Redazione

La numerologia è un’arte e dal pomeriggio campano la Roma e il suo capocannoniere Edin Dzeko riportano una cifra ben precisa, il numero 4. Quattro come le reti giallorosse, con cui viene demolito un Benevento non irresistibile e ancora alla ricerca dei primi punti nel calcio dei grandi. Quattro come i difensori della Roma, ancora una volta capaci (assieme ai compagni) di proteggere Alisson e far segnare il clean sheet numero…esatto, quattro, tre volte in campionato e una in Champions League. E quattro come i match giocati in Serie A, tre vittorie ed una sconfitta che ancora brucia contro l’Inter. Il gioco migliora per fluidità, c’è ancora molto da aggiustare (come la presenza sulle seconde palle in attacco), ma il turnover nelle partite con Benevento e Verona dimostra che cambiando l’ordine degli addendi, la somma è sempre la stessa.

Due reti, due autogol provocati, due pali

E quattro è la cifra che sicuramente caratterizza il match di Dzeko. Quattro come le reti che avrebbe segnato, se in due occasioni non ci avessero messo lo zampino prima Lucioni e poi Venuti. Il bosniaco era in agguato e pensare che avrebbe potuto firmare un poker non è un atto di fede, ma una logica conseguenza della prestazione offerta. Ma i gol sarebbero potuti essere sei e, se escludiamo le autoreti dei padroni di casa, di nuovo quattro. Perchè oltre alle reti segnate e causate, ci sono anche due pali, che, ormai si è capito, alla Roma non mancano mai. Due pali diversi ma simili, di potenza, uno di destro e uno di sinistro. Alla faccia di chi dice che Dzeko non è cattivo e non spacca la porta.

La partnership con Kolarov funziona a meraviglia

La squadra gira ed il bosniaco si trova a meraviglia con i compagni, soprattutto con Kolarov. Divisi dalla nazionalità (l’ex laziale è serbo), uniti da un’esperienza piena di successi al Manchester City e da un’affinità in campo che alla Roma ha finora fruttato almeno…quattro reti. Il numero undici ara la fascia e trova in area il compagno di squadra, che sa benissimo quali movimenti fare e dove arriverà la sfera. Oltre ai gol del Vigorito, dove i palloni di Kolarov sono arrivati spesso a pochi metri dalla porta, c’è anche quello contro il Verona, una rasoiata di sinistro del terzino, movimento da rapace dell’area di rigore del centravanti e palla alle spalle del portiere. E con la doppietta di stasera Dzeko arriva a…no, non a quattro, ma a cinque reti stagionali, tutte in campionato, tre all’Olimpico e due in trasferta. Per la seconda volta manca la tripletta, che permetterebbe a papà Edin di portare il pallone a casa al piccolo Dani. Ma se il bomber continua così, le opportunità non mancheranno. Non c’è due senza tre e non c’è tre…senza quattro.