Maurizio Compagnoni

Non occorreva la netta vittoria (nel gioco ancor prima che nel punteggio) contro un incerottato Bologna per convincersi che la Roma è la più accreditata rivale nella corsa verso lo scudetto. Spalletti ha a disposizione un attacco fortissimo, superiore a quello che nel 2010 contese il titolo all’Inter del tripletta. È clamorosa la metamorfosi in positivo di Dzeko. Da attaccante maldestro, imbolsito, quasi una palla al piede per la squadra, si è trasformato in un ariete incontenibile. Il bosniaco ora ha fiducia, ha entusiasmo e autostima. Tenta giocate complicate che un anno fa neanche avrebbe osato immaginare. E poi ci sono i due esterni di attacco, Salah e Perotti. Quando imboccando la serata, come domenica sera contro il Bologna, sono semplicemente devastanti.
Il problema è sulla fase di non possesso. Ma è un problema che Spalletti può risolvere. Davanti alla difesa sta ritrovando il miglior De Rossi, efficace come non accadeva da tempo. E in difesa Spalletti a breve potrebbe passare dall’emergenza all’abbondanza. Il recupero di Rudiger è già una bella iniezione di solidità al reparto arretrato. Con il rientro di Manolas e Mario Rui la difesa potrebbe essere un punto di forza e non più il punto debole. Ora la Roma deve cercare di dare la stessa efficacia che ha all’Olimpico alle sue partite esterne. E vincere anche quando non brilla. Perché il vero segreto, per arrivare allo scudetto, e quello di vincere quando la prestazione latita. Alla Roma questo riesce poche volte.