Francesco Cavallini

Bruno Peres torna a Torino per tornare se stesso. O almeno, questo è quello che sperano i tifosi della Roma. Perchè i giallorossi vanno ad affrontare la squadra di Mihajlovic con la consapevolezza che sarà una gara dura, contro un undici coriaceo e ben organizzato. Un Toro che difficilmente perde e che, soprattutto in casa, è stato capace nell’anno solare di imporre il pari quasi tutte le big. Non un weekend di piacere a visitare la Mole quindi per Di Francesco e i suoi, ma un impegno complicato. Ci vorrà il massimo da tutti quelli che scenderanno in campo. E in particolare da Bruno Peres.

Una stagione di luci e ombre

Che in terra sabauda ha vissuto due anni splendidi, riassunti nel coast-to-coast contro la Juventus. Un terzino devastante in fase offensiva, con qualche lacuna quando la palla ce l’hanno gli altri, ma che comunque può rappresentare un’arma importante. Peccato che a Roma questo Bruno Peres si sia visto a sprazzi. La stagione 2016/17 è stata altalenante in quanto a prestazioni, anche perchè l’infortunio di Florenzi lo ha lasciato come unica alternativa sulla destra, costringendolo a scendere sempre in campo anche quando magari avrebbe avuto bisogno di riposare. Con l’arrivo di Di Francesco, il ritorno del terzino della nazionale e l’acquisto di Karsdorp, sembrava non ci fosse più posto per Peres nella nuova Roma.

Lavoro difensivo con Di Francesco

Appunto, sembrava, dato che invece Peres gioca spesso anche in questo inizio di stagione. Apparentemente scende in campo solo perchè Karsdorp deve ancora raggiungere una buona forma fisica e perchè Florenzi è costretto a tappare il buco lasciato sull’esterno destro dalla serie di infortuni giallorossi. Questa, dicevamo, l’apparenza. La realtà è che Di Francesco apprezza il terzino brasiliano ed ha lavorato (tatticamente e psicologicamente) su di lui sin dal primo giorno di ritiro. Diagonali, copertura, movimenti difensivi, tutte cose che il paulista non riusciva a padroneggiare, ma soprattutto fiducia. Perchè in fondo è questo quello che sembra mancare a Bruno Peres. Che a volte dà l’impressione di giocare la sfera con paura, soprattutto nella fase offensiva, che in teoria sarebbe il suo forte.

Alla roma serve il vero Bruno Peres

Si è, volendo utilizzare un neologismo particolarmente caro alla tifoseria romanista, iturbizzato. Sembra cioè soffrire di quella strana sindrome (che all’Olimpico fanno appunto risalire a Iturbe) del calciatore che avrebbe tutti i mezzi a disposizione per fare bene, ma che per voglia di strafare, di dimostrare a tutti il suo valore, dà vita a errori e a giocate confusionarie. Le sue avanzate sulla destra sono atleticamente ineccepibili, ma dal punto di vista tecnico a volte lasciano a desiderare. Ed è qui che si comprende come il blocco di Peres, quello che non gli permette di esprimersi al 100%, sia psicologico, perchè il brasiliano è un calciatore a cui la tecnica di base non è mai mancata. Ecco, il terzino della Roma dovrebbe svegliarsi da questo torpore, anche perchè Karsdorp scalpita. Avrebbe bisogno di una scintilla, di un qualcosa che faccia saltare questo metaforico tappo e che finalmente riesca a liberare il vero Bruno Peres. Magari un bel coast-to-coast. Tanto per non perdere le buone vecchie abitudini.