Francesco Cavallini

L’esultanza è differita, ma la vittoria resta. Ci vogliono tre minuti buoni affinchè il signor Damato convalidi la rete di Federico Fazio, che in mischia regala tre punti che valgono oro a una Roma ben imbrigliata da un Cagliari molto più ordinato che propositivo. Questioni di VAR, che al minuto 93 (sui sei di recupero concessi) conta il doppio. Ma alla fine l’arbitro indica il centrocampo e al triplice fischio tutti i compagni di squadra possono gettarsi sul gigante argentino, protagonista assoluto della partita. Sia nelle retrovie, dove non fa passare neanche uno spillo, che, soprattutto, in zona gol, dove all’ultimo respiro guida, da bravo Comandante, un assalto che sembrava destinato ad infrangersi sul muro sardo.

Fazio, baluardo difensivo…

Quando Fazio getta il pallone in porta, perde improvvisamente la freddezza che lo contraddistingue in fase difensiva. Un baluardo invalicabile, il condottiero di una linea a quattro che dopo la vittoria contro il Cagliari (complici le reti subite da Napoli e Inter), torna a confermarsi la migliore d’Italia, con sole dieci rete subite. I sardi non si affacciano troppo nella metà campo della Roma, ma quando lo fanno devono fare i conti con l’imponenza fisica e l’intelligenza tattica del numero 20. Algido, quasi glaciale nelle chiusure, caldo come un fuoco che arde quando c’è da dare la scossa a una squadra che sembra un po’ intorpidita e spaventata dalla difficoltà di trovare la rete, persino su calcio di rigore.

…e bomber decisivo

E se Dzeko e Schick a volte si pestano i piedi e Perotti pare avere il mirino fisso su un ottimo Cragno, serve qualcosa di estemporaneo per sbloccare un pareggio che sarebbe stato un macigno sul cammino della Roma verso le primissime posizioni. Con una Roma che getta nove calciatori su undici nell’area del Cagliari (esclusi Alisson e Under, che pure sarebbe voluto andare a saltare), ci vuole la zampata di chi i gol dovrebbe evitarli, piuttosto che segnarli, ma che per una sera diventa contemporaneamente scudo e spada giallorossa. E che improvvisamente si trasforma, da buon argentino, in petto de Dios, per una rete che spegne le paure e consegna alla prossima di campionato, la sfida dello Stadium, una Roma non brillante ma che fino agli ultimi minuti non mai ha smesso di crederci.

Serata piena per il VAR

Ultimi minuti che durano un’eternità, non solo per il check sulla rete della Roma. Il VAR Guida e l’AVAR Tonolini hanno infatti avuto una serata abbastanza piena e Guida ha dovuto per ben due volte farsi una bella corsetta verso lo schermo per analizzare i due momenti clou del match. La prima è su un cartellino giallo per simulazione a Dzeko che si trasforma, ad un’occhiata più tecnologica, in un calcio di rigore per fallo di Cragno sull’attaccante della Roma. Ci vogliono tre minuti per decidere, in cui l’estremo difensore del Cagliari si autoconvince a non battezzare un angolo troppo in fretta, diventando così il primo portiere a parare un calcio di rigore a Perotti. Poi il controllo finale sul gol di Fazio, che gela temporaneamente un Olimpico già in festa e Fazio. Che però può godersi la festa dei compagni e ribadire che, una volta ogni tanto, il miglior attacco…è la difesa.