Francesco Cavallini

Eusebio Di Francesco, il re del turnover, il console della Democrazia Romanista. L’allenatore che la rosa da 22 elementi la usa in profondità, andando a pescare ogni calciatore a disposizione per schierare il suo undici. Undici come le formazioni diverse utilizzate in dodici partite, partendo dal presupposto che con l’inserimento di Karsdorp dal primo minuto contro il Crotone, la lista dei titolari sarà comunque diversa da qualsiasi altra in questa stagione. Ma in questo tourbillon di nomi e moduli (alla faccia di chi gli dava dell’integralista), c’è qualche figura che, infortuni permettendo, è pressochè certa di ricevere una maglia nella maggior parte dei match. Escludendo ovviamente dalla lista Alisson, i numeri parlano chiaro: Manolas, Kolarov, Nainggolan e Dzeko giocano. Per gli altri, poi si vede. Ma perchè proprio loro?

Dzeko e Kolarov, due registi per Di Francesco

Cominciamo dal duo balcanico, ormai coppia di fatto dopo anni passati assieme al Manchester City, con un’affinità ora rinverdita anche in maglia giallorossa. A parte l’enorme contributo numerico tra reti e assist, Kolarov e Dzeko condividono una qualità che li rende indispensabili nello scacchiere tattico di Di Francesco. A modo loro e seppur in maniera atipica, sono due registi, figura che attualmente nel centrocampo giallorosso non è prevista. E non è infatti raro che, soprattutto in assenza di Fazio (che può impostare dalle retrovie), l’azione della Roma si sviluppi dalla sinistra con palla a Kolarov per lo scambio con Perotti, o che si vadano a cercare i centimetri di Dzeko per far salire la squadra. Metodi alternativi per superare il primo pressing senza troppi problemi e di potersi poi distendere, utilissimi per una squadra che ha bisogno di occupare la metà campo avversaria per sviluppare a fondo le sue trame di gioco.

Nainggolan, il moto perpetuo della mediana

Quando la Roma ha preso possesso della metà campo avversaria, serve qualcuno il cui dinamismo offra soluzioni capaci di spezzare un ritmo di possesso palla che a volte, come è naturale che sia, si fa monotono e prevedibile. Quel qualcuno ha un numero, il 4, ed un nome, Radja Nainggolan. Che nel centrocampo giallorosso è in grado di essere tutto ed il contrario di tutto, di attaccarsi alle caviglie avversarie come un mediano o di lanciarsi nello spazio come il migliore degli incursori. Spesso è possibile trovarlo sulle due fasce nel giro di una manciata di secondi, con compiti di supporto o votato a puntare la linea difensiva altrui. Facile capire perchè Di Francesco non ci rinunci neanche sotto tortura, il Ninja gioca e corre per tre.

Manolas, l’uomo dei recuperi

Ma quando questa Roma perde palla e si scopre alle ripartenze, arriva il quarto membro dei club dei titolarissimi. Kostas Manolas è il classico ultimo uomo e se non lo è, il suo compito è tornare ad esserlo nel minor tempo possibile. I recuperi, la sua specialità, che diventano ancora più importante quando una squadra, come quella giallorossa, gioca con la linea difensiva molto alta. Chi riesce a scappare dalla finora ottima trappola del fuorigioco messa in pratica dagli uomini di Di Francesco, sa che dovrà fare i conti con la velocità con cui il greco divora il campo. Manolas contro il Crotone non ci sarà, ma è pronto a tornare già dal match contro il Chelsea.

Insomma, i teorici sostituti di questi quattro faranno meglio a mettersi l’anima in pace e ad accettare di giocare un po’ meno di chi gli sta intorno. Perchè anche nella democrazia romanista, c’è qualcuno che è più uguale degli altri.