Francesco Cavallini

Quarantadue milioni più otto di bonus, una cifra importante, da far girare la testa. E perfetta per liberarsi per sempre dell’odiosa gogna del Fair Play Finanziario. Certo, viste le cifre di questo folle mercato estivo, la Roma probabilmente avrebbe potuto ottenere di più dal Liverpool per Momo Salah, ma la deadline del trenta giugno non lasciava troppo spazio alle trattative. Soldi ai giallorossi, calciatore ai Reds e tutti, più o meno, felici e contenti.

Le fasi della fine di un amore: la negazione

Salah? Velocista eccezionale, perfetto calciatore da contropiede, ma non adatto a giocare contro difese schierate e con poca freddezza sotto porta. Questo l’andazzo al momento della cessione dell’egiziano. Che comunque a Roma ha lasciato bei ricordi e momenti importanti. Ragazzo benvoluto dai compagni e amato dalla tifoseria, che non vedeva l’ora di ammirare una delle sue accelerazioni. Ma davanti all’eventuale addio di un Nainggolan o di uno Strootman, il giallorosso doc non ha avuto dubbi. Ciao Momo, è il male minore.

La rabbia

Ma la coerenza non è la dote principale del tifoso, a cui basta davvero poco per cambiare idea. Basta per esempio che la nuova Roma di Eusebio Di Francesco ci metta un po’ a carburare. Che la squadra sia pesante sulle gambe, non ancora capace di esprimere un gioco fluido e di creare molto, soprattutto in fase offensiva. Ed ecco che il tarlo della nostalgia comincia a farsi sentire. Eh, quanto ci manca Salah. L’ex romanista, a onor del vero, ci mette del suo. Prestazioni sopra la media, sia in Premier che in Champions. Giocatore del mese in Inghilterra e migliore del primo turno in Europa. Cinque partite, tre reti e due assist. Mentre a Roma il suo sostituto designato (Mahrez) continua a non arrivare o, quando arriva e in realtà si chiama Patrik Schick, non è ancora pronto. Si può giocare a calcio senza Salah? Evidentemente no.

Lo scendere a patti

Ma il tempo passa e con gli allenamenti e le partite (e nonostante l’acquazzone di Genova), la Roma si ritrova. Meccanismi molto più oliati, una forma fisica che cresce di partita in partita e l’emergere di nuovi protagonisti nello scacchiere giallorosso. C’è Kolarov, che ara la fascia sinistra e arma il piede di Dzeko. Defrel, che fa l’ala e il terzino contemporaneamente. Torna Florenzi, che all’occorrenza da esterno destro offre garanzie. Ma soprattutto la squadra assume un’identità di gioco ben precisa. Pressing alto, recupero del pallone, triangolazioni e profondità, ma non in campo aperto. Non esattamente il terreno di gioco preferito di Salah che, imbrigliato dai movimenti del 4-3-3 e dalla necessità di eseguirli alla perfezione, probabilmente avrebbe palesato le difficoltà che alcuni gli imputavano prima del suo addio.

L’accettazione

La Roma ha imparato a giocare senza l’egiziano e anche Dzeko, che nel suo sfogo aveva dichiarato di sentirne la mancanza, non ci ha messo poi molto a trovare fonti alternative da sfruttare per continuare a segnare. L’addio è stato metabolizzato, dalla squadra e dai tifosi. Che di certo ancora sognano gli strappi al fulmicotone di Momo, ma che ormai hanno capito. In fondo, si può giocare a calcio anche senza Salah.