrati nelle maglie della corazza dei Colchoneros c’è bisogno di inventiva. Quella che può garantire Perotti, il cui obiettivo potrebbe essere quello di sfiancare i diretti avversari, per poi lasciar spazio alla freccia del Mar di Marmara. E chissà che a fine partita non ci possa essere spazio per qualche titolo più simile a un consiglio su una giocata che a una notizia. Roma-Atletico? Facile, Under.