Francesco Cavallini

Pian piano, molto lentamente, la coltre di fumo quasi zemaniana che avvolgeva la figura di Eusebio Di Francesco si sta diradando. E dalla serie di vittorie di misura, di carattere e da una difesa che sembra non volerne sapere di subire gol, spunta un volto. Una mascella importante, uno sguardo austero e tanta mentalità vincente. Sotto le spoglie del tecnico della Roma, pare celarsi un allenatore del passato. Un tecnico che Di Francesco ha conosciuto molto bene quando faceva ancora il calciatore. Quel Fabio Capello che ha portato nella Capitale l’ultimo scudetto a tinte giallorosse.

Una Roma con il limitatore di velocità

Su questa Roma spunta l’ombra di Capello, che a metterla così sembra quasi che la panchina di Di Francesco traballi e che il tecnico di Pieris sia pronto a lasciare la Cina per tornare sotto al Colosseo. Niente di tutto ciò, il tecnico abruzzese è solidamente in sella e continua sulla strada verso la creazione della sua Roma. Che lotta, soffre, che potrebbe fare molto di più e che a volte sembra quasi avere inserito il limitatore di velocità, ma che alla fine, di riffa o di raffa, porta a casa il risultato. Proprio come faceva la Roma di Capello. Anche col Crotone, un avversario teoricamente agevole, va così. Comincia bene, con un rigore realizzato da Perotti, poi si perde in un bicchier d’acqua. Certo, come contro il Torino Alisson passa la serata ad abbronzarsi sotto i riflettori, ma da quell’1-0 il risultato non si schioda.

La difesa è la migliore della Serie A

Poco male, perchè i tre punti arrivano e permettono alla Roma di fare il grande balzo in avanti, comunque ancora tarpato dalla partita in meno. Portando via da Marassi i tre punti nel recupero contro la Samp, la squadra giallorossa sarebbe perfettamente in linea con le prime quattro in classifica, ad un punto da Juventus e Lazio, due dall’Inter e quattro dal Napoli capolista. E per Di Francesco si tratterebbe del miglior esordio di un allenatore sulla panchina capitolina. Le vittorie di misura regalano anche il solitamente benaugurante primato nella classifica dei gol subiti, fermi a cinque. La squadra va a segno con più difficoltà, questo è innegabile, ma rispetto allo scorso ha incassato ben sette reti in meno e ha solo un punto di differenza (22 contro i 21 attuali), ma con un match ancora da disputare.

Di Francesco, una pragmaticità inaspettata mutuata da Capello

Non è la Roma che ci si aspettava, non ancora. Non è scattante e frizzante come suggeriva il background tattico di Di Francesco, ma nonostante questo è comunque efficace. È un carro armato, che lentamente ma inesorabilmente schiaccia gli avversari sotto il peso del proprio valore tecnico. A volte risolve tutto la punizione di Kolarov, altre è la giocata a regalare l’occasione propizia per andare in vantaggio e, come dicevano gli inglesi, chiudere bottega. Viene da chiedersi cosa potrebbe accadere nel momento in cui i meccanismi saranno ben oliati e la condizione fisica, ottima sul fondo ma ancora indietro per ciò che riguarda la brillantezza e lo scatto, coadiuverà lo sforzo dei giallorossi. Ma la Roma non ci pensa e soprattutto non ci pensa Di Francesco. Che da Zeman ha imparato molto, ma che per quel che riguarda la sua inaspettata pragmaticità è andato a scuola da un Maestro d’eccezione, Fabio Capello da Pieris. E che, come il friulano, scuote la testa ed ha già cominciato a pensare a come portare la prossima partita. Col fioretto o con la sciabola, poco importa.