Francesco Cavallini

Notte da lupi all’Olimpico. C’entrano poco le temperature, che al momento, classifica alla mano, fanno segnare un +5 che rincuora, soprattutto dato che mancano due partite alla fine del girone. La regina d’Inghilterra si inchina ad una Roma imperiale, che continua nella sua serie positiva, mantiene la porta di Alisson di nuovo imbattuta (nove volte in stagione) e, forse stanca degli 1-0 di campionato, al Chelsea ne fa tre e potrebbe segnarne anche altri. Lo spirito di Londra, per nulla fiaccato dal pareggio finale di Hazard all’andata, torna prepotentemente a galla nella serata che può decidere il girone. La squadra di Conte, esclusa qualche iniziativa nel primo tempo, non è mai pervenuta. Ma non demerito, quanto per merito dei giallorossi.

El Shaarawy canta e porta la croce

Che decidono di iniziare forte, anzi fortissimo. Così forte che al quarantesimo secondo sono già in vantaggio. Merito di Dzeko che come sempre combatte su ogni pallone, ma soprattutto di El Shaarawy. Che è in fiducia e si vede, cerca il numero e, forte della sua innegabile classe, lo trova. Non una quanto due volte, prima da fuori e poi sfruttando un errore della difesa dei Blues. Il Faraone è in grado di cambiare la partita con le sue giocate, ma in questa Roma concreta e compatta canta e porta la croce. Destra, sinistra, importa poco, la prestazione è pressochè perfetta. Due reti, che non possono passare inosservate, ma anche tantissima sostanza. Ad un certo punto si scambia addirittura con Florenzi e fa il terzino, peraltro con ottimi risultati.

Difesa collettiva, ma prestazioni individuali importanti

Sì perchè la Roma, se ne sono accorti tutti, difende bene e difende da squadra. Se Alisson non è molto impegnato è perchè davanti a lui c’è un blocco coeso, che si muove bene e copre ogni spazio con acume tattico e dedizione. Eppure nel quartetto c’è qualcuno che svetta. E non è Fazio, nonostante un match colossale, in tutti i sensi del termine. Su ogni cross del Chelsea, su ogni inserimento dei Blues, si scorge il numero cinque giallorosso. La prestazione di Juan Jesus è lo specchio di quella della Roma. Attenzione costante, spirito di sacrificio e adesione al progetto tattico. Al punto che il brasiliano è primo per passaggi riusciti. E se nella serata di Champions la Roma continua a funzionare in fase difensiva, soprattutto ritrova la brillantezza offensiva. Tre reti e più di qualche occasione per rimpinguare il bottino. Tra gli applausi di Di Francesco.

Di Francesco, l’uomo in più contro il Chelsea

Che di questa Roma è il segreto, ormai neanche più troppo nascosto. La partita la vince lui, con la formazione iniziale, con il suo turnover ragionato in entrambe le competizioni, con l’organizzazione messa in campo dai suoi uomini. A cui il tecnico riesce ad instillare uno spirito quasi testaccino, che nell’ultimo mese o giù di lì ha fatto la differenza. Pochi ghirigori, molta concretezza e soprattutto le cose giuste al momento giusto. La Roma torna a tirare da fuori, e Perotti dalla distanza la porta la vede eccome. La linea difensiva è perfettamente sincronizzata e quelle poche volte in cui viene sorpresa è rapida a chiudere ogni spazio. Il centrocampo, che nelle ultime partite forse era stato il reparto meno brillante, annichilisce quello del Chelsea, bloccando le linee di passaggio e pressando su ogni pallone.

La prestazione della Roma di Di Francesco è pressochè perfetta. L’atteggiamento è quello giusto. Quello del suo tecnico. Che vince lo scontro con Conte e certifica una maturità di squadra che è un segnale importante. La Champions, lo scoglio che sembrava più duro, è finora terra di conquista. Ma la partita fondamentale, in campionato come in Europa, è sempre la prossima. E si può essere quasi certi che Di Francesco sia totalmente d’accordo.