Francesco Cavallini

Diciamolo pure. Con quella faccia un po’ così, sempre sospesa tra il disinteresse e l’arrabbiatura, difficile aspettarsi che potesse attirare simpatie dal primo momento. Se poi al mix si aggiungono tre anni di militanza laziale, con tanto di rete in un derby, meglio non aspettarsi il tappeto rosso all’arrivo. Aleksandar Kolarov ha messo piede a Trigoria tra scetticismo ed aperta contestazione. Da giocatore finito ed ex biancoceleste. Ma ci è voluto poco per far cambiare idea a tutti. È bastato vederlo arare la fascia, crossare e segnare, con la prepotenza (calcisticamente parlando) che lo contraddistingue. E adesso, dopo la rete al Chelsea, è ufficiale: a Roma è scoppiato il Kolalove.

Al posto giusto al momento giusto

Anche perchè da un punto di vista squisitamente tecnico, difficile non innamorarsi di Kolarov. Che interpreta il ruolo del terzino sinistro (e all’occorrenza anche del centrale) con quintalate di personalità e caratteristiche fisiche importanti, che gli permettono di sopperire a mancanze strutturali, che nel computo generale finiscono per non notarsi. Ad esempio il serbo, trentadue anni a novembre, non è esattamente un fulmine di guerra. Il che per un laterale difensivo rischia di essere un problema. Ma il senso innato della posizione e la visione di gioco garantiscono che Kolarov sia (quasi) sempre al posto giusto al momento giusto.

Kolarov e Dzeko, la coppia che piace alla Roma

Per non parlare della progressione. Le sue discese hanno il sapore dell’inevitabilità, come se tutti, pubblico, compagni ed avversari, avessero la sensazione che, costi quel che costi, il serbo porterà a termine la sua missione. Come a Stamford Bridge. Quando, stanco di una partita che stava regalando alla Roma poche soddisfazioni nonostante una buona prestazione, Kolarov ha deciso di far saltare il banco da solo. Avanzata straripante, sinistro (deviato) sotto la traversa e via subito a raccogliere la sfera. E non mettetevi a festeggiare, che c’è da recuperare un 2-1. Detto, fatto, grazie all’amico Dzeko, una vita insieme al City, che in occasione del 2-3 converte a rete un cross al bacio del terzino. E l’esultanza volante tra i due e già icona giallorossa.

Ed è scoppiato l’amore tra il serbo e i tifosi

Come è già icona lui, Aleksandar Kolarov da Belgrado. Entrato nei cuori dei romanisti (e delle romaniste) grazie al fascino indiscreto della concretezza e dei pochi fronzoli. E sui social impazza il Kolalove, con tanto di fotomontaggi, di meme, di video celebrativi. Il fatto che in una vita precedente abbia indossato la maglia dei rivali sembra non interessare più a nessuno. Per non parlare dei dubbi sul valore tecnico del calciatore. E se era buono, lo davano a noi? Evidentemente sì, a cinque milioni di euro, un vero affare da parte di Monchi. Doveva arrivare per non far rimpiangere troppo Emerson Palmieri, ma si è preso la fascia sinistra e la Roma con quella cattiveria (sportiva) che lo rende unico. E la Roma si è presa lui e lo abbraccia, come fa Edin Dzeko in quella foto che spunta ovunque. Kolalove. La Roma e Kolarov. Abbracciati. Tre metri sopra il cielo (e sopra l’erba verde di Stamford Bridge).