Redazione

Ormai non dovrebbe essere più una sorpresa. Eusebio Di Francesco non è certo un allenatore integralista, in barba a ciò che qualcuno sosteneva prima del suo arrivo sulla panchina giallorossa. Il turnover, massiccio e soprattutto ragionato, che il tecnico della Roma ha varato a inizio stagione sta portando i suoi frutti. A Monchi l’allenatore ha chiesto una rosa lunga, con due alternative per ogni ruolo, l’ha ottenuta e ora la sta sfruttando al massimo della profondità. Quattro cambi tra una formazione e l’altra sono ormai all’ordine del giorno e chiunque scende in campo al posto di un compagno non lo fa rimpiangere. Una bella soddisfazione per Di Francesco e una gran dimostrazione di capacità gestionali, della squadra, ma anche del gruppo.

Schick dall’inizio, ma non solo

E se è vero che forse il match con il Chievo è importante come e più di quello con il Qarabag, è ormai altrettanto assodato che non esiste una Roma di serie A e una di serie B. Lo hanno dimostrato Gerson e Gonalons a Stamford Bridge, potrebbero confermarlo ulteriormente alcune scelte del tecnico per il match del Bentegodi. E se gli occhi di tutti sono puntati su Patrick Schick, ormai recuperato a pieno servizio e desideroso di scendere in campo dal primo minuto, ci sono anche altre situazioni che potrebbero regalare sorprese nell’undici titolare. Anche perchè i giallorossi sono attesi da un tour de force non indifferente, con cinque partite in venti giorni, che, in caso di qualificazione in Coppa Italia potrebbero diventare sette da qui alla sosta.

Di Francesco vuole far riposare qualcuno

Normale dunque che Di Francesco decida di intervenire, soprattutto con la consapevolezza di avere una rosa all’altezza. E con quasi tutti a disposizione (lungodegenti esclusi, più Defrel ancora alle prese con un infortunio al ginocchio), aumenta la possibilità di scegliere e, di riflesso, di poter far ruotare qualcuno degli insostituibili. Come Kolarov, che al minuto 86 del match contro il Qarabag aveva ancora la forza di arare la fascia, ma a cui un turno di riposo non farebbe male. O Florenzi, che ha affrontato due partite consecutive, seppure a distanza di cinque giorni. Ecco dunque che si materializzano i famosi quattro-cinque cambi rispetto alla partita precedente.

E quindi largo ai brasiliani

Quindi Schick, che dovrebbe prendere il posto di El Shaarawy in attacco, magari accentrando un po’ la sua posizione per ruotare intorno a Dzeko. Ma soprattutto Emerson Palmieri, che certamente scenderà in campo per accumulare minuti, ma potrebbe addirittura avere una chance dal primo minuto. E Bruno Peres, che dopo l’esclusione contro la SPAL nonostante la squalifica in Champions e le voci che lo vogliono lontano dalla Capitale, vuole dimostrare a Di Francesco che in questa Roma ci può stare eccome. Ma non finisce qui. Occhio alla variabili impazzita, quel Gerson che ormai può giocare sia in mediana che tra gli esterni d’attacco e che potrebbe a sorpresa sfilare il posto a qualcuno.

Ma ormai per il tifoso romanista il toto-formazione è diventato un semplice esercizio di capacità divinatorie, le panchine inaspettate non sono più fonte di preoccupazione. C’è fiducia (giustificata) nelle scelte di Di Francesco. E le prestazioni della squadra, anzi, dei ventidue titolari, confermano la bontà del metodo.